La natura del pensiero
ELIAS: “… man mano che familiarizzate con il movimento intenzionale della vostra attenzione attraverso la pratica, potreste permettervi di acquisire maggiore familiarità con altre espressioni di voi stessi che non sono semplici meccanismi.
“Il pensiero è un meccanismo di traduzione. È una macchina traduttrice oggettiva. Avete tutti perfettamente ragione nel dire che è la realtà, ma non crea la vostra realtà. Puoi concentrarti oggettivamente da questo momento fino al momento in cui scegli di disimpegnarti dal pensiero e tentare di manifestare ciò che pensi di volere attraverso la concentrazione del pensiero, e non generare la manifestazione. Perché il movimento e la funzione del pensiero non sono creare, sono tradurre, ed è questo che genera.
“E non sempre la generazione è accurata. Infatti, se genera la sua funzione in modo accurato o meno dipende dalle informazioni che gli vengono offerte, e le informazioni gli vengono offerte attraverso la direzione della tua attenzione. Pertanto, se la tua attenzione è focalizzata sul pensiero e non sulle comunicazioni (sulla loro sostanza, ndr), non offri al tuo meccanismo di pensiero informazioni sufficienti per tradurre.
«Ma permettetemi di spiegarvi anche – con grande piacere, usando le vostre stesse parole – che il pensiero è un meccanismo talmente efficiente che, persino negli intervalli di tempo in cui non traduce accuratamente o incorpora qualche forma di distorsione, incorpora comunque qualche aspetto di non distorsione. Vi permette un riconoscimento oggettivo, in generale, delle informazioni che vi presenta. Semplicemente, nella sua traduzione non vi offre informazioni specifiche.» [sessione 986, 19 gennaio 2002]
ELIAS: «Questa è un’altra associazione che viene fraintesa, mal interpretata. Non sto dicendo a nessuno di voi che non pensate… perché questo è una funzione della vostra manifestazione fisica oggettiva. Non è da meno della funzione della vostra coscienza fisica… del vostro battito cardiaco o del vostro respiro. È molto importante e viene generato continuamente. Non si ferma più di quanto si fermino il vostro battito cardiaco o il vostro respiro. Ciò che accade è che spostate la vostra attenzione. A volte prestate intensamente attenzione ai vostri pensieri, altre volte no.
… Ciò che vi sto dicendo non è una svalutazione del meccanismo del pensiero, ma di riconoscere cosa sia, di comprendere che non è una comunicazione (di sentire di coscienza, di intenzione, ndr), che non precede la vostra creazione della realtà.
«Potete pensare, pensare, pensare e ripensare, ma questo non creerà la vostra realtà. Potete desiderare tutto ciò che volete, potete pensare a ciò che desiderate senza però realizzarlo, e il motivo per cui non lo create è che il pensiero non genera la realtà. Non crea la realtà: interpreta. Traduce le comunicazioni, e voi vi offrite molteplici vie di comunicazione. La funzione del pensiero è tradurre.
Fornire al pensiero la consapevolezza della propria intenzione e del suo eventuale condizionamento
Ma se non fornite a questo meccanismo del pensiero informazioni adeguate in relazione alle vostre comunicazioni, la traduzione non è accurata. La traduzione è generica, ed è qui che sta il significato di prestare attenzione a ciò che influenza le vostre scelte e alle vostre scelte stesse.
“Le tue scelte possono essere associate alla tua direzione. Le tue scelte sono ciò che fai, non necessariamente ciò che pensi. Potresti pensare in un dato momento: ‘Mi sposterò dall’altra parte della stanza e mangerò degli antipasti’. E in realtà potresti rivolgere la tua attenzione alla persona seduta accanto a te e iniziare una conversazione. Non stai FACENDO ciò che pensavi, ma stai facendo ciò che desideri, in relazione alla tua direzione.
“Ecco perché è importante 👉prestare attenzione a ciò che fai e a ciò che influenza le tue azioni. Perché 👉il tuo agire è una tua scelta, e ciò che influenza le tue scelte è molto significativo, perché le tue convinzioni influenzano continuamente le tue scelte.” [sessione 1252, 18 gennaio 2003]
Essere consapevole del condizionamento per poter scegliere
ELIAS: «Lascia che ti spieghi: ricorda che il pensiero non crea. Esso traduce. Il pensiero è un meccanismo per tradurre le informazioni. Non crea la tua realtà. Pertanto puoi pensare: “Sto scegliendo di non esprimere più questa convinzione. Sto scegliendo di esprimere un’altra convinzione”. Questo è pensare. Non è creare. La prova di quali siano le tue convinzioni espresse si manifesta in ciò che fai e nelle tue reazioni.
“Ora, questo è il significato di identificare specificamente quali credenze incorpori e di riconoscere quali siano le loro influenze. Perché se riconosci e identifichi cos’è una credenza e quali sono le sue influenze, in tal modo puoi scegliere come muoverti, come esprimerti, sia in allineamento sia meno con una particolare credenza espressa, sapendo che continui a incorporare quella credenza ma in ogni momento particolare concedendoti delle scelte. In questo, ci sono molte credenze che sono in gioco, per così dire, in qualsiasi scenario.” [sessione 1368, 7 giugno 2003]
Consapevolezza di pensiero, comunicazione* e scelta/azione
*Si veda il significato di comunicazione nel Glossario ≣
ELIAS: «Vorrei dirti, come ho già detto a queste altre persone e a molte, molte altre ancora, di non confonderti. Il pensiero non crea la realtà. Non è questa la sua funzione. La sua funzione è quella di tradurre, di interpretare ciò che sono le tue comunicazioni. Pertanto, è efficace solo nella misura in cui lo sono le informazioni che gli offri.
Se non permetti alla tua 👉attenzione una flessibilità tale da ascoltare tutte le tue comunicazioni e da muoverti nella 👉consapevolezza di ciò che stai effettivamente facendo, che è ciò che stai scegliendo, non offri informazioni accurate al meccanismo del pensiero, e quindi esso potrebbe non offrirti traduzioni accurate di ciò che stai comunicando o di ciò che stai facendo. Questo è il motivo per cui molte persone diventano piuttosto confuse, poiché il pensiero non corrisponde a ciò che stanno facendo o a ciò che sono le loro comunicazioni.
“Ma se state generando un equilibrio, riconoscendo che se spostate la vostra attenzione su tutti e tre i fattori o elementi di voi stessi – pensiero, comunicazione e scelta/azione, poiché azione e scelta sono sinonimi – se vi concedete una flessibilità nell’attenzione a questi tre aspetti di voi stessi, noterete quando uno non è in armonia con gli altri due, e in questo modo fornite informazioni a voi stessi. Questo è il modo in cui inizi a bilanciare e inizi a riconoscere il ‘perché’ delle tue creazioni.
“Incoraggio le persone a concentrarsi sul ‘cosa’ delle loro creazioni, poiché vi concentrate eccessivamente sul perché e non vi fornite alcuna risposta, poiché la domanda è troppo familiare. Ma prestando attenzione e creando l’equilibrio di questi tre fattori di voi stessi, vi fornite automaticamente il perché, senza porre la domanda.” [sessione 1468, 8 novembre 2003]
Un approfondimento di questo ultimo passo
Per Elias il “cosa” (ciò che crei fisicamente o emotivamente nel presente) e il “come” (il modo in cui muovi la tua energia e la tua attenzione per farlo) sono la stessa identica cosa vista da due angolazioni diverse.
Quando ti focalizzi ossessivamente sul “perché” (“Perché mi succede questo?”, “Perché ho questa paura?”, “Perché ho creato questo blocco?”), stai compiendo un atto puramente intellettuale, spesso guidato dalla duplicità che cerca un “colpevole” o un errore nel passato. Elias dice che questa domanda è “troppo familiare”, ovvero è un vecchio automatismo che gira a vuoto e non produce risposte reali, ma solo altre razionalizzazioni.
Se invece sposti l’attenzione sul presente e analizzi il “cosa” e il “come”, la nebbia si dirada.
La meccanica dello svelamento
Elias suggerisce di invertire il processo analitico a cui siamo abituati:
- La trappola del “Perché”: Cerca una causa lineare nel passato (“Ho questo problema perché da piccolo…”). Ti allontana dal momento presente e ti blocca nel ruolo di chi analizza un problema, invece di risolverlo.
- La via del “Cosa” e del “Come”: Osserva l’azione in corso. Se presti attenzione a cosa stai sperimentando esattamente adesso (una tensione fisica, una reazione di rabbia, un blocco economico) e a come lo stai portando avanti (attraverso quali pensieri, quali resistenze, quali negazioni del tuo permesso), stai guardando l’energia nell’atto stesso di materializzarsi.
In quell’esatto momento di👉 osservazione neutrale, l’intenzione profonda (il vero motivo per cui la tua essenza ha generato quella variante) si svela da sola, come conseguenza logica. Non hai più bisogno di chiederti il perché, perché lo stai vedendo in azione.
I “Tre Fattori” dell’equilibrio
Elias accenna alla creazione dell’equilibrio di “questi tre fattori di voi stessi”. Nella sua cosmologia, i tre fattori costanti che determinano la percezione e la realtà in ogni singolo istante sono:
- I Pensieri (Thought): che non creano la realtà, ma la interpretano e la traducono.
- Le Emozioni (Emotion): che sono 👉comunicazioni dirette del sé interiore riguardanti i tuoi sistemi di credenze attivi.
- Le Azioni / Scelte (Bodily expression / Action): il movimento fisico e l’attenzione oggettiva.
La chiave del metodo: Se i tuoi pensieri dicono una cosa (“Voglio cambiare lavoro”), ma la tua emozione esprime ansia e la tua azione concreta è rimanere dove sei, questi tre fattori sono in conflitto. Non troverai mai il “perché” analizzandolo con la mente.
Ma se porti equilibrio, cioè se allinei l’attenzione su cosa stai facendo e su come questi tre fattori stanno collaborando o scontrandosi nel presente, l’intento reale della tua essenza emerge spontaneamente. Il “perché” si rivela da sé, senza bisogno di formulare la domanda.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
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