☉Fonte [Sessione 216, 13 settembre 1997] Parafrasi estesa
Le due vocine di Darrick
Questa è una sessione privata, e nella sua parte finale contiene uno degli esempi più immediati e concreti di tutto il corpus su Trusting Self. Un giovane partecipante, Darrick, chiede a Elias una semplice conferma: sente un forte richiamo a trasferirsi in montagna, a Mammoth, e un richiamo molto più debole verso l’idea di entrare nella Guardia Costiera per “mettere ordine” nella propria vita. Vuole solo sapere se può fidarsi del richiamo più forte e seguirlo.
Elias coglie l’occasione per offrire un piccolo metodo, applicabile in generale ogni volta che ci si trova davanti a più “vocine interiori” che indicano direzioni diverse. Nel caso specifico, la voce più forte — quella che spinge verso la montagna — è la voce dell’intuizione.
La voce più debole, quella della Guardia Costiera, parla invece attraverso una credenza: l’idea che servano disciplina e responsabilità imposte dall’esterno per diventare una persona migliore. Il criterio pratico che Elias offre è semplice: quando si avvertono due vocine interiori in competizione, la domanda da porsi è quale delle due stia parlando attraverso una credenza — perché quella, riconosciuta come tale, va lasciata da parte in favore dell’altra, quella intuitiva.
Elias precisa anche un punto metodologico importante: non sta scegliendo lui la direzione al posto di Darrick, ma gli sta solo offrendo un criterio per riconoscere da sé quale voce ascoltare. Aggiunge poi un’osservazione più ampia, che vale al di là del caso specifico: ci si confonde proprio quando si cerca la risposta fuori di sé, perché guardando all’esterno si finisce per guardare attraverso il filtro delle credenze altrui — ed è proprio questo a generare confusione e conflitto. La propria voce interiore, al contrario, non è mai silenziosa: parla sempre, anche quando non la si ascolta.
Il contesto più ampio: lo shift e l’importanza del “qui e ora”
Prima di arrivare alla domanda di Darrick, la sessione affronta anche un tema collegato, sollevato da un’altra partecipante (Elizabeth), che si sente confusa e quasi spaventata pensando allo shift in consciousness come a qualcosa di lontano nel tempo, privo di un futuro su cui contare. Elias risponde che lo shift non è qualcosa da attendere: è già presente, ora, e l’unica vera questione è aprirsi alla sua realtà nel momento presente. Aggiunge che concentrarsi sul futuro distrae proprio dall’ascoltare se stessi — mentre restare nel presente permette di accedere più facilmente alle proprie impressioni, ai propri impulsi, a quella “vocina quieta” che offre le risposte di cui si ha bisogno, senza dover dipendere né da altre persone né dallo stesso Elias.
☉Fonte [Sessione 324, 23 settembre 1998] Parafrasi estesa
Sicurezza e passione: due proiezioni della stessa mancanza di fiducia in sé
Questa sessione pubblica, tenuta a Manchester (Vermont), contiene uno scambio molto concreto su un tema relazionale che Elias usa come esempio per illustrare un principio più generale. Una partecipante racconta di sentirsi divisa, nella propria relazione di coppia, tra il bisogno di sicurezza e la mancanza di passione.
Elias smonta entrambe queste preoccupazioni mostrando che nascono dalla stessa radice: la sicurezza che si cerca nell’altro è in realtà un’aspettativa proiettata all’esterno, che nasce da una mancanza di fiducia e accettazione verso se stessi — si cerca fuori ciò che non ci si offre dentro.
Allo stesso modo, la mancanza di passione percepita nella relazione riflette, più che un problema dell’altro, una mancanza di passione verso se stessi: se non si riconosce il proprio valore, non si può generare per sé né per l’altro un autentico sentire di passione.
“Sii selfish”: il vero significato della selfishness di essence
È in questo contesto che Elias pronuncia una delle sue formule più dirette e provocatorie, qui resa in maiuscolo nel testo originale per sottolinearne l’importanza: “sii selfish” (cioè: guarda prima a te stesso).
Elias premette che questa non è la stessa identica idea già diffusa da molti insegnamenti precedenti, secondo cui bisogna amare se stessi prima di poter amare gli altri — il punto di Elias è leggermente diverso e più sottile: per natura, tendiamo già a offrire agli altri un’accettazione che non sempre concediamo a noi stessi; ci prendiamo cura degli altri proprio in quegli ambiti in cui non sappiamo prenderci cura di noi. Questo accade perché la credenza collettiva diffusa premia chi è altruista fino all’autosacrificio (il “martire”) e condanna chi guarda prima a se stesso come “egoista” — una vera e propria duplicity, perché si finisce per considerarsi contemporaneamente buoni (quando si dà agli altri) e cattivi (quando si riceve o ci si concentra su di sé).
Elias osserva, con un tono insolitamente intenso, che ciascuno può essere molto più dannoso verso se stesso di quanto qualunque altra persona possa mai esserlo — perché nessuno può davvero danneggiarci senza il nostro accordo interiore, mentre verso noi stessi questo accordo manca spesso, e ci si ritrova in conflitto e in lotta con se stessi, creando malesseri fisici, disagio emotivo, insoddisfazione, mancanza di equilibrio.
“Sei perfetto, senza difetti”
A questo punto Elias offre un’affermazione molto forte, da intendersi non come vanteria ma come correzione di un’abitudine radicata al ribasso: invita la persona a guardare prima a se stessa, offrendosi tutto ciò che normalmente offre agli altri — perché ha valore, ed è una creatura perfetta in ogni sua espressione. Aggiunge, con un tocco di umorismo affettuoso, che non importa se la persona non gli crede subito: lui parla con la consapevolezza di chi conserva la memoria di sé (la remembrance), mentre la persona fisicamente incarnata ancora non ce l’ha — ma può comunque arrivare a riconoscere da sé questo stesso valore.
Il punto pratico che Elias collega a questo discorso è che l’accettazione e la fiducia in se stessi generano naturalmente, come sottoprodotto automatico, anche l’accettazione verso gli altri — e la gioia stessa, che non richiede altro che questo riconoscimento di sé.
Restare o lasciare la relazione: non è la vera domanda
Tornando alla domanda iniziale — se restare o no in quella relazione — Elias chiarisce che la scelta in sé non ha un valore assoluto: si può restare o lasciare, ed entrambe sono scelte legittime. Ma se la persona dovesse iniziare una nuova relazione portando con sé la stessa mancanza di fiducia in se stessa, si ritroverebbe a vivere lo stesso tipo di conflitto — perché il vero nodo non è mai la relazione con l’altro, ma la relazione che si ha con se stessi.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org