Tra le prime sessioni e quelle tarde il livello ontologico dell’agreement e il livello fisico del danno vengono progressivamente articolati con maggiore distinzione.
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MONOGRAFIE
9. La sessualità secondo Elias
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 9
“The individuals that choose to be involved directly with this sort of situation have created an agreement to be carrying out this action.”
«Gli individui che scelgono di essere direttamente coinvolti in questo tipo di situazione hanno creato un accordo per realizzare questa azione.»
— Elias, Sessione 195
1. Il problema: non confondere accordo e consenso
Nel corpus di Elias il tema della violenza pone una difficoltà particolare perché vengono usati, su piani differenti, termini che nel linguaggio ordinario tendiamo facilmente a sovrapporre. Elias parla di agreement (accordo), di scelta, di vittima e autore dell’atto, di violenza, di danno e, nelle fonti tarde, di abuso e trauma. Questi termini non possono essere trattati come se indicassero un unico livello dell’esperienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 171, 195, 255, 1767, 202010201.]
Il primo discrimine da stabilire è quindi questo: l’agreement di cui Elias parla nelle sessioni antiche non equivale al consenso oggettivo espresso dal focus nell’interazione fisica. Quando descrive omicidi, stupri e altre azioni violente come esperienze concordate, colloca l’accordo al livello dell’Essenza e della configurazione dell’esperienza; non afferma che i protagonisti, nella loro attenzione oggettiva, abbiano preventivamente deciso o consapevolmente consentito ciò che avverrà. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195.]
Ne consegue che quattro elementi devono essere mantenuti distinti:
agreement dell’Essenza ≠ consenso oggettivo del focus ≠ assenza di violenza ≠ assenza di danno.
Questa formulazione è editoriale, ma permette di conservare insieme affermazioni del corpus che altrimenti sembrerebbero inconciliabili.
2. Sessione 15: anche la violenza può appartenere a un agreement
La Sessione 15 contiene una delle formulazioni più esplicite sull’origine dell’agreement. Elias sta parlando di comportamenti distruttivi e afferma che, quando una manifestazione distruttiva rivolta all’esterno coinvolge altre Essenze, essa «must be agreed upon before» — deve essere concordata in precedenza. Subito dopo aggiunge che un’Essenza può scegliere e stabilire accordi «to be destructive or violent» — per essere distruttiva o violenta — in quella particolare esperienza. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
L’accordo non è presentato come immutabile. Elias precisa che un’Essenza può cambiare scelta e che, quando ciò accade, la variazione è immediatamente conosciuta e accolta dall’altra Essenza coinvolta. La possibilità alternativa era già presente come probabilità. L’agreement, quindi, non equivale a predestinazione né a un contratto irrevocabile. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Ma il punto decisivo per il nostro problema è un altro: la violenza non esclude l’accordo. Nella stessa sessione Elias include esplicitamente violenza, distruzione e hurtfulness (azione dannosa) fra le esperienze che possono coinvolgere accordi fra Essenze. Perciò non è possibile interpretare le successive distinzioni della Sessione 255 nel senso che «se c’è violenza, non c’è agreement». [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
3. Sessione 195: omicidio e stupro come esperienze concordate
La Sessione 195 rende ancora più esplicito questo punto. L’interlocutrice ricorda a Elias che egli aveva descritto gli atti violenti — nominando direttamente omicidi e stupri — come «agreements of essences for the experience of it», accordi fra Essenze per farne esperienza, e domanda se ciò valga anche per coloro che vi sono direttamente coinvolti. [Raccordo editoriale — Sessione 195.]
Elias risponde «in a manner of speaking» (in un certo senso) e precisa che gli individui direttamente coinvolti «have created an agreement to be carrying out this action» — hanno creato un accordo per realizzare quell’azione. Aggiunge che anche coloro che vengono coinvolti attorno all’evento si attirano verso quell’esperienza secondo il proprio value fulfillment (realizzazione del proprio valore). [Raccordo editoriale — Sessione 195.]
Poco dopo Elias ritorna sugli atti violenti e afferma che gli individui che vi partecipano «are in agreement for their experience» — sono in accordo per la loro esperienza. Anche qui, quindi, violenza e agreement non sono categorie opposte. L’accordo appartiene alla configurazione dell’esperienza a livello di Essenza, mentre nel focus fisico i protagonisti possono viverla attraverso ruoli radicalmente differenti. [Raccordo editoriale — Sessione 195.]
Questa fonte impedisce di fare della violenza il criterio che separa le esperienze concordate da quelle non concordate. Il problema diventa diverso: 👉 come può un’esperienza concordata a livello dell’Essenza manifestarsi, nel focus, come violenza subita o esercitata?
4. Sessione 255: due situazioni diverse, ma non accordo contro non-accordo
È alla luce delle Sessioni 15 e 195 che deve essere riletta la Sessione 255. Quando l’interlocutrice domanda se un bambino possa avere un’interazione sessuale con un adulto senza conseguenze psicologiche qualora non siano attive credenze di vergogna e di errore, Elias risponde affermativamente. Alla domanda successiva — se si stia parlando anche di casi in cui qualcuno si impone sul bambino e lo ferisce — Elias risponde: «I am not speaking of what you term to be violent acts» — non sto parlando di ciò che voi definite atti violenti. Aggiunge che questa sarebbe «a different situation» e la descrive come «a choice of a victim and a perpetrator» — una scelta di una vittima e di un autore dell’atto. [Raccordo editoriale — Sessione 255.]
Questa distinzione è reale e non va attenuata: Elias separa l’interazione sessuale che sta descrivendo dall’atto violento imposto. Ma, alla luce delle fonti precedenti, non possiamo interpretare la differenza come assenza di agreement nella violenza. Elias aveva già affermato esplicitamente che anche omicidi, stupri e atti violenti possono essere esperienze concordate fra Essenze. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195, 255.]
Il discrimine nella 255 è quindi il tipo di manifestazione fisica dell’esperienza, non la presenza o assenza dell’accordo ontologico: un’interazione non violenta e un atto di imposizione violenta non sono la stessa esperienza, anche se entrambe, nel sistema metafisico di Elias, possono rientrare in configurazioni di agreement. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195, 255.]
La particolarità della 255 diventa ancora più evidente pochi istanti dopo. Dopo avere usato i termini victim (vittima) e perpetrator (autore dell’atto) per distinguere la situazione violenta, Elias afferma: «There are no victims» — non ci sono vittime. Alla domanda «nothing happens without an agreement?» — nulla accade senza un accordo? — risponde «Correct». [Raccordo editoriale — Sessione 255.]
Le due formulazioni non devono essere appiattite. Sul piano della manifestazione fisica Elias può parlare dei ruoli di vittima e autore dell’atto; sul piano metafisico nega che l’individuo sia una vittima assoluta di un evento totalmente estraneo alla propria creazione. È precisamente la sovrapposizione di questi due livelli a rendere la formulazione antica così difficile.
5. Agreement dell’Essenza e attenzione oggettiva del focus
Le Sessioni 15 e 195 consentono anche di precisare chi «accorda» l’esperienza. Il linguaggio è esplicito: Elias parla di Essenze che stabiliscono accordi, di un’Essenza che può cambiare scelta e dell’altra Essenza che riconosce immediatamente quel cambiamento. Nella 195 la domanda stessa formula il problema come agreements of essences (accordi fra Essenze). [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195.]
Questo non significa che Essenza e focus siano due soggetti separati. Nel sistema di Elias il focus è un’attenzione dell’Essenza. Significa però che l’accordo non deve essere attribuito automaticamente alla consapevolezza oggettiva del focus. Una persona può non sapere, non ricordare e non riconoscere alcun accordo; può opporsi all’esperienza, rifiutarla e viverla come violazione. Ciò non contraddice, nel quadro metafisico di Elias, l’affermazione che l’esperienza appartenga a una configurazione concordata a un livello più ampio dell’Essenza. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195.]
Per questa ragione la parola agreement non può essere tradotta concettualmente come «consenso». Il consenso appartiene all’interazione oggettiva fra focus: indica ciò che una persona vuole, accetta, rifiuta o non è nelle condizioni di accettare. L’agreement eliasiano appartiene invece alla configurazione metafisica dell’esperienza. Confondere i due livelli trasformerebbe una tesi sull’Essenza in un’affermazione che Elias non formula: che chi subisce una violenza abbia oggettivamente acconsentito a subirla. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195, 255.]
6. La violenza: accordata e tuttavia violenza
Questo conduce al nodo più difficile. Se anche l’atto violento può appartenere a un agreement, l’accordo non elimina la qualità dell’esperienza vissuta nel focus. Un omicidio rimane un omicidio, uno stupro rimane un atto violento, una pressione rimane pressione. L’agreement non modifica retroattivamente la forma fisica dell’evento: la colloca in una diversa cornice ontologica. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195.]
La Sessione 15 aggiunge un altro elemento. Elias distingue fra alcune manifestazioni violente prodotte da blocchi di impulsi ed emozioni e altre situazioni in cui una violenza viene creata semplicemente «to experience that situation» — per fare esperienza di quella situazione. Non offre quindi una causa unica della violenza. In alcuni casi la collega a blocchi e distorsioni dell’espressione; in altri parla direttamente della scelta dell’esperienza violenta da parte delle Essenze coinvolte. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Questo impedisce anche una seconda semplificazione: non possiamo concludere che ogni violenza sia esclusivamente il prodotto di un focus incapace di riconoscere sé stesso. Il corpus antico ammette certamente violenze collegate a blocchi, ma ammette anche esperienze di violenza scelte in quanto esperienze. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

Resta invece presente una direzione generale: nella stessa Sessione 15 Elias afferma che, con una maggiore incorporazione della consapevolezza dell’Essenza nel focus, determinate espressioni di violenza e negatività diverrebbero «unnecessary» (non necessarie). (Ovvero in presenza di maggior comprensione nel complesso Essenza-focus, ndr) Questo introduce una relazione fra ampliamento della consapevolezza e diminuzione della necessità della violenza, ma non autorizza a ridurre retroattivamente ogni atto violento a semplice inconsapevolezza. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
7. Sessione 1767: sul piano del focus il rifiuto resta rifiuto
La Sessione 1767 mostra con particolare chiarezza perché agreement e consenso non possano essere identificati. Una donna racconta che il partner insiste per determinate esperienze sessuali che lei non desidera e che, sotto pressione, talvolta finisce per cedere. Elias non le chiede di riconoscere un ipotetico accordo metafisico con il partner. Porta invece l’attenzione su ciò che lei vuole, sulle proprie preferences (preferenze) e sulla propria autodirezione. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]
Elias distingue cooperation (cooperazione) da acquiescence (accondiscendenza): cooperare non significa cedere alla direzione dell’altro. Invita l’interlocutrice a non permettere che il partner determini le sue scelte e le ricorda che può allontanarsi dalla situazione. L’eventuale reazione dell’altro non è sua responsabilità. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]
Questo passaggio non annulla la metafisica dell’agreement. Mostra invece che,
— all’interno dell’esperienza oggettiva del focus, la propria preferenza, il proprio rifiuto e la propria direzione mantengono pieno significato.
— Un accordo fra Essenze non costituisce, nel comportamento quotidiano, un motivo per ignorare il «no» del focus o per accondiscendere alla pressione dell’altro. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195, 1767.]
8. Sessione 202010201: trauma, abuso e comportamento dannoso
Nella Sessione 202010201 il lessico cambia sensibilmente. Elias parla esplicitamente di bambini abusati, di trauma (trauma), di esperienze che possono essere inflicted (inflitte) e di individui che occupano le posizioni di victim (vittima) e perpetrator (autore dell’atto). Arriva a osservare che un bambino abusato può riprodurre a sua volta con altri bambini ciò che ha subito, aggiungendo ulteriore trauma e colpa all’esperienza originaria. [Raccordo editoriale — Sessione 202010201.]
La realtà del trauma non viene qui attribuita semplicemente alla convinzione che l’atto fosse «sbagliato». Elias parla di trauma come esperienza che produce conseguenze e influenza e descrive comportamenti che possono essere realmente harmful (dannosi). [Raccordo editoriale — Sessione 202010201.]
Nello stesso passaggio conserva però un altro elemento caratteristico del suo insegnamento: «there is no fault and there is no blame» — non vi è colpa e non vi è colpevolizzazione. E immediatamente aggiunge: «There also is not excusing» — non vi è neppure giustificazione. Non colpevolizzare l’individuo non significa scusare il comportamento che produce danno. [Raccordo editoriale — Sessione 202010201.]
La distinzione è decisiva. La comprensione della percezione di chi agisce non cancella il danno prodotto dalla sua azione. Elias arriva anzi a spiegare che una persona può produrre un danno grave senza percepire ciò che compie come dannoso, perché la sua stessa percezione configura diversamente l’altro e l’azione. La spiegazione della percezione dell’autore non diventa quindi assoluzione dell’atto. [Raccordo editoriale — Sessione 202010201.]
9. Che cosa cambia e che cosa non sappiamo se cambi
Fra le prime formulazioni e quelle del 2020 esiste una differenza reale di linguaggio e di accento. Nelle Sessioni 15, 171, 195 e 255 domina la prospettiva dell’Essenza: esperienza, scelta, accordo, assenza di bene e male assoluti. Nella fonte tarda vengono nominati con molta maggiore nettezza trauma, abuso, vittima, autore dell’atto e comportamento dannoso. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 171, 195, 255, 202010201.]
Non abbiamo però, nel corpus verificato, una dichiarazione di Elias secondo cui il principio dell’agreement fra Essenze sarebbe stato abbandonato o ritrattato. Perciò non possiamo costruire una progressione semplice:
prima: agreement → poi: non agreement.
Le fonti non la sostengono.
La ricostruzione più prudente è diversa: il livello ontologico dell’agreement e il livello fisico del danno vengono progressivamente articolati con maggiore distinzione. Nel 2020 Elias può parlare apertamente di vittima, abuso e trauma senza, nel passaggio verificato, formulare una revoca della precedente concezione metafisica dell’accordo. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195, 202010201.]
Rimane quindi una domanda aperta che il corpus dovrà eventualmente approfondire: in che modo Elias articola, nelle fonti mature, l’agreement dell’Essenza con il trauma e la violazione vissuti oggettivamente dal focus? Le fonti qui verificate consentono di distinguere i livelli, ma non autorizzano ancora a descrivere con precisione il meccanismo che li collega.
10. Il punto acquisito
Possiamo ora formulare con maggiore precisione ciò che il corpus consente di sostenere. La violenza non è il discrimine fra esperienze concordate e non concordate: Elias afferma esplicitamente che anche omicidi, stupri, distruzione e altre esperienze violente possono appartenere ad agreements fra Essenze. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195.]
L’agreement non equivale al consenso oggettivo del focus. È collocato a un livello più ampio dell’Essenza e può non essere conosciuto o riconosciuto dall’attenzione oggettiva coinvolta nell’esperienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 15, 195.]
La presenza dell’agreement non trasforma la violenza in non-violenza e non cancella il danno. Nel corpus tardo Elias riconosce esplicitamente abuso, trauma, vittima, autore dell’atto e harmful behavior (comportamento dannoso). [Raccordo editoriale — Sessione 202010201.]
Infine, il non-judgment (non giudizio) non equivale alla giustificazione: «there is no fault and there is no blame», ma «there also is not excusing». «Non c’è colpa e non c’è biasimo», ma «non ci sono nemmeno scuse». [Raccordo editoriale — Sessione 202010201.]
La struttura che emerge è quindi più complessa di un’alternativa fra «accordo» e «violenza»:
agreement dell’Essenza
↕
esperienza e scelta del focus
↕
consenso o rifiuto oggettivo nell’interazione
↕
eventuale violenza, abuso, trauma e danno
Questi livelli appartengono alla stessa esperienza, ma non sono sinonimi. È precisamente la loro distinzione a impedire sia di utilizzare la metafisica dell’agreement come giustificazione della violenza, sia di eliminare dal sistema di Elias l’affermazione — difficile ma documentata — secondo cui anche esperienze violente possono essere configurate attraverso accordi fra Essenze.
Sessioni principali
15 · 171 · 195 · 255 · 1767 · 202010201
Nota editoriale: «consenso oggettivo» e «livello ontologico dell’accordo» sono formulazioni editoriali impiegate per distinguere piani che nel corpus vengono descritti con lessici differenti. Non sono espressioni tecniche introdotte da Elias.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
