Cerchio Firenze 77: l’Uno e i molti 20


L’Uno «esiste» perché esistono «i molti», ed «i molti» esistono perché esiste l’Uno. Chi sono «i molti»? Sono le individualità. E perché io ho legato le individualità alle Manifestazioni cosmiche? Allora le individualità non sono sempre esistite?

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La sola contemplazione nel vasto deserto

L’estate in un luogo come l’Eremo dal silenzio è una stagione molto particolare: fatte salve le ore del mattino più fresche, bisogna poi rifugiarsi in casa perché le temperature sono troppo alte.

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Il sentire e l’amare di un evoluto


Il testo che segue è di Kempis, Cerchio Firenze 77. Lo condivido sotto questo titolo perché del sentire e dell’amore che genera la condizione esistenziale dell’evoluto effettivamente parla, e di ciò che da lui sorge come capacità d’amare di un amore non suo.

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La vita nell’Essere di chi non è più

La metafora del deserto indica la vita lontana dai valori del “mondo”, vita orientata da una moltitudine di archetipi transitori cui il nostro sentire aderisce e di cui è parte costituente e attiva. Il contemplativo diviene uno straniero perché ogni aderenza agli archetipi transitori viene meno e così si consegna a una vita nel deserto.

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La condizione d’esistenza dell’evoluto

Le parole e gli insegnamenti che giungono da altri piani di coscienza sono quasi esclusivamente rivolti a individui di media evoluzione, non frequenti risultano i contenuti che parlano all’evoluto, a chi sta terminando il suo peregrinare nel ciclo delle nascite e delle morti, nel saṃsāra.

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La funzione della comprensione limitata

Per il terzo giorno consecutivo torno sullo stesso argomento ad uso dei monaci del Sentiero e di chi ha la pazienza di leggermi nel mio ripetermi, ma repetita iuvant e l’argomento è, per un contemplativo, la madre di tutti gli argomenti.

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