Dōgen, Busshō: commento (1) di J.Forzani a Busshō 12 [busshō12.2]

[Sommario IA] Viene confrontata la visione di Seian (“il tutto è il tutto che vive: natura autentica ente”) con quella di Dai I (“il tutto è il tutto che vive, natura autentica niente”), evidenziando come quest’ultima sia ritenuta superiore per la sua capacità di evitare la cristallizzazione in dogmi.

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Il sentire e l’amare di un evoluto


Il testo che segue è di Kempis, Cerchio Firenze 77. Lo condivido sotto questo titolo perché del sentire e dell’amore che genera la condizione esistenziale dell’evoluto effettivamente parla, e di ciò che da lui sorge come capacità d’amare di un amore non suo.

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La vita nell’Essere di chi non è più

La metafora del deserto indica la vita lontana dai valori del “mondo”, vita orientata da una moltitudine di archetipi transitori cui il nostro sentire aderisce e di cui è parte costituente e attiva. Il contemplativo diviene uno straniero perché ogni aderenza agli archetipi transitori viene meno e così si consegna a una vita nel deserto.

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