La necessità di una pratica meditativa quotidiana

Può un cammino interiore, spirituale ed esistenziale, non appoggiare su una pratica meditativa quotidiana?
Non credo, non fino ad un certo punto almeno. Vedo, purtroppo, molta approssimazione e molto dilettantismo su questo tema; molta superficialità.
Se si ha caro il proprio cammino, si è anche compreso che è necessario un ancoraggio quotidiano, un fermarsi e risiedere, un azzerare i contenuti della mente e di tutto ciò che l’identità tende ad aggiungere al reale, al ciò che è.

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I nostri piccoli mondi

Il cammino della trasformazione del sentire che chiamiamo vita, prende forma e si nutre di tutte le relazioni: da ciascuna riceve dati e possibilità di conoscenza-consapevolezza-comprensione.
Premesso questo, va detto che ci sono relazioni primarie e altre secondarie, relazioni che rappresentano la nostra officina esistenziale principale e altre che sono laboratori occasionali e transitori.

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La dimensione del poco

Considero un gesto appartenente alla dimensione del poco il cenare frugalmente stasera  e coricarsi non tardi.
L’ecologia delle parole, dei pensieri, dei gesti la considero appartenente alla dimensione del poco.
Il non discutere senza sosta di sé, dei propri guai e problemi, appartiene al poco.

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Gli assoluti, la compassione, l’amore

Cosa sono gli assoluti? Quei valori alti ed ultimi di cui parlano la morale, l’etica, la religione.
Una delle grazie di questa vita è stata per me la possibilità di crescere lontano da una formazione religiosa.
La mia era una famiglia di contadini e di comunisti; sono cresciuto nella fascinazione dell’anarchia e del Cristo di San Francesco. Più tardi lo zen è stato casa.
Tutto il cammino è avvenuto e avviene lontano dagli assoluti, dalle adesioni, dalle promesse, dai doveri.

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Darsi del tempo

Ci sono persone per le quali il tempo è un tiranno. Ce ne sono altre che ne hanno maggiore disponibilità ed è a queste che mi rivolgo.
Darsi tempo significa concedersi degli spazi vuoti, privi di finalità e di scopo: spazi di semplice stare.
Significa andare lenti, certamente, ma non solo: non desiderare nessun altrove, risiedere consapevolmente nel piccolo insignificante che sta accadendo.

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La vita è fatta di niente

Nei gironi della bulimia dei rapporti, delle parole, degli alimenti, delle retoriche si mostra il tentativo dell’umano di riempirsi e di circondarsi di senso.
Non so quale sia il risultato: per chi scrive, in un lontano remoto, era miserevole.
Le scelte ripetute di rottura e di estrazione dalla ritualità hanno, nel tempo, svelato la natura del tentativo bulimico, la sua illusorietà, la sua vacuità.

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