☉Fonte [Sessione 201212121, 12 dicembre 2012] Natural Self 2 Parafrasi estesa
Questa sessione privata telefonica con Jean-Baptiste (Araili) parte da un disagio fisico concreto per arrivare a una delle definizioni più dirette dell’intero tema: cosa significhi, in pratica, muoversi secondo il proprio “stato naturale”.
Il corpo come specchio della tensione
Jean-Baptiste descrive sintomi fisici intensi — bruciore di stomaco, disturbi digestivi — comparsi dopo un periodo di grandi cambiamenti (un trasferimento, un nuovo lavoro non desiderato). Elias collega questi sintomi non a un’intolleranza alimentare in senso stretto, ma a un più ampio conflitto interiore: quando si nutre insoddisfazione verso se stessi, quell’energia si riversa sul corpo, che comincia a reagire quasi come se sviluppasse un’allergia — non necessariamente a un cibo in sé, ma a ciò che quel cibo rappresenta simbolicamente in quel momento della propria vita.
La domanda diretta: cos’è il “natural self”
Jean-Baptiste, riferendosi al proprio intento di essenza (legato alla famiglia Tumold ≣, associata al connettersi con gli altri e con il proprio flusso naturale), chiede a Elias se “stato naturale” e “sé naturale” significhino semplicemente lasciarsi essere, senza dover fare nulla in particolare per raggiungerli. Elias conferma senza esitazioni: non si tratta di scoprire cosa fare, ma cosa si desidera fare — e questo si scopre solo permettendosi di essere naturalmente se stessi, invece di continuare a cercare cosa si “dovrebbe” fare. Quando si smette di farsi pressione e si lascia fluire la propria naturale disposizione, si scopre che le cose fluiscono con più facilità, e che ciò che sembrava così urgente, in realtà, non lo è quasi mai.
Il proprio ritmo non è uguale per tutti
Un punto molto pratico riguarda il ritmo personale. Jean-Baptiste si sente sopraffatto dal desiderio di fare, vivere, assorbire tutto immediatamente. Elias gli mostra che questo non è il suo ritmo naturale: alcune persone possono gestire grandi quantità di stimoli contemporaneamente, ma lui non è tra queste — il suo movimento naturale è più lento, fatto di assorbimento e assimilazione profonda, non di velocità.
L’immagine del giardino
Per rendere concreta questa distinzione, Elias offre un’immagine efficace: immaginare di entrare in un grande giardino pieno di fiori diversi. Il movimento naturale di Jean-Baptiste non sarebbe attraversarlo velocemente per vederli tutti, né restare fermo al centro per osservarli da lontano, ma spostarsi da un fiore all’altro, dedicando tempo a ciascuno — annusarlo, osservarlo, toccarlo, assorbirne davvero la presenza — prima di passare al successivo. Pretendere di vivere ogni cosa in fretta e tutta insieme, quando questo non è il proprio ritmo naturale, è ciò che genera la sensazione di essere sopraffatti — non la quantità di stimoli in sé.
L’immagine della spugna
Più avanti, rispondendo a una domanda sulla creatività (Jean-Baptiste fatica a scrivere un libro insieme al compagno, sentendosi bloccato), Elias introduce una seconda immagine altrettanto efficace: la spugna. Una spugna assorbe, si espande, e poi rilascia naturalmente ciò che ha assorbito, per poter tornare ad assorbire ancora. Jean-Baptiste funziona allo stesso modo: assorbe continuamente esperienze, idee, sensazioni, e le esprime spontaneamente — spesso in osservazioni che sorprendono lui stesso per la loro perspicacia, proprio perché non nascevano da un tentativo intenzionale di essere arguti o creativi, ma da un’espressione naturale di ciò che aveva assorbito. Il problema, dice Elias, non è la mancanza di creatività, ma il tentativo di pianificare a tavolino come esprimere tutto ciò che si è assorbito, invece di lasciare che accada da sé. La sintesi di Elias è diretta: smettere di provarci così intensamente e semplicemente essere.
Indicazioni pratiche di radicamento
In questa sessione Elias offre anche alcuni suggerimenti molto concreti per attraversare un periodo di sovraccarico: modificare temporaneamente l’alimentazione verso cibi semplici e non elaborati; dedicare due brevi momenti al giorno a una meditazione di “svuotamento”
- (senza obiettivo né focus particolare, semplicemente stando seduti con i piedi a contatto con il suolo, per favorire un radicamento naturale);
- prestare attenzione a cosa dà concretamente una sensazione di sicurezza (non come stato astratto, ma come sensazione riconoscibile);
- e limitare temporaneamente le interazioni con persone al di fuori del proprio ambiente più stretto, per potersi riadattare senza la pressione di dover essere “tutto per tutti” — partner, figlio, fratello, amico — contemporaneamente.
In sintesi
Questa sessione arricchisce il nucleo Natural Self con due immagini molto utili e concrete: il giardino, per mostrare che il proprio ritmo naturale — più lento o più veloce che sia — non va forzato al ritmo altrui; e la spugna, per mostrare che l’espressione autentica di sé (inclusa la creatività) arriva da sola quando si smette di pianificarla e ci si limita ad assorbire e lasciar fluire. In entrambi i casi, il messaggio centrale è lo stesso già incontrato nella sessione 1409: il proprio movimento naturale non richiede sforzo per essere corretto, richiede solo il permesso di essere lasciato fluire.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org