Elias distingue l’intento del focus dalle preferenze dell’Essenza e afferma che il focus sceglie il proprio intento.
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MONOGRAFIE
41. Il divenire della consapevolezza
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 2
“each focus is individual and holds its own integrity.”
«Ogni focus è individuale e conserva la propria integrità.»
Elias — Sessione 135, 24 novembre 1996. Traduzione italiana redazionale.
Da quale idea di noi stessi partiamo?
Nel primo capitolo abbiamo incontrato una difficoltà: spiegare il dolore come esperienza dell’Essenza può lasciare l’individuo nella posizione di chi soffre per un altro. Per affrontarla occorre chiarire il rapporto fra chi vive una determinata esistenza e ciò che Elias chiama Essenza. Anche il linguaggio può suggerire una distanza che stiamo cercando di comprendere: diciamo «la mia Essenza» come se indicassimo qualcuno cui apparteniamo, ma che rimane altrove. Nella sessione 784 Elias contesta proprio questa separazione quando Joseph gli presenta l’immagine di un’Essenza che fa esperienza a spese dei suoi focus. [Raccordo editoriale — Sessione 784.]
La domanda «chi vive?» precede quindi quella sul valore dell’esperienza. Se immaginiamo il focus come un esecutore e l’Essenza come il destinatario delle sue esperienze, la ricerca prende una certa direzione. Se invece il focus è una modalità individuale dell’esperire della coscienza, cambia il rapporto da esaminare. Dovremo comprendere come una vita singolare appartenga a una realtà più ampia conservando la propria individualità. Questa è la questione che guiderà il capitolo. [Impostazione editoriale — Sessioni 135, 758 e 1879.]
Coscienza ed Essenza
Nella sessione 147 Elias respinge l’immagine di un’entità originaria che produca altre entità come oggetti separati. Il termine Essenza serve a identificare un tono della coscienza, con una direzione e un intento di manifestazione. Nella 758 precisa questa distinzione attraverso i toni di personalità e gli insiemi di attenzioni. Possiamo dunque parlare di Essenze differenti, ma la distinzione non introduce un confine che separi ciascuna dalla coscienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 147 e 758.]
La parola «tono» designa una specificità dell’individualità. Non va ridotta a un suono fisico o a un nome: Elias ne considera approssimativa la traduzione nel linguaggio ordinario. Essa permette di distinguere una particolare identità senza farne un essere isolato. [Raccordo editoriale — Sessione 147.]
Nella 758 Joe domanda chi sperimenti effettivamente: la singola attenzione oppure la coscienza nel suo insieme. Elias risponde che la coscienza, nella propria attività di esperire se stessa e la propria creatività, crea attenzioni per esplorare il proprio essere. Questa risposta colloca la molteplicità dentro l’esperienza stessa della coscienza. Le attenzioni sono il modo in cui tale esplorazione si esprime concretamente. [Raccordo editoriale — Sessione 758.]
Il focus: una specifica attenzione
Il termine inglese focus indica una focalizzazione dell’attenzione. Nella sessione 770 Elias distingue fra l’attenzione che costituisce il focus e l’essere attenti a esso. La differenza è sostanziale: essere un’attenzione dell’Essenza non significa semplicemente essere un oggetto sul quale essa posa lo sguardo. Il focus esiste in quanto attenzione, non soltanto perché viene osservato. [Raccordo editoriale — Sessione 770.]

Joe prova allora a immaginare l’Essenza mentre passa da una vita all’altra. Elias corregge la successione introdotta da questo ragionamento: l’attenzione è mantenuta con i focus simultaneamente. Nello stesso dialogo distingue ulteriori casi di aspetti proiettati, che non vanno confusi con il quadro generale appena descritto. Per comprendere una vita individuale, dunque, non serve immaginare un osservatore che la abbandona temporaneamente per occuparsi di un’altra. [Raccordo editoriale — Sessione 770.]
La sessione 324 propone l’immagine di una stanza con molti televisori, ognuno dei quali mostra una vicenda differente. Elias la usa per avvicinare l’idea della pluralità dei focus e della consapevolezza simultanea dell’Essenza. Precisa che essa è anche interattiva con le proprie focalizzazioni. Il valore dell’immagine sta nella compresenza delle esperienze; prenderla alla lettera, come se le vite fossero spettacoli davanti a uno spettatore esterno, introdurrebbe nuovamente la separazione. [Raccordo editoriale — Sessione 324; limite editoriale dell’analogia.]
L’individualità rimane
Questa appartenenza non comporta che il focus perda la propria identità. Nella sessione 135 Reta domanda se le diverse focalizzazioni vengano infine raccolte e riassorbite in un’unica Essenza. Elias afferma di essere consapevole e partecipe dei propri focus, ma precisa che ognuno conserva individualità e integrità. Il rapporto con la totalità non viene descritto come una futura dissoluzione della singolarità. [Raccordo editoriale — Sessione 135.]
Occorre conservare entrambe le proposizioni: il focus non è separato dall’Essenza e il focus è individuale. Dire che una vita partecipa all’esperienza dell’Essenza deve continuare a indicare quella vita, nella sua particolarità. L’appartenenza alla totalità non rende intercambiabili le singole esperienze. [Raccordo editoriale — Sessione 135.]
Nella sessione 1879 questa individualità ha anche una dimensione attiva: Elias distingue l’intento del focus dalle preferenze dell’Essenza e afferma che il focus sceglie il proprio intento. L’esistenza concreta possiede una propria direzione; l’individuo non è descritto come il semplice esecutore di un programma altrui. [Raccordo editoriale — Sessione 1879.]
Essere l’Essenza e sapere di esserlo
Se il focus è un’espressione dell’Essenza, perché nella vita quotidiana non è consapevole delle altre focalizzazioni della stessa Essenza? Nella sessione 142, Elias distingue la consapevolezza soggettiva da ciò che l’individuo riconosce coscientemente.
👉 Sul piano soggettivo, il focus è consapevole delle altre focalizzazioni; nella vita ordinaria, però, questa consapevolezza non si traduce necessariamente in pensieri, ricordi o informazioni riconoscibili. Essere intimamente connessi alle altre espressioni dell’Essenza, dunque, non significa sapere coscientemente quali siano e che cosa stiano vivendo. [Raccordo editoriale — Sessione 142.]
Nella 147 Elias può pertanto affermare che il singolo focus è anche l’intera Essenza e parlare, nello stesso contesto, di un’apertura nella quale l’individuo riconosce di essere più di quanto abitualmente vede di sé. Qui si distinguono ciò che si è e ciò di cui si diviene consapevoli nella focalizzazione presente. La distinzione non esaurisce il problema del conoscere, ma evita di dedurre dall’appartenenza alla totalità una consapevolezza oggettiva già completa. [Raccordo editoriale — Sessione 147.]
L’esperienza non è un pacchetto da consegnare
Sempre nella sessione 1879, Marta propone che non vi sia separazione fra chi sperimenta e l’esperienza, ed Elias conferma. Quando lei descrive l’individualità attraverso l’unicità dell’esperire, egli aggiunge la personalità. Il passo aiuta a correggere l’immagine di un focus che raccoglie esperienze per poi consegnarle all’Essenza: quella metafora separa il vissuto da chi lo vive e introduce un destinatario esterno. Questa è una nostra conseguenza interpretativa del dialogo. [Raccordo editoriale — Sessione 1879.]
Possiamo allora formulare così il rapporto: il focus vive quella determinata esistenza; l’Essenza è consapevole e partecipe delle proprie focalizzazioni; la coscienza si esprime attraverso queste attività. Sono descrizioni collegate, che mantengono differenze di attenzione e consapevolezza. Non dimostrano ancora come una particolare comprensione maturi, ma indicano perché sarebbe inadeguato cercarla soltanto in un trasferimento di informazioni fra soggetti separati. [Sintesi editoriale — Sessioni 324, 758 e 1879.]
Che cosa cambia nella domanda sul dolore
Per il nostro tema, questo chiarimento ha una conseguenza precisa. Il dolore del focus non può essere collocato all’esterno dell’Essenza come un costo sostenuto da qualcun altro. Allo stesso tempo, l’appartenenza all’Essenza non cancella il punto di vista individuale dal quale quella sofferenza è vissuta. La non separazione corregge la rappresentazione del rapporto, ma non offre da sola una risposta completa sul senso del soffrire. [Raccordo editoriale — Sessioni 135 e 784.]
La difficoltà espressa da Steve nella sessione 1671 rimane significativa: egli percepisce uno scarto fra il desiderio cosciente di stare bene e ciò che continua a vivere. Elias gli parla di informazioni che sta offrendo a se stesso. La questione diventa allora concreta:
— che cosa l’individuo può comprendere di sé attraverso quell’esperienza?
— E in quale senso questa comprensione riguarda anche l’Essenza, se focus ed Essenza non sono due esseri separati? [Raccordo editoriale e domanda di ricerca — Sessione 1671.]
Abbiamo così precisato chi è coinvolto, senza attribuire alla sofferenza una funzione già dimostrata. Il passaggio successivo riguarda il conoscere: come distinguere la consapevolezza che appartiene alla coscienza dal divenire consapevoli di un particolare aspetto di sé attraverso l’esperienza? Su questa distinzione si concentrerà il prossimo capitolo. [Raccordo editoriale — Sessioni 142 e 549.]
Fonti e attribuzioni
Le formulazioni di raccordo e le conseguenze interpretative sono indicate come tali. I riferimenti rinviano alle trascrizioni pubblicate; la metafora dei televisori e la distinzione sull’attenzione vanno lette nei rispettivi dialoghi, senza assumerle come descrizioni fisiche dell’Essenza.
- Sessione 135 — 24 novembre 1996: individualità e integrità dei focus.
- Sessione 142: consapevolezza soggettiva e simultanea.
- Sessione 147 — 12 gennaio 1997: tono dell’Essenza; appartenenza e riconoscimento.
- Sessione 324 — 23 settembre 1998: compresenza e interazione dei focus; analogia dei televisori.
- Sessione 549 — 20 gennaio 2000: distinzione fra essere e ampliamento della consapevolezza.
- Sessione 758: Essenza, personalità e direzioni dell’attenzione.
- Sessione 770 — 1 febbraio 2001: attenzione costitutiva del focus ed essere attenti a esso.
- Sessione 784 — 22 febbraio 2001: sofferenza e rappresentazione dell’Essenza come entità separata.
- Sessione 1671 — 8 dicembre 2004: sofferenza persistente e comunicazione a se stessi.
- Sessione 1879 — 3 dicembre 2005: intento del focus, esperienza e individualità.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

“Elias afferma di essere consapevole e partecipe dei propri focus, ma precisa che ognuno conserva individualità e integrità. Il rapporto con la totalità non viene descritto come una futura dissoluzione della singolarità.
Lo stesso appare nell’insegnamento del CF .
Le indicidualità, nel processo di fusione, non perdono le caratteristiche proprie.