Un’esperienza sulla poesia: la contemplazione con i ragazzi

Un progetto sulla poesia realizzato in una scuola media di Pesaro. Quello che segue è il capitolo introduttivo della pubblicazione prodotta a  fine esperienza.
Il percorso didattico in pdf

I testi poetici che fanno parte di questa raccolta, prodotti dagli alunni di 1° A, sono il risultato di un progetto sorto per portare i ragazzi non solo ad apprezzare la poesia, ma a comprenderla dal di dentro cogliendo e sperimentando la spinta interiore da cui essa scaturisce.
La poesia, come del resto le altre forme artistiche, ci parla di due importanti aspetti della persona: l’aspetto delle emozioni e dei sentimenti, vissuti che i ragazzi debbono necessariamente riconoscere in sé durante il loro percorso formativo e, più ancora, ci parla di un sentire più sottile e profondo capace di metterci in contatto con la nostra interiorità, con la natura autentica che è in ciascuno ma che molto spesso rimane velata, nascosta, perché nessuno ci fornisce gli strumenti adatti a contattarla.
Per troppo tempo la scuola ha guardato all’educazione del bambino privilegiando il suo sviluppo mentale contribuendo, insieme ai modelli proposti dalla società, a creare bambini e poi adolescenti ad una sola dimensione, dunque monchi, incompleti e pertanto troppo spesso frustrati, inadeguati e tristi.
Eppure sappiamo dalla psicologia e dalla pedagogia che non può esserci vera comprensione del nostro essere individui e degli accadimenti della vita, se tutti gli aspetti della persona non sono stati adeguatamente sviluppati e non sono in armonia tra di loro: ci riferiamo alla componente corporea, emotiva, mentale e spirituale dell’individuo. Se pertanto, come educatori, rispetteremo il bambino e poi l’adolescente per l’essere che è già e lo aiuteremo a manifestarsi, nel procedere del suo sviluppo, in modo completo, avremo la speranza di crescere persone sane, volitive, fiduciose ed aperte al mondo.
L’interesse che gli alunni dimostrano quando si propone loro un approccio alle conoscenze non basato soltanto sull’uso delle capacità intellettive ma anche sulle esperienze personali e creative che sempre veicolano vissuti emotivi, dimostra che un approccio diverso di intendere l’educazione è possibile e dimostra anche che è possibile aiutare i ragazzi a contattare le parti sconosciute di sé.
Questa capacità la si raggiunge imparando a fare silenzio intorno a sé e dentro di sé ricercando, durante lo scorrere della giornata, momenti di calma e di quiete che aiutino a ripristinare il giusto equilibrio tra il fare e lo stare, a creare dunque una pausa rispetto agli impegni continui e spesso frenetici e a posare i pensieri. Quando i pensieri si posano dentro di noi si crea uno spazio da cui, col tempo, emergerà una adesione più personale e partecipata ai vari aspetti della natura e della vita e un modo nuovo di cogliere gli accadimenti della giornata. Potrebbe allora nascere l’esigenza di esplicitare, con immagini e parole “luminose”, questi stati e questo sentire.
La poesia, rispetto agli altri mezzi espressivi, rappresenta uno strumento magnifico per raggiungere questo scopo perché ha il vantaggio di usare la lingua, strumento della nostra comunicazione quotidiana; pertanto la produzione di un testo può essere alla portata di tutti, in qualsiasi momento della vita, basta soltanto avere qualcosa da esprimere e imparare a lasciar sorgere in noi le parole adatte per farlo.
I poeti in questo ci aiutano perché attraverso le loro poesie esprimono in modo essenziale e immediato, il sentire che sta dietro alle parole e alle immagini che da esse scaturiscono. Bisogna pertanto immergere con continuità i ragazzi in un’atmosfera poetica proponendo loro la lettura e la ruminazione di testi attinti dalle varie culture: la lettura per far loro amare il testo, la ruminazione, vale a dire la ripetizione mnemonica di in verso ritenuto particolarmente significativo, per fargliela interiorizzare. Sarebbe importante che l’insegnante ogni tanto, quando entra in aula, regalasse alla classe qualche verso recitandolo o scrivendolo alla lavagna. Abituerebbe così i ragazzi a dare valore a forme più profonde di comunicazione e ad imparare a fare altrettanto.
E’ bene far conoscere ai ragazzi poesie delle varie culture perché ciascuna pone lo sguardo su una particolare prospettiva.
I testi poetici della nostra cultura, soprattutto quelli dei poeti del ’900, ci forniscono l’opportunità di cogliere i sentimenti che scaturiscono dall’animo umano attraverso immagini pregnanti, essenziali, leggere.
I testi dei Nativi Americani ci trasmettono il rispetto per la Terra e il senso di comunione da essi sperimentato con tutti gli esseri e tutte le cose.
Gli haiku della tradizione orientale, nella loro forma breve ed immediata, pongono l’accento sull’importanza e sulla bellezza delle piccole cose e dei gesti quotidiani, cose e gesti che mai cadono sotto la nostra attenzione perché distratti, noi, da un vivere frenetico e caotico indirizzato non all’essere ma al fare. Sono invece questi piccoli gesti e queste piccole cose che danno senso e pienezza alle nostre giornate.
Lavorare coi ragazzi alla comprensione di questi componimenti, pertanto, li aiuta a conoscersi, a scoprire qualcosa di se stessi, a vedere riflesso in un’espressione poetica, un proprio vissuto che altrimenti non avrebbe trovato l’opportunità di venire svelato. Li abitua a comprendere che contattare le proprie emozioni è importante, a scoprire i legami profondi che abbiamo con la natura, a posare lo sguardo su cose e accadimenti apparentemente insignificanti perché in tutto questo sta la risposta alla ricerca di senso propria dell’esistenza di ogni individuo.
I ragazzi che hanno lavorato con noi a questo progetto, che è stato un primo timido approccio a quanto ora esplicitato, hanno mostrato grande motivazione e maturità.
Tra tutti i possibili titoli da dare alla raccolta, da essi proposti, hanno scelto:”Sussurri del vento”. E’ una scelta quanto mai opportuna perché le loro poesie sono appunto sussurri, immagini semplici, schive ma già molto indicative di una interiorità a cui poco basta per venire alla luce; e il vento che porta questi sussurri sta a indicare che l’artefice dei componimenti è qualcosa che è in loro ma che è più vasto di loro. Sempre infatti, in una esperienza creativa, l’io si attenua e noi entriamo in relazione con qualcosa di più grande che ci trascende e ci comprende.
Quando si avviano i ragazzi ad apprezzare la poesia bisogna seguire un percorso che, pur nella varietà delle proposte, contenga delle fasi essenziali.
E’ necessario creare un primo momento di silenzio per far posare i pensieri facendo sedere i ragazzi in posizione corretta e facendo posare l’attenzione sul ritmo del respiro. Quando nell’aula si sente aleggiare la quiete, si dà inizio all’attività.
Si propone quindi la poesia: la legge prima l’insegnante poi lo fanno gli alunni in modo silenzioso; se la poesia è lunga si dà il via alla memorizzazione ripetendo insieme i versi oppure facendoli ripetere in coppia; la memorizzazione terminerà poi a casa. E’ molto importante far imparare a memoria i testi poetici perché le immagini, al momento opportuno, ritornano e ci aiutano ad esprimere i nostri vissuti. Subito dopo si invitano gli alunni ad esplicitare i versi ritenuti più significativi e le impressioni da essi veicolate.
Si propone poi la trasposizione collettiva del testo per portare i ragazzi ad acquisire, spontaneamente, la tecnica compositiva. Non bisogna invece, a nostro avviso, proporre parafrasi perché le parole sostitutive uccidono la bellezza e l’unicità delle immagini.
E’ necessario invece lavorare sulle similitudini e sulle metafore partendo da quelle trovate nei testi e creandone poi altre sempre in modo collettivo. Le similitudini e le metafore sono il mezzo che ci aiuta ad esprimere, rendendolo “simile a…” qualcosa che altrimenti non avrebbe le parole per essere detto.
Quando gli alunni hanno imparato a creare similitudini e metafore, l’insegnante li porta ad osservare un avvenimento naturale e ad ascoltare ciò che accade all’intorno, poi li invita a fare osservazioni. Queste vengono riportate alla lavagna e diventano patrimonio collettivo da cui i ragazzi possono attingere per la composizione di un testo individuale.
All’inizio sarà una breve descrizione in prosa perché conterrà ancora parole superflue. Si invitano allora i ragazzi, grazie anche all’aiuto fornitoci dalle varie poesie analizzate, a togliere le parole in più, quelle che, una volta cancellate, non alterano il senso della frase.
A questo punto si suggerisce di dare il ritmo al testo dividendolo in sintagmi e la poesia è nata.
Se attraverso questo percorso avremo portato i ragazzi ad amare la poesia e ad usare questo mezzo espressivo con naturalezza, avremo dato loro un piccolo aiuto per conoscere il proprio intimo, avremo aperto una piccola ma significativa porta per entrare in sé ed esprimere il Sé.

Primavera 2009

Poesie dei bambini, piccola contemplazione

I seguenti testi poetici sono stati composti da alunni che ho avuto nei vari cicli di scuola e sono il risultato di osservazioni di elementi naturali, paesaggi, esperienze, riflessioni sulle emozioni cui è seguito un lavoro collettivo di riflessione, visualizzazione, ricerca lessicale, lettura di testi poetici.

Primavera
In quelle distese verdi
di grano
vorrei poter correre libera
come il vento.
Vittoria

Nei campi di meli
posso finalmente
guardare meravigliato
i fiori
che piovono latte profumato
di primavera.
Elia

Gli alberi,
pieni di fiori rosa,
sembrano
nuvole.
Matteo

Fiori,
con il vento
sembrate
petali d’argento
che volano
dispersi,
senza nessuna
meta.
Vi posate sul prato
e date una sensazione
di rilassamento.
Alessandro L.

Sembrate fiocchi
di neve,
diamanti
di un bianco speciale
fiori di pruno!
Davide

Ciuffi di violette
sono spuntati
nel giardino.
Il loro colore
mi fa pensare
alle nuvole
al tramonto.
E ora il prato
è diventato un cielo.
Lucia P.

Una mattina,
sul mandorlo,
sono sbocciati i fiori
e sembrano
fiocchi di neve.
Noemi

Fiori di ciliegio,
se uno cade
ti sfiora la pelle
e provi un’ emozione delicata.
Sembrano una pioggia
di goccioline bianche.
Marika

Appollaiati sopra i rami
sbocciano fiori d’albicocco.
Odore dolce si spande nell’aria.
Daria

Petali morbidi come una piuma
svolazzano verso il cielo
lasciando una scia
di stelle odorose.
Andrea

Sull’albicocco
vedo sbocciare
come per incanto
un cielo
di fiori
rosati
Chiara

Pesco,
i tuoi fiori sono sfumati
come il cielo all’alba,
rosa,
delicato come soffici nubi.
Sara T.

Grano
inondato dal sole,
coccolato dalla terra,
si diverte col vento.
Marco

Fiore di senape.
È morbido come il cotone
e brilla più del sole.
Sara M.

Notte
Cielo stellato
che illumini
la sera.
Con le tue
gocce d’oro
e con la luna,
moneta fosforescente,
metti felicità.
Alessandro L.

Il buio
sembra un oceano immenso
e le stelle
sono tanti pesciolini
d’oro.
Roberto

La notte,
con la sua luna
e le sue stelle,
sembra
una culla con tanti
bambini attorno.
Valentina

Il buio
è una maschera nera
nella notte.
Le stelle
luccicano
come diamanti nel cielo.
Vittoria

Il buio
è un immenso mare blu
pieno di diamanti.
La luna
sembra una sfera argentata
che illumina la notte.
Enrico

Buio,
macchia d’inchiostro.
Stelle,
lucciole nell’oscurità.
Luna,
culla sospesa nel vuoto.
Andrea R.

Di notte
si sentono cinguettare gli usignoli
con una voce
tintinnante.
Matteo

Alba e tramonto
Appena mi sveglio
osservo l’alba
e mi sembra
un vortice di tanti colori.
Valentina

Tramonto,
arcobaleno:
azzurro di mare
rosso di fuoco
Marco

Il sole sta tramontando.
Le nuvole rosa
mi sembrano cotone
e il cielo
un tappeto di sfumature.
Lucia P.

Sole, quando scompari
e lasci il posto alla notte,
il cielo diventa un foglio
pieno di bellissimi colori.
Arianna

Scomparendo
sui monti
piogge di riflessi
colorati
inondano gli occhi
Daria

Sole,
al tuo risveglio,
inondi la mattina
di bellissimi colori luminosi
Andrea S.

Il tramonto addormenta i fiori
con tanta dolcezza;
la mattina li risveglia
Karim

Nebbia
La nebbia avvolge le case;
sembra fumo intenso:
Il sole ormai impallidito,
appare deluso;
i suoi raggi
tentano di
filtrare
ma subito si arrendono:
voci di galli
si comunicano qualcosa
quasi paura.
In mezzo:
un canto
sereno
di uccelli.
Pamela

Di voci
un sentire attutito..
Galli,
sommersi da un mare continuo.
Lunghe braccia di rami
segnano la densa nebbia
che sale e sale sui colli
abbatte e trafigge
trasforma in isole case e alberi
sollevati da soffici piume.
Luca

Lenta la nebbia sale,
ad avvolgere le colline
e a incontrarsi con le nubi:
con il suo mantello
morbido e caldo
copre il paesaggio.
Elena

La meditazione nel percorso educativo, di Catia Belacchi, Edizioni Psiconline

L’educazione del bambino e dell’adolescente alla relazione col corpo, con le emozioni, con il pensiero, con la dimensione spirituale dell’esistenza.
Suggerimenti rivolti ai genitori, agli insegnanti ed agli educatori per accompagnare i bambini nell’esperienza del silenzio, del calmare la mente, della meditazione.
La pagina del libro su facebook

Indice
Introduzione
Definizione del Sè
Il sé corporeo
Il sé emotivo
Il sé mentale
Il sé spirituale
Incontro a se stessi: la meditazione per i bambini
Il bambino e gli ostacoli alla manifestazione del Sé
Genitori: un’assunzione di responsabilita’
Come contattare i vari aspetti del sé:
Sé corporeo
Sé emotivo
Sé mentale
Sé spirituale
Esperienze didattiche
Il bosco, la strada verso l’autonomia
Il fascino del mare
Sono un sasso del fiume
Rilassamento a coppie
Coloritura di un mandala
I sentimenti
Abbiamo ripensato ad un momento di rabbia
Abbiamo ascoltato il silenzio

Bibliografia
Quarta di copertina

Il libro è distribuito in tutte le librerie  (13,50€);  si può anche ordinare presso di noi allo stesso prezzo.

Per ordinare il libro “La meditazione nel percorso educativo”

Incontro a se stessi: la meditazione per i bambini

La ragione per cui è necessaria la pratica della meditazione per i bambini è la stessa per cui è necessaria per gli adulti.
I modi del meditare saranno, di necessità, diversi ma le motivazioni di fondo sono le stesse. Scopo della meditazione non è, come qualcuno intende, migliorare la propria concentrazione, la propria forza di volontà, la propria resistenza allo stress per raggiungere migliori prestazioni personali e sociali, ma trovare uno spazio interiore che ci faccia contattare noi stessi al di là del “fare” frenetico, dell’agitarsi esteriore, del rumore di fondo che pervade la nostra mente. Meditare permette di contattare il proprio Sé spirituale, educa al silenzio, all’ascolto interiore, allo sviluppo della consapevolezza.
Quando ci troviamo, quando compiamo l’atto del conoscere noi stessi, siamo individui centrati, capaci di accettare l’accadere della vita senza emettere giudizi, di stare in quello che la vita ci manda senza esserne travolti: osserviamo le nostre emozioni ma non ci identifichiamo con esse, osserviamo il nostro dolore ma non ci lasciamo sopraffare da esso, viviamo la nostra gioia ma non siamo totalmente immersi in essa, conosciamo il chiacchiericcio della nostra mente e ne smascheriamo i meccanismi.
Oltre la mente ci è dato sperimentare una dimensione dell’esistere più vasta, libera, fluida. Oltre l’identificazione con noi stessi, oltre l’illusione di credersi il centro del mondo, oltre e ancora oltre, fiorisce il nostro essere autentico che non narra di un “io” ma vive la realtà perché è la Realtà. Un educatore che abbia anche solo un tanto aperto gli occhi sulla vita, sa quanto poco basta a se stesso e quanto la ricerca di senso abbia bisogno di una trascendenza da sé per trovare appagamento.
Si capisce allora perché è necessario, a livello educativo, avvicinare i bambini alla pratica della meditazione, soprattutto i bambini del nostro tempo che vivono una realtà frammentata e dispersiva, alienati da se stessi.
Poiché ogni apprendimento è più facile se lo si acquisisce in giovane età, è auspicabile insegnare la pratica della meditazione fin da piccoli; quando il bambino è pronto per gli apprendimenti scolastici, lo è anche per acquisire la modalità della meditazione.
Osho sostiene che bisognerebbe istruire ogni bambino a questa pratica; bisognerebbe portarlo a sperimentare come restare calmo, sereno, silenzioso, come raggiungere lo stato di non-mente. E’ necessario, egli sostiene, che la pratica della meditazione venga insegnata al bambino per aprire in lui il percorso della forza vitale, prima che questa venga impegnata da forze più istintuali, come quella preponderante della sessualità. Una volta che nell’individuo la forza vitale viene occupata dall’istinto sessuale, risulterà più difficile il percorso verso la via spirituale (1). Con questo non si sostiene che sesso e meditazione siano in contrapposizione, ma semplicemente che, essendo la mente fatta del suo contenuto, più un contenuto si radica attraverso la frequentazione, più pervade l’essere di una persona.
Quali sono le forme della meditazione per bambini?
La meditazione col corpo usando le tecniche della respirazione, del rilassamento, del modellaggio dell’argilla.
La meditazione attraverso la presa di contatto con le emozioni con l’ausilio di un brano musicale, di un testo poetico, della pittura.
La meditazione che calma la mente attraverso la coloritura di mandala.
La sostanza dell’atto meditativo, nel bambino come nell’adulto, è costituita dal gesto dell’abbandonare: ogni pensiero, ogni emozione, ogni sensazione, prima vissuti consapevolmente sono poi abbandonati. Non si seguono i pensieri, né le emozioni, né le sensazioni, ma si porta la propria consapevolezza su ciò che si sta vivendo nel presente: sul corpo, sull’argilla, sul mandala.
Naturalmente la nostra mente si distrae in continuazione, ma questo è normale e non è rilevante: ciò che invece è importante è che noi torniamo, incessantemente, al presente. Quel tornare è l’atto puro del meditare, dell’abbandonare, del lasciare che la vita si manifesti così com’è.
Cosa possono fare la famiglia e la scuola a questo proposito?
In famiglia bisognerebbe riuscire a creare momenti di pausa e di silenzio. Ogni momento della giornata dovrebbe avere il suo valore in quanto tale senza che niente si sovrapponga ad esso. Quando il bambino gioca, gioca e basta, quando studia, studia e basta, quando guarda la televisione fa quello e basta.
I genitori dovrebbero poi trovare il tempo di portare i bambini all’aperto a contatto con i boschi, gli spazi verdi, l’acqua, dove è più facile ascoltare le voci della natura, percepire la sensazione d’infinito, essere portati naturalmente a tacere. Essi stessi inoltre dovrebbero coltivare queste esperienze per essere di esempio ai propri figli e per trasmettere loro, consciamente o inconsciamente, il proprio sentire. Sarebbe poi estremamente importante che essi prendessero l’abitudine di regalarsi del tempo di stasi, di meditazione, di contemplazione, in uno spazio personale della casa, e così abituarsi a stare da soli.
Anche se inizialmente i figli potrebbero non capire e rifiutare questi comportamenti perché ritenuti troppo diversi da quelli abituali osservati in altre famiglie, in effetti, come ci hanno insegnato Piaget e Steiner, nulla va perduto e da adolescenti e da adulti ciò che si è interiorizzato ritorna.
La famiglia è quindi il primo luogo dove il bambino dovrebbe entrare in contatto con le modalità della meditazione.
La scuola, allo stesso modo, può e dovrebbe favorire attività che aiutino il bambino a cogliere il silenzio interiore.
Contattare il proprio sé corporeo attraverso il rilassamento è un aspetto della meditazione; il rilassamento porta all’allontanamento delle tensioni dal corpo, calma la mente, porta il bambino a prendere coscienza di essere corpo: egli percepisce il proprio corpo nella stasi, lo sente nelle sue parti e nella sua totalità sotto forma di pesantezza. Sebbene infatti tutte le nostre azioni le attuiamo col corpo, non abbiamo coscienza di esso se non quando ci manda segni inequivocabili di stanchezza o malessere. Il rilassamento corporeo permette al bambino, inoltre, di sperimentare la calma della mente, l’assenza di pensieri; egli pertanto inizia a prendere coscienza del proprio sé mentale, dei suoi contenuti, i pensieri, e di come gestirli e lasciarli fluire.
La meditazione che coinvolge il corpo porta anche a prendere coscienza che le nostre funzioni vitali sono regolate da due fondamentali ritmi: quello del battito cardiaco e quello della respirazione. In particolare, seguendo il ritmo della respirazione, il bambino si calma, si rilassa; esiste solo l’atto del respirare: inspirazione, pausa, espirazione, pausa in un processo circolare. La mente tace e subentra il silenzio. Il respiro è stato definito il mantra più profondo che sia stato inventato e dai padri della chiesa e dai mistici la preghiera era considerata il respiro dell’anima(2).
I ritmi del proprio corpo portano il bambino a prendere coscienza che tutta la vita, nostra e dell’Universo, è regolata da ritmi: quello del sonno e della veglia, del giorno e della notte, dell’alternarsi delle stagioni, della nascita e della morte, del dolore e della gioia…
Meditare colorando un mandala, porta al centro del sé, equilibra e calma la mente; oppure lavorare la creta, in silenzio, senza obiettivi da raggiungere se non il piacere di manipolare, abitua il bambino a stare nel presente, nella cosa che fa in quel momento, senza un prima e senza un dopo. La mente a poco a poco si cheta, i pensieri si indeboliscono e il bambino non li segue, essi non lo strattonano più di qua e di là. Ancora una volta egli acquista consapevolezza che la mente si può trascendere e che la quiete è un’esperienza piacevole a cui desidererà tornare.
Far osservare uno spettacolo naturale, suscitando un atteggiamento di curiosità e meraviglia, è dischiudere il bambino alla parte poetico-creativa che è in lui e quindi al Sé. Egli si apre ad un atteggiamento di fiducia nei confronti della bellezza che lo circonda e in questo modo contatta anche il proprio Sé spirituale che gli trasmette la consapevolezza inconscia di non essere separato da quanto osserva.
Leggere brevi testi poetici, ad esempio gli Haiku giapponesi, molto incisivi per la loro brevità e la vivezza delle immagini che propongono, è insegnare ai bambini a cogliere la bellezza insita in ogni aspetto della natura e della giornata, a considerare importanti le cose piccole.
Coltivare l’orto, anche in vasi, se la scuola non ne possiede uno, aiuta il bambino a stare nella cosa che fa senza usare la mente, senza essere assillato dalla preoccupazione del giudizio dell’adulto per le sue prestazioni intellettive; in quel momento egli semplicemente usa le mani; a poco a poco i pensieri defluiscono e il bambino prova una sensazione di calma e di benessere.
Cosa succede, nel tempo, quando il bambino pratica la meditazione?
Egli assume consapevolezza, cioè coscienza, di quanto lo circonda e di quanto lo riguarda.
Recupera il ritmo naturale della giornata dove si alternano momenti di attività e momenti di sosta. La meditazione introduce una pausa nelle azioni ininterrotte del quotidiano; porta un momento di silenzio e di stasi e il bambino impara a stare in quel silenzio e in quella stasi e ne intuisce la necessità. Col tempo aumenteranno i momenti in cui saprà stare da solo per dedicarsi ad attività che calmano la mente: pittura e coloritura, modellaggio, ritaglio…
Come il corpo ha bisogno del sonno dopo la veglia, così la giornata ha bisogno dei momenti del fare e dei momenti dello stare.

Osho, Dal sesso all’eros cosmico, New Service Corporation, 2000, pagg. 83 e 87

A. Gentili, A. Schnoller, Dio nel silenzio, Ed. Ancora,1996, pag.74