Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

d-30x30Leggi sociali e coscienza. Dizionario del

In accordo con il loro concetto di rivoluzione che viene intesa come un cambiamento graduale della società conseguente all’ampliamento del sentire di ogni singolo individuo incarnato e non come una lotta di fazione contro fazione, le Guide ci hanno sempre detto che le leggi sociali hanno una loro funzione, sia che possano essere ritenute giuste, sia che vengano percepite come sbagliate: quella di mettere l’individuo davanti alla personale reazione di fronte a tutto ciò che (positivamente o negativamente) può condizionarlo, acquisendo in questo modo la possibilità di ampliare la conoscenza di se stesso.

 Messaggio esemplificativo (1)

In questo mondo ci sono tantissime leggi che gli Stati emettono, più o meno giuste. Il nostro comportamento deve seguire quelle leggi oppure le può anche evitare, contestare?
Questo è un discorso un pochino delicato perché, secondo l’insegnamento delle Guide, la risposta corretta da dare a questa domanda sarebbe che le leggi esistono ma dovrebbero essere seguite nella misura in cui il sentire dell’individuo sente che sono giuste. Questa dovrebbe essere la risposta corretta. Il problema è che dare una risposta di questo tipo fornisce un’arma, una scusante alla persona perché chiunque allora, a quel punto, sulla base di un’ipotetica evoluzione posseduta potrebbe rifiutarsi di seguire qualsiasi legge. Le leggi, d’altra parte, sono spesso delle catene, spesso sono ingiuste, però in linea di massima sono, teoricamente, anche se magari sbagliate, fatte per cercare di fornire delle condizioni abbastanza giuste alla popolazione cui sono rivolte. Pensate – per dire una banalità – al divieto di mangiare carne di maiale dei popoli arabi; sembra una legge stupida, tutto sommato, e invece no, ha una sua logica razionale perché la carne di maiale provoca certe reazioni fisiologiche che in un certo ambiente, con una certa temperatura costante, alta, nel tempo può provocare dei problemi fisiologici. Questo non toglie che l’individuo potrebbe anche rifiutarsi di seguire una legge del genere perché, magari, è goloso di maiale e allora si rimpinza di maiale e non gliene frega un accidente della legge e va avanti così.
Ritornando a quanto dicevo prima, è pericoloso fare il discorso al di fuori di questi incontri e dire alle persone: «Chi per ‘sentire pensa di non seguire le leggi perché non le sente giuste non le deve seguire». Il modo migliore di comportarsi da parte di chi ha una certa sensibilità e una certa coscienza è quello, intanto, di cercare di comprenderle; perché poi, in realtà, voi parlate delle leggi ma non conoscete le leggi. Solitamente parlate o per sentito dire o perché i giornali, che riportano le cose come vogliono loro, hanno accennato a una certa legge, però nessuno di voi si prende mai la briga di andare a leggere il testo della legge. Magari leggendola non capirebbe niente perché, molte volte, sono fatte apposta perché non si capisca niente, però invece parlate per approssimazione, solitamente. Allora, dicevo: l’individuo con una certa coscienza dovrebbe, intanto, rendersi conto, cercare di capire, documentarsi su quello di cui sta parlando e, in quel momento, quando ha tutti gli elementi per poter decidere, se ha una buona coscienza, una buona evoluzione, potrebbe dire: «Questa legge mi sta bene» o «Questa legge non mi sta bene» e allora deciderà se seguirla o meno; e, a livello individuale, il discorso può anche essere giusto.
Certamente, poi, ci si può scontrare con le reazioni delle istituzioni, ma questo è un discorso a parte. Il problema, invece, di coscienza dell’individuo che si trova in questa situazione non è tanto quello, quanto il fatto che, però, le leggi esistono anche per gli altri. Non so se riuscite a vedere il problema. Certamente l’individuo con una grande evoluzione può dire: «Io mi sento al di fuori di questa legge e non la seguo, ma nel momento che non la seguo quanti altri, inconsciamente, verranno dietro a me non seguendo questa legge che io non sento e che, tanto, so già che non infrangerò perché, se è una cosa giusta, certamente io comunque non andrò contro questa legge; e se è una cosa sbagliata, non ci posso poi fare nulla, alla fin fine, se non dare il buon esempio? E quante persone mi verranno dietro soltanto perché, magari, io sono un esempio e loro seguono quello che io dico? E quanto male posso fare col mio comportamento, facendoli mettere in situazioni che non capiranno, in contrasto con le istituzioni, in contrasto con chi sta intorno a loro e poi magari li stigmatizza ritenendoli dei diversi, o degli anarchici, o dei rivoluzionari, e via dicendo?».
Il problema è che bisogna essere abbastanza consapevoli da trovare il modo «giusto» in cui reagire. Certamente il modo giusto non è partire a testa bassa facendo saltare come birilli tutto quello che sta intorno, ad esempio; certamente il modo giusto non è quello di andare a mettere bombe in giro.
Vi pongo una domanda io, se permettete, vediamo se riuscite a darmi una soluzione.
Io sono un individuo che lavora; faccio già fatica a lavorare perché lavoro ce n’è poco e tre quarti di quello che lavoro se lo porta via lo Stato. È una legge che io ritengo iniqua, non è giusta (giusto? Penso che siate tutti d’accordo perché quando vi si tocca il portafoglio siete sempre d’accordo), quando vedo poi, oltre tutto, che intorno a me si fanno sprechi su sprechi, i miei soldi vengono usati male, non funziona più niente, non funzionano i trasporti, non funziona il governo, alla televisione non c’è più niente (e questo è drammatico veramente) e via dicendo… voi ridete, ma sapeste quanti dicono questa cosa!… E allora ritengo che questa sia una legge iniqua e non la voglio seguire e non la seguo e allora non pago più le tasse. Supponiamo che uno riesca a fare in modo tale da non essere scoperto dalle istituzioni e quindi non pagarne le conseguenze istituzionali: sarebbe nel giusto o nello sbagliato?
Voi potreste rispondere che se uno si prende le sue responsabilità, possono anche essere giuste le due cose.
Ma giusto per chi? È giusto per la persona che così può, che so io… avere 400 cassette di film registrati (per fare un esempio sciocco)? Certo, obietterete «la vita è fatta anche di cose, si vive in un mondo dove, insomma, si deve constatare anche il bello, l’estetica; insomma io non vedo tutto quel «peccato»… Insomma, c’è anche il fattore della bellezza; a me non va di dire che un bel gioiello è bello e non poterlo possedere
Ma vedete, cari, un bel gioiello è bello che lo si possieda o meno! Non è necessario possedere qualcosa perché sia bella. Anche il cielo è bello, ma non è di nessuno! Qua stiamo parlando a livello di coscienza personale, non stiamo parlando a livello generale, e di un caso particolare. Ora io dico: sì, potrebbe in teoria essere giusto se non ci fosse il fatto che, magari, quelle quattro lire di tasse non pagate potrebbero venire a mancare che ne so… alla pensione di un’ottantenne che non ha un’altra fonte di sussistenza, per esempio.
E allora, miei cari, noi vi diciamo una cosa: non potete contestare le istituzioni nel momento che vi mettete da voi stessi fuori legge. Potete contestare quello che accade nel momento che siete in pace con la vostra coscienza e che nessuno può attribuire colpe a voi. Allora, forse, il modo migliore sarebbe pagare tutte le vostre tasse e poi chiedere un rendiconto di quello che è stato speso; questo sarebbe un ben altro discorso; e quelle che vanno veramente per il bene della comunità sono un conto, e quelle che vanno invece, che so io, a finanziare i partiti, che non dovrebbero essere finanziati è tutto un altro discorso: ma nessuna voce mi sembra che si sia levata altamente sdegnata sui mezzi pubblici per il finanziamento dei partiti, che non dovrebbe esservi per volontà popolare. Qualche accenno sì, ma abbastanza leggero, anche perché poi tutti i giornali son legati a qualche partito e quindi qualcosa ricevono a loro volta.
Mi rendo conto che possa sembrare come chiedere al tacchino di organizzare la festa di Natale!
Ma vedete, cari, il problema è questo: bisognerebbe che il tacchino si mettesse in testa che son tanti i tacchini e potrebbe essere lui quello che è nella festa ma potrebbe anche essere un altro; e finché è un altro va tutto bene, ma se si tratta di essere lui sul piatto di portata il discorso è diverso. Georgei

1  L’Uno e i molti, vol. VIII, pag. 229 e segg.

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

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