☉Fonte [Sessione 202003281, 28 marzo 2020] Self-Directing2 Parafrasi estesa
Questa sessione di gruppo in webinar si svolge nelle prime settimane della pandemia, un contesto che porta naturalmente il gruppo a confrontarsi con un tema molto concreto: come dirigersi da sé quando le strutture esterne abituali (il lavoro, la routine, le indicazioni delle autorità) vengono improvvisamente meno. Al di là del contesto specifico, il nucleo della conversazione offre una delle definizioni più chiare dell’intero tema Self-Directing.
Essere “self-structuring”: cosa significa davvero
Rispondendo a una domanda di Marguerite su cosa concretamente si possa fare in un momento di incertezza diffusa, Elias introduce una distinzione importante tra due azioni spesso confuse: riempire il tempo ed essere “self-structuring”, cioè capaci di darsi una struttura da soli.
La prima, spiega, non richiede nulla di particolare. La seconda è tutt’altro: significa pensare con la propria testa invece di cercare risposte nelle autorità o negli altri, usare la propria intuizione, riconoscere i propri talenti, prestare attenzione a sé e agire di conseguenza. Non è tanto una questione di disciplina, quanto di sentirsi a proprio agio nel fare — ed essere produttivi — secondo un ritmo che si è scelto, non imposto dall’esterno.
Elias osserva che la maggior parte delle persone, fin dall’infanzia, viene abituata a essere strutturata da qualcun altro — prima i genitori, poi la scuola, poi il lavoro. Per questo, quando quella struttura esterna viene improvvisamente a mancare, molte persone si trovano spaesate: non sanno cosa le appassioni davvero, cosa farebbero del proprio tempo se ne avessero in abbondanza. Chi ha già iniziato a lavorare su di sé in direzione dell’autodirezione, osserva Elias, si trova in una posizione di vantaggio proprio in questi momenti di rottura della routine.
Non è questione di ribellione, ma di pensiero proprio
Un punto che Elias tiene a chiarire con attenzione: essere self-directing non significa opporsi alle indicazioni esterne per principio, né tantomeno promuovere la ribellione. Significa piuttosto non delegare interamente il proprio pensiero — continuare a valutare con la propria testa, usare la propria creatività, condividere idee con chi si ha intorno invece di aspettarsi che qualcun altro dica sempre cosa fare e cosa sia sicuro.
Dal pensiero all’intuizione
Verso la fine della sessione, rispondendo a una domanda più ampia, Elias amplia il discorso: gran parte dell’esperienza umana si è storicamente organizzata intorno al pensiero razionale come strumento principale di orientamento — automatico, rapido, familiare.
Lo spostamento che descrive non riguarda il passare dal pensiero all’emozione (Elias è chiaro: seguire le proprie emozioni non è il punto), ma 👉dal pensiero all’intuizione: una forma di conoscenza diretta, che non richiede la mediazione del ragionamento.
Il pensiero, spiega, è un meccanismo di traduzione; 👉l’intuizione è una via di comunicazione diretta. Imparare a fare più affidamento su di essa — senza per questo considerare il pensiero come sbagliato — è ciò che Elias lega esplicitamente al cuore di questo tema: dirigere se stessi significa, in un certo senso, smettere di avere bisogno di un “traduttore” tra sé e le proprie scelte.
Un chiarimento sui sentimenti in tempi di paura diffusa
Un ultimo scambio, con una partecipante molto sensibile all’energia altrui, offre un chiarimento utile anche al di fuori del contesto pandemico: quando ci si sente sommersi dalla paura o dall’ansia di chi si ha intorno, è facile dare per scontato di condividere automaticamente quello stato. Elias invita invece a fermarsi e chiedersi con chiarezza cosa si sta effettivamente provando in prima persona — poiché i sentimenti altrui sono segnali che appartengono a loro, non necessariamente a sé. Riconoscere questa distinzione, senza bisogno di “sistemare” nulla, è già di per sé sufficiente.
In sintesi
Questa sessione arricchisce il tema Self-Directing con un angolo pratico che le sessioni precedenti non avevano ancora toccato: la capacità di darsi una struttura propria — non riempiendo il tempo, ma scegliendo attivamente come impiegarlo — è essa stessa una forma di autodirezione, forse la più concreta di tutte quando le strutture esterne abituali vengono a mancare. Ad essa si affianca un secondo movimento, più sottile: imparare ad affidarsi progressivamente all’intuizione come via diretta di orientamento, invece che passare sempre attraverso l’analisi razionale.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org