Commento di M. al post “Né ciò che penso“: Mentre percorriamo la via, sperimentiamo ogni giorno il mondo della materia al lavoro, in famiglia, con gli amici. Sento difficile il discernimento, ossia dove mettere il confine tra l’abbandono della centralità [mia] e l’impegno quotidiano nella vita reale. Per me la cosa più difficile è progredire con il sentire verso questa perdita e continuare a vivere nel mondo reale dove recitiamo i nostri ruoli sociali e dove la centralità è la norma.
osare
La visione esterna, la percezione interna del Reale, il vivere pienamente
Il Reale è un grado d’esperienza e di consapevolezza; il reale è un grado diverso.
Il primo è sperimentabile prevalentemente attraverso i sensi del sentire, il secondo attraverso la prevalenza dei sensi dei corpi transitori.
La sfiducia nella possibilità di cambiare la propria realtà
Dice Maria B. commentando il post I piccoli fatti e il nostro modo di viverli: Mi rendo conto di vivere una specie di saturazione del fare, con un senso quasi fisico di nausea. La mente s’infrange nei tanti, troppi compiti di cui è spesso artefice. Ciò che resta è solo un grande desiderio di abbandono e leggerezza. Eppure se io arrivo a varcare il mio limite, a tirare troppo la corda, è per sfiducia che la vita provvederà comunque? In altre parole se io sono esausta e non mi concedo al fare, devo sperare che qualcuno preparerà la cena?
Si Maria, “se io arrivo a varcare il mio limite, a tirare troppo la corda, è per sfiducia che la vita provvederà comunque?“, è per sfiducia.
Dire “no”
Dire “no”. Dizionario del Cerchio Ifior Come mai è così difficile dire «no»; un «no» deciso, convinto, nel rispetto sia degli altri che di noi stessi e ci nascondiamo invece sempre con un «non so», «vedremo», «forse»? Lo facciamo per paura della reazione degli altri o per continuare a nasconderci dietro alle nostre incertezze? Questa è … continua..
Il coraggio di creare e la ricerca di senso
Il cammino di liberazione è, ad un certo punto, essenzialmente un processo di de-condizionamento.
Da influenze esterne, sociali, culturali? Interne, derivanti dall’educazione e dalla formazione? Non direi.
Nessuno ci obbliga ad aderire a degli archetipi, se vi aderiamo è perché corrispondono al nostro sentire. Certo, dato un certo sentire, possiamo scegliere se aderire all’archetipo A o B e magari aderiamo ad A perché i nostri colleghi, o i nostri amici vi aderiscono e quindi c’è un condizionamento, ma è marginale.
La realtà è che avendo un sentire di un certo grado, potevamo accedere solo agli archetipi A e B, non anche a C e D.
L’inaspettato, la tensione, l’osare
Il vivere ha sempre un grado di imprevedibilità, non c’è giorno che non porti scene inaspettate, impreviste, fuori dalla possibilità del nostro controllo.
L’impossibilità di controllo e l’essere in balia del non previsto, sempre generano una tensione interiore di vario grado.
Non sappiamo se saremo in grado di affrontare la situazione e, molto spesso, un senso sottile e profondo di inadeguatezza mai risolto definitivamente, riaffiora.