Seminario sull’atteggiamento meditativo, a Como

Domenica 18 marzo 2012, dalle ore 9 alle 17,
a Como, presso la Palestra Centro
Seminario del Sentiero contemplativo sul tema:
Pensiero, emozione, azione come fatti a sé stanti,
non collegati tra loro.
L’esperienza della disconnessione fulcro della pratica della meditazione.
Dal lasciar andare senza fine sorge l’atteggiamento meditativo che, pian piano, si struttura nel nostro quotidiano fino a pervaderlo.

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Nel divenire, vivere l’essere

Tendiamo a interpretare e a vivere il divenire e l’essere come antitetici.
Il divenire è l’essere, non altro. Cosa significa? In sé il divenire è costituito di fotogrammi, di istantanee: il collegare un fotogramma ad un altro genera il divenire e questa giunzione la operano sia la mente che alcuni aspetti della coscienza.

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Essere e divenire: siamo un soffio di vento

“Anche l’inscrizione nella coscienza è un’altra illusione”.
La puntualizzazione di Eddy al post dell’11.1 mi stimola delle riflessioni. La nostra formazione è avvenuta in vie non duali: lo zen e la Via della conoscenza. La logica e l’esperienza dell’approccio non duale è fondata sull’essere e poco si interessa del divenire, della trasformazione, del cambiamento.

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Ancora sull’origine del dolore

Manish, nel suo post di ieri, sostanzialmente afferma che il dolore si può gestire attraverso la disconnessione, appoggiando l’attenzione e la consapevolezza sul presente. Si, senza dubbio, ma questa è la gestione del dolore, non la via al superamento del dolore.
Anna dice:  “C’è chi, come il Cerchio Firenze 77, afferma che il dolore ce lo siamo cercati: quale è la tua posizione in merito?”

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La gestione del dolore

Elena L. scrive: “Stare nel dolore aiuta a elaborarlo, ad andare verso l’essere liberi o stare nel dolore è tempo malato in pasto al nostro ego, ti aggancia e ti tira semplicemente giù per rafforzare un personaggino sofferente?”
C’è una fase in cui non scegliamo di stare nel dolore o non starci, semplicemente il dolore c’è.

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Quando smetto di protestare

La mia mente precipitosa mi fa credere che quello che accade oggi avrà certe conseguenze domani, e quali conseguenze! Con una velocità sorprendente, tale da sfuggire alla mia attenzione, si avventura in una serie di concatenazioni catastrofiche fino ad arrivare a farmi pensare che “domani” potrei organizzarmi per chiedere l’elemosina, tutto per un guasto ipotetico al motore. Ma dove vai? Aspetta, non correre alle conclusioni, aspetta, “ogni giorno ha la sua pena“, aspetta.

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Identità, identificazione, disconnessione

E’ mai possibile – in realtà, come accade a me – non aver compreso bene che cosa sia l’io?
Ho sentito le vostre discussioni e mi hanno colpita alcune cose; ad un certo punto, qualcuno tra voi ha detto: “L’io è consapevole di questo, l’io è consapevole di quello”.
Mi sono detta: “Qua c’è qualcosa che non quadra!” Se non ricordo male l’insegnamento, la consapevolezza è qualche cosa che riguarda il sentire, che riguarda la coscienza, no?

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Conoscenza di sé, meditazione, contemplazione: prefazione

Questo libro è stato pensato come una possibilità di interrogarsi, come un generatore di dubbi, come un piccolo grimaldello utile forse per scardinare, forse per costruire.
Quando ho proposto a Giulia queste sedute, la cui trascrizione costituisce il libro, avevo in mente che poteva essere utile a lei, alle persone che capitano qui e forse a qualcun altro, sparso chissà dove.
Utile a fare cosa? A creare una comprensione più vasta della realtà individuale e della vita, della via interiore, del cosiddetto cammino spirituale. Più vasta non significa migliore, significa semplicemente da punti di vista forse ancora non sufficientemente esplorati.
Nella primavera del 2008 qui, nel nostro eremo tra le colline, ci siamo incontrati, Giulia e io, ad un ritmo settimanale in sedute di un’ora circa; all’inizio avevo gli argomenti in testa e quindi, di volta in volta, trattavamo l’argomento che mi sembrava necessario; più avanti ho definito un percorso. Le singole sedute non avevano progetto, per non vincolarci.
In ogni seduta si intrecciavano elementi cognitivi ed altri meditativi; dall’argomentare si passava naturalmente ad una condizione di meditazione guidata, che lasciava il posto ad una pausa, poi ancora all’argomentazione e alla meditazione.
Per esprimere questi concetti ho scelto la forma della conversazione piuttosto che l’esposizione sistematica per una ragione molto semplice: se avessi puntato al “trattato” non lo avrei mai scritto perché mi avrebbe richiesto uno sistematicità che non ho. Queste conversazioni sono invece vita che accade e portano con sé quella freschezza e quel limite delle cose che accadono senza essere appesantite dalla mediazione mentale. Inoltre la presenza di una interlocutrice ha reso le sedute imprevedibili, come sempre lo è la vita.
La mancanza di completezza nella trattazione non mi preoccupa: un libro è sempre un piccolo strumento limitato che indica una direzione. Sta al lettore, se è interessato al punto di vista proposto, cercare il modo per approfondire.
In sede di trascrizione ho cambiato qualcosa della forma, niente della sostanza; sono rimaste diverse ripetizioni a mio parere necessarie perché nel lettore i concetti si sedimentino.
L’indice dei capitoli riflette la sequenza temporale delle sedute: i primi dieci trattano della mente e vanno considerati un corpo unico; il capitolo undici tratta dell’amore; dal dodicesimo alla fine si entra nello specifico della via contemplativa.
I concetti e le visioni trattate esprimono la sostanza di una piccola via alla libertà interiore che abbiamo chiamato “Il Sentiero contemplativo”.
Il Sentiero è un piccolo alberello le cui radici affondano nello zen; il suo tronco si è costituito nella via della Conoscenza, così come trasmessa dal suo maestro, Soggetto; i suoi rami, con i piccoli germogli, sono attraversati dal vento della vita che ora spira in una direzione, ora in un’altra, indifferente; sono ciò che abbiamo imparato dal nostro piccolo quotidiano.
Ci siamo disposti a tutto ciò che si è presentato sul nostro cammino: quello che proponiamo è il frutto di questa fecondazione.
Consegniamo queste parole al lettore senza pretesa alcuna; se sarà incuriosito, se vorrà capire meglio, potrà trovarci qui, tra le colline.
Equinozio d’autunno 2008

Nota alla seconda edizione

Il testo è stato completamente rivisto cercando di correggere la quantità innumerevole di errori di forma; la sostanza, rispetto alla prima edizione, è rimasta invariata.
Aprile 2011

Conoscenza di sé, meditazione, contemplazione

E’ il testo di riferimento indispensabile se vuoi introdurti nella via spirituale dall’angolo visuale da noi proposto. In esso trovi una prima parte dedicata alle dinamiche della mente e al come affrancarsi dal suo condizionamento; una parte centrale dove si tratta dell’altro da sé e dell’esperienza degli affetti; una terza parte, molto vasta, dedicata ad una analisi dettagliata dell’esperienza della meditazione, della contemplazione, dell’abbandono, della compassione. Prima di ordinarlo (eremo@contemplazione.it) leggi la pagina Al lettore.
Il libro in formato pdf

Autori: R.Olivieri con G.Cavalieri

Al lettore
Prefazione
Introduzione: L’inspiro che prepara l’espiro
Capitolo 1: La crisi, il dolore
Capitolo 2: L’identificazione col dolore
Capitolo 3: Imparare a dubitare
Capitolo 4: La disconnessione dal recitato mentale
Capitolo 5: Aggiungere e togliere
Capitolo 6: Il deserto
Capitolo 7: La solitudine
Capitolo 8: La caduta della morale
Capitolo 9: L’altro da sé
Capitolo 10: Il buon amico
Capitolo 11: L’esperienza degli affetti
Capitolo 12: Chi opera il cambiamento
Capitolo 13: Natura dell’atto meditativo
Capitolo 14: L’esperienza della contemplazione
Capitolo 15: La routine del quotidiano
Capitolo 16: Tutto sorge e tutto scompare: l’impermanenza
Capitolo 17: Lo sguardo del contemplante
Capitolo 18: La pregnanza di ogni singola esperienza
Capitolo 19: Il sorgere dell’esperienza della compassione

Formato: 14,8 x 21 cm.
Pagine: 307

Aderire alla vita

Nella radicalità del gesto del vivere, dove tutta la realtà, così come appare ai sensi e al sentire interiore si manifesta, affiora la trascendenza al gesto stesso. Lì, in quel pensiero, in quell’emozione, in quell’azione si manifesta la persona come individuo, come esistente; e lì, in quell’immersione, l’individuo si perde, si dimentica di sé, scompare.
In quel presente si manifesta tutta la mente, ma se si scende più nelle viscere di quel presente, dentro la meditazione di quel presente, la mente scompare e a quel punto c’è solo l’esistenza e non è più qualcosa di personale: è la contemplazione dell’esistenza.
Quando osservi un fiore, nel primo accostarti ci sei tu che osservi ma, se rimani ad osservare, se vedi il gioco della mente che ti porta qua e là e lo lasci andare, da quell’abbandono sorge il manifestarsi dell’essere del fiore non condizionato da ciò che la mente recita su di esso. Ad un certo punto c’è solo il fiore, l’osservatore scompare, la Realtà si impone. L’osservazione ha generato la meditazione e questa la contemplazione in un divenire rapido, senza soluzione di continuità. Poi ritorna la mente con il suo connotare, ma più stai dentro questo processo, più la realtà si afferma e la mente tace. Allora scopri qualcosa di formidabile: se non connetti più pensiero a pensiero, pensiero a emozione e ad azione, ovvero se disconnetti il pensiero dall’emozione e dall’azione, ciò che rimane dopo la disconnessione è sempre e soltanto presente. Puoi andare oltre mente e non mente perché c’è solo il presente: quel pensiero, quell’emozione, quell’azione, la Realtà che si manifesta senza un prima e senza un dopo. Quando questo accade, bisogna saperlo, nell’intimo dell’atto del contemplare non c’è più qualcuno di separato da ciò che si sta manifestando: tutto ciò che era basato sull’io/tu, sull’osservare, sull’essere consapevoli, scompare. Permane un sentire d’essere che non porta tracce di egoità.