Dove la mente vede il deserto« Back to Questions List

Non è solo una domanda ma sono delle considerazioni. Tu hai parlato e scritto molto sul deserto, l'ultima volta in un haiku. Ho cominciato ad entrare nel deserto quando ho realizzato di non avere più né desideri, né interessi, né motivazioni a fare. In questo limbo la mente si è rarefatta, sfilacciata, e anche l'insegnamento del Sentiero, che pur ha forgiato la mia maturità, stenta ad essere messo in parole. Il nostro motto dice :dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita". Ora, in questo stare, la contemplazione è neutra, direi distaccata, il contemplato vive di vita propria ma non suscita alcunché. So che questo è un passaggio o un punto di arrivo, (anche se non c'è nessun punto di arrivo) per chi pratica la via del non attaccamento e dell'essenziale, tuttavia mi chiedo: "Dietro questo aridume dove si cela il seme della vita? Cosa mi sfugge? Solo i tuoi haiku mi svelano l'atto contemplativo e riverberano nel mio sentire.
Posted by roberto
Asked on 13 Novembre 2022 16:05
Grazie, è il tassello che mi mancava per collegare il senso di vacuità con la quiete che sta sotto a tutto questo e ancora all’Essere. In effetti questa percezione c’è, è l’attenzione al gesto, alla cura che credo sia carente in me, nonostante riconosca di avere oggi uno sguardo più attento. Sono, comunque, la tua presenza e quella del Sentiero che mi fanno, non perdere la rotta, e di questo dono sono profondamente grata.
Posted by Catia
Answered On 14 Novembre 2022 09:42
Conosco ciò di cui parli, è in parte anche la mia esperienza. In superficie tutto è vacuo, irrilevante e privo di senso: se dovessimo contemplare solo questo diremmo che c’è un grande spazio vuoto, a volte neutro, altre anche desolato. Ma non c’è solo questo, non dobbiamo mai trascurare di osservare più a fondo, sotto la coltre che posa la mente frustrata dalla mancanza di stimoli. --- Attenzione, sotto la coltre non c’è un mondo mirabolante, c’è semplicemente una quiete diffusa che parla di una accettazione del Ciò-che-È. Sotto la coltre, oltre l’ immenso vuoto della mente, c’è una pregnanza d’Essere che non ha parole per essere espressa, che non può consolare in alcun modo il deserto della mente, eppure è lì. --- Un grande spazio di sentire, sentire che non ha decodifiche ordinarie possibili, ma che diviene gesti di attenzione, di sollecitudine, di cura, di Amore feriale. Allora il nostro quotidiano, così vuoto sul fronte delle menti/identità, viene alimentato da questa sorgente più profonda che diviene visibile nei minuti gesti e che convive con il vuoto di senso. --- Simultaneamente viviamo i due stati, ma quello più profondo, quello dell’Essere, appare incostante, evanescente, ma in realtà non è così: ciò che cambia di densità è la coltre che le nostre menti stendono, l’Essere è sempre lì, sempre disponibile ma richiede uno sguardo profondo e sottile per essere isolato dall’indistinto di cui la mente si ammanta.
Posted by roberto
Answered On 13 Novembre 2022 17:18