Elias: le convinzioni e gli automatismi della vittima [E10]

La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati.

Fonte

ELIAS: «L’espressione della vittima è l’identificazione della mancanza di scelta. Non è negativa, non è cattiva. È semplicemente l’identificazione del fatto che in quel momento non state riconoscendo a voi stessi la possibilità di scegliere, e questa è la vostra espressione di libertà, l’offerta della scelta.

E voi bloccate continuamente le vostre scelte. Esprimete a voi stessi che non potete – non che non sia consentito, non che non volete, ma che non potete – che ci sono alcune espressioni all’interno della vostra realtà che sono impossibili. (Continua dolcemente) E io vi dico, quale gloriosa libertà possedete in realtà, poiché non c’è espressione all’interno della vostra realtà che sia impossibile.

«Se riesci a riconoscere che hai una scelta proprio nel momento in cui credi di non averla, non importa se ti offri un’altra scelta o centinaia di altre possibilità. Ciò che conta è il riconoscimento che non sei impotente.» [Sessione 765, 25 gennaio 2001]


SUE: «Voglio parlarti di un problema che ho. Venerdì ho dimenticato lo zaino sul treno e ho perso la borsa, le chiavi, gli occhiali e vari altri oggetti. Ero molto turbata, non solo perché è una seccatura sostituire tutto e perché ci sono dei costi, ma perché è la quarta volta quest’anno che perdo delle cose.

Nella maggior parte dei casi si tratta solo di dimenticare qualcosa. A gennaio ho lasciato la borsa in un carrello della spesa, e me l’hanno restituita. Poi ho perso il tesserino universitario, e me l’hanno restituito qualche mese fa. Poi circa un mese fa ho dimenticato una borsa piena di roba sul treno, e quella non me l’hanno riportata. E adesso ho perso lo zaino e la borsa sul treno. Voglio solo capire perché sembro determinata a lasciare le mie cose ovunque!»

ELIAS: «… In questa tipologia di immagini c’è una grande varietà di espressioni che si stanno creando. Nel tuo caso specifico — il perdere, per così dire, oggetti personali e il ripetere questa azione — stai offrendoti una comunicazione in relazione al tuo movimento nell’affrontare aspetti della duplicity, con il coinvolgimento di molte più espressioni rispetto al semplice automatico sminuire te stessa, o all’irritazione e alla frustrazione per l’accaduto e per ciò che ritieni di dover fare per sostituire gli oggetti persi.

In realtà ti stai offrendo molte comunicazioni (simboli, diremmo nel Sentiero, ndr). Una, in associazione con la ripetizione, è utile per attirare la tua attenzione. La ripetizione è utile per 👉facilitare il tuo processo di apprendimento. La ripetizione ti offre un metodo attraverso il quale puoi permetterti di esaminare le tue azioni, le tue scelte e le tue risposte automatiche in modo più efficace.

Queste sono le tue associazioni. Non sono necessariamente la situazione in sé, ma le associazioni che hai in relazione alle tue credenze individuali.
Inoltre, la tua percezione attira a sé tutte le altre comunicazioni che stai offrendo a te stessa — la comunicazione emotiva, la valutazione di te stessa nelle tue capacità o nella loro mancanza, tra cui la tua capacità di attenzione e di memoria. In questo tipo di azione — il perdere un oggetto — la tua associazione automatica è che non stai prestando sufficiente attenzione e che stai sminuendo la tua capacità di ricordare.

Perché se stessi usando memoria e attenzione insieme, nella tua valutazione, non lasceresti l’oggetto in un posto. Ti permetteresti di fare attenzione e di ricordare che lo hai portato con te, e quindi lo terresti con te spostandoti in un altro luogo, giusto?»
SUE: «Sì.»

ELIAS: «Quindi c’è un’associazione automatica con una mancanza di certe capacità ed espressioni.
Lasciami dire che la maggior parte delle associazioni che crei e la maggior parte delle comunicazioni che crei in ciascuna di queste azioni non passano attraverso il pensiero. Non volgi la tua attenzione all’identificazione e alla valutazione di tutto ciò che stai creando attraverso un processo di pensiero. Ma questo non significa che tutte queste espressioni non stiano avvenendo, perché stanno avvenendo.
Ci sono moltissime associazioni che si esprimono in ognuno di questi eventi individualmente.

Ora, un altro aspetto dell’associazione che si esprime automaticamente è l’associazione dell’essere 👉vittima di te stessa.»

SUE: «Sì. Questo mi ha colpito molto, il fatto che non si tratta di persone che mi portano via le cose. Voglio dire, in alcuni casi le hanno restituite dopo averle trovate, in altri no, ma il punto di partenza sono sempre io.»

ELIAS: «Esatto.»
SUE: «È molto chiaro. Vittima di me stessa… sì, questo dice molto di ciò che vedo in me stessa. Non mi considero una vittima degli altri, ma spesso mi vedo come vittima di me stessa.»

ELIAS: «Proprio così. In questo, lasciami dirti che ti offri questo tipo di immagini per enfatizzare questa associazione con te stessa, e per offrirti l’informazione che si tratta di una risposta automatica e che hai una scelta. Perché l’espressione della vittima è l’associazione, all’interno della tua percezione, di non avere una scelta, o di non vedere quali siano le tue scelte.

In questo, posso dirti che moltissimi individui in tutto il mondo si stanno presentando (la generano/percepiscono da sé e per sé, ndr) questa particolare sfida in modo molto forte, perché vi siete mossi in molte delle vostre società verso un allineamento con espressioni psicologiche in cui camuffate la vostra associazione individuale con l’essere vittima.

Quindi vi dite oggettivamente che non partecipate a quel tipo di azione o a quel tipo di ruolo. Non vi vedete individualmente come vittime, e associate questo termine a connotazioni molto negative, identificando l’essere vittima come una debolezza. Quindi vi dite con forza, oggettivamente, che non partecipate a quel ruolo o a quell’azione.

Ma vi dico che uno degli aspetti più significativi del sistema di credenze della duplicity È proprio l’espressione della vittima, e sebbene moltissimi individui non si vedano come creatori di quel ruolo, né come partecipanti ad esso, né come portatori di quell’energia, voi lo create, e 👉non vi permettete di vedere come quella espressione si manifesti automaticamente nei vostri movimenti, nelle vostre creazioni e nelle vostre associazioni interiori.

Quindi continuate a creare quel tipo di espressione, perché è una risposta automatica. Spesso non richiede pensiero — né associazione nell’azione — per creare questo particolare ruolo di vittima all’interno di sé.

Quindi vi siete dati, in modo piuttosto creativo ed efficiente, tipi di immagini che vi permettono un esempio chiaro, oggettivamente evidente e semplice di come create automaticamente queste associazioni.

In realtà questo è molto utile, perché se non riconoscete le vostre risposte automatiche alle vostre creazioni e alle vostre scelte, non vi permetterete nemmeno il riconoscimento della vostra libertà di scelta, e quindi ostacolerete il vostro movimento verso un’espressione di libertà.

Una volta che vi permettete di notare ciò che state creando, e vi permettete di prestare attenzione e di familiarizzare con le vostre risposte automatiche individuali, questo movimento in sé vi offre più scelte.»

SUE: «Okay. Quindi in questo caso, ciò che mi sono mostrata è che non mi rendo vittima degli altri, e non mi rendo nemmeno vittima delle circostanze. È un caso molto chiaro di rendermi vittima di me stessa, di fare cose a me stessa, e questo è un tipo di schema di cui devo essere consapevole?»

ELIAS: «Sì.»
SUE: «Okay, questo ha senso per me. Ha molto senso. Sì, perché io… sì! (Ridendo)»

ELIAS: «In questo, permettiti anche di vedere la sfida e la difficoltà che ti presenti ogni volta che crei questo movimento di essere vittima di te stessa. Ogni volta che un individuo si porta in questa associazione, questo ruolo, questa esperienza, questa espressione di vedersi o percepirsi come vittima di qualunque espressione — che sia attraverso le circostanze, gli altri individui o te stessa — ti neghi la scelta, e quindi crei difficoltà nel tuo movimento.

In questa situazione, ti sei presentata immagini oggettive abbastanza chiare in cui puoi identificare il tuo movimento nell’associazione di vittima delle tue stesse creazioni, e come crei successivamente pesantezza, difficoltà, ostacoli e un’espressione di energia molto più faticosa in relazione a ciò che hai creato come vittima, giusto?»

SUE: «Sì. Dopo che è successo ero anche turbata, perché quando ho perso la borsa lo scorso inverno avevo pensato: dovrei tenere una carta di credito separata, e tenere un po’ di contanti in casa, e cose del genere — e non l’ho fatto. Quindi quando è successo di nuovo mi sono ritrovata senza soldi disponibili, e anche se avevo soldi in banca non riuscivo ad accedervi, ed ero molto turbata perché sentivo che se avessi imparato da quella precedente esperienza non mi sarei trovata in tanta difficoltà questa volta.»

ELIAS: «Ah! Ma lasciami offrirti una prospettiva diversa su ciò che hai creato. Perché in questo, ancora una volta, stai automaticamente punendo e sminuendo te stessa, dicendoti che se avessi seguito le tue idee — tenere oggetti duplicati, o riservare del denaro in un posto accessibile, o non portare sempre con te tutti questi oggetti nella borsa — ti saresti offerta cosa? Un’espressione di protezione.»

SUE: «Sì, e credo che sia per questo che non l’ho fatto lo scorso inverno. Ricordo di aver pensato: potrei farlo, ma poi ho pensato no, non voglio essere paranoica, perché se lo faccio sto dando per scontato che accadrà di nuovo.»
ELIAS: «Esatto!»

SUE: «Quindi non l’ho fatto, ma poi è successo lo stesso, e questo mi ha resa ancora più turbata. Sentivo che avrei dovuto ascoltare quegli impulsi.»

ELIAS: «Ah, ma quelle espressioni non erano impulsi. Era un processo di pensiero che hai attivato in associazione con la creazione stessa, con la scelta stessa di essere vittima e con il rifiuto delle tue scelte, e la tua risposta automatica in quel momento era un processo di pensiero associato alla protezione.

Hai scelto oggettivamente di non muoverti verso un’espressione di protezione, riconoscendo che quel tipo di movimento ed espressione non fa altro che rinforzare ciò che stai creando.

Ma ti sei anche fermata a quel punto e non ti sei permessa di ascoltare la comunicazione che ti stavi offrendo in associazione con il ruolo che stavi creando come vittima.
Quindi ti sei offerta un’informazione parziale, e hai riconosciuto a te stessa di non rinforzare né creare un’ulteriore espressione di energia nell’associazione con la protezione, riconoscendo ciò che quell’espressione potrebbe creare.

Ma non hai continuato in quel riconoscimento e non hai usato il pensiero come strumento per definire e identificare le altre informazioni che ti stavi offrendo nell’evento attraverso altri canali di comunicazione.
Il processo di pensiero è progettato come uno strumento oggettivo per aiutarti a definire e identificare gli altri canali di comunicazione che ti offri, e ne usi molti.

In questo, la tua attenzione si è fermata all’evento e si è rivolta a sminuire te stessa, arrestandosi nell’ulteriore sminuire te stessa e permettendoti di non attivare il movimento di protezione, ma rimanendo semplicemente nell’osservare l’evento, senza prestare davvero attenzione al messaggio che ti stavi offrendo attraverso la tua scelta. Capisci?»

SUE: «Credo di sì. Perché non ho guardato a ciò che aveva davvero causato… perché lo avevo davvero fatto in primo luogo. È interessante anche che quando ho perso la borsa lo scorso gennaio, ricordo di aver sentito molto fortemente: “Beh, queste cose non mi capitano, e se capitano, si risolvono bene.” E infatti quella sera qualcuno mi ha chiamato e me l’ha restituita. Quindi era come se, anche se mi sentivo vittima di me stessa, sentivo che qualcun altro mi avrebbe aiutato e me l’avrebbe restituita.»
ELIAS: «Esatto, e ti avrebbe salvata!»

SUE: «Sì, e questa volta sentivo un po’ che la fortuna mi aveva abbandonato, e mi turbava il fatto che non pensassi che sarebbe successo di nuovo — e infatti non è successo — e sento di non fidarmi di me stessa nel riportarmi le cose o nel risolvere la situazione con la stessa facilità dell’ultima volta.»

ELIAS: «Ah, ma questo ti offre un altro aspetto di informazione. Perché in parte ti dici: “Non creo in questo modo, e se dovesse capitarmi, risolverò la situazione.” Ma poi passi all’espressione di associare che un altro individuo o qualcosa di esterno a te ti salverà e creerà la soluzione favorevole.

In questo, hai scelto di non ascoltare il messaggio. Il messaggio ti sta esprimendo il riconoscimento che a volte crei questo ruolo e questa associazione di vittima con te stessa, in relazione all’essere vittima di te stessa.

Ora, nell’essere vittima di te stessa, guardi anche a te stessa per risolvere quella situazione — o nei tuoi termini, per salvarti da questo ruolo di vittima — e il modo in cui crei questo è riconoscere quelle azioni e risposte automatiche che creano la tua associazione con l’essere vittima di te stessa, e in questo permetterti di riconoscere le tue scelte. E in questo, il modo in cui ti salvi è non creare l’associazione della vittima.

Ma lasciami anche dirti in termini molto pratici che, riconoscendo che tu e gli altri individui state affrontando risposte automatiche, a volte potreste creare un’altra risposta automatica, e potreste ritrovarvi in un’esperienza simile ancora una volta.

Ora, in questo tipo di esperienze, invece di esprimerti ancora le stesse risposte automatiche e creare ancora la ripetizione dello sminuire te stessa, del frustrarti nelle tue azioni e dell’esprimerti irritazione per aver creato ancora un’espressione simile, permettiti di fermarti e ascoltare ciò che ti stai comunicando. Permettiti di riconoscere il messaggio.
Una volta che il messaggio è riconosciuto, non è più necessario continuare a presentartelo.» [Sessione 750, 2 gennaio 2001]


ELIAS: «Il perdono è un’altra espressione che non è ciò che sembra. Ci sono molti aspetti della vostra realtà che non sono ciò che sembrano.
Il perdono, nella vostra definizione, è un’azione che considerate positiva, costruttiva e necessaria per muovervi verso l’accettazione. Vi dico che è il lupo travestito da agnello, perché il perdono, in realtà, è uno sminuire un altro individuo: esprimete dentro di voi che quell’individuo vi ha fatto un torto, vi ha ferito, vi ha causato un danno. Nessun altro individuo può fare questo nei vostri confronti, perché le essenze non sono intrusive e voi create tutta la vostra realtà. Quindi se state vivendo un’esperienza di danno, lo avete creato voi stessi. Un altro individuo non lo crea contro di voi. Questo è un aspetto della vostra percezione e del potere della vostra percezione.

In questo, il perdono sminuisce l’altro individuo ed esprime che c’è qualcosa in lui che deve essere corretto, o che è inadeguato nella sua espressione, o che ha torto — e il torto non esiste. Sminuisce anche voi, perché nel muovervi verso un’espressione di perdono nei confronti di un altro individuo, state sminuendo le vostre scelte e la vostra capacità di creare adeguatamente la vostra realtà senza assumere il ruolo di vittima.

«È anche un’ulteriore espressione del rinforzare il ruolo di “vittima”. Perché se siete vittime, avete creato un’incapacità di scelta, e la vostra percezione di voi stessi diventa: sono inadeguato, sono sbagliato, sono cattivo.» [Sessione 848, 9 giugno 2001]


ELIAS: «Tutti voi incorporate credenze espresse. Tutto ciò che fate, tutto ciò che generate, tutto ciò che esprimete è filtrato attraverso le credenze. Non sono il vostro nemico. Non sono cattive. Semplicemente sono. Sono un aspetto della struttura di questa realtà. Quindi vi esprimete attraverso queste credenze mentre esse influenzano la vostra percezione, e vi permettete di riconoscere le vostre preferenze, che vi motivano in certe direzioni. Le preferenze sono semplicemente credenze preferite.

Nel permettervi di esprimere quelle credenze preferite, vi motivate a muovervi in direzioni diverse e in cooperazione — NON CO-CREAZIONE — ma in cooperazione con altri individui che incorporano credenze espresse simili. (⇆ Archetipi transitori, ndr)

L’individuo che cerca un medico per guarire da una malattia sta esprimendo le proprie credenze in associazione con la fiducia in un altro individuo per compiere quell’azione. Il medico sta esprimendo le proprie credenze nel permettere alle proprie capacità di essere in cooperazione con l’individuo che incorpora la malattia, e in questa cooperazione, sì, l’individuo che incorpora la malattia si sta in realtà guarendo da solo — perché nessun individuo può creare la realtà di un altro — ma in quella cooperazione di azioni, nelle credenze espresse di entrambi gli individui, si generano certi risultati.

Le credenze espresse del medico non sono cattive. Si adattano alle vostre società, alla struttura della vostra realtà. Anche l’individuo che incorpora la malattia sta generando credenze espresse che si adattano alla struttura della vostra realtà nella realtà ufficialmente accettata. È una cooperazione.

Questo è un altro malinteso in associazione con questo shift in consciousness. Questo shift in consciousness è un disegno che vi permette di ampliare la vostra consapevolezza, di identificare le vostre credenze, permettendovi quindi di spostare la vostra attenzione su tutte le credenze disponibili, e quindi di espandere le vostre capacità, riconoscere ciò che incorporate nelle vostre capacità ed espandere la vostra esplorazione.

Non è qui per creare l’Utopia. Non è la fine del conflitto. Ma se generate conflitto, incorporerete quell’azione intenzionalmente e SAPRETE che state generando il conflitto, e perché, e che è una scelta.

Quindi ciò che viene eliminato in questo ampliamento della consapevolezza è ciò che potreste chiamare le vostre vittime involontarie — che non sono precisamente involontarie, ma nelle vostre verità valutate che esistano vittime involontarie. Se scegliete di essere vittime, saprete che state scegliendo di esserlo, e saprete di aver scelto quell’azione in modo del tutto intenzionale per farne esperienza.» [Sessione 1368, 7 giugno 2003]


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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