Elias: orientamento, attenzione, direzione dell’Essenza [E170]

Se l’Essenza non deve raggiungere una condizione ulteriore, se nulla le manca e se l’esplorazione non è un processo, rimane una questione essenziale: che cosa orienta la sua attività?

La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.

MONOGRAFIE
5. La vita dell’Essenza non rivolta alla manifestazione fisica
☉Fonti del capitolo presente [Sessione: innumerevoli]
Capitolo 7

Se l’Essenza non deve raggiungere una condizione ulteriore, se nulla le manca e se l’esplorazione non può essere interpretata come un processo attraverso il quale essa diviene più completa, rimane una questione essenziale: che cosa orienta la sua attività?

Il problema nasce soprattutto dalla tendenza a identificare una direzione con una destinazione. Nell’esperienza ordinaria, orientarsi significa generalmente muoversi verso qualcosa: si intraprende un’attività per conseguire un risultato, si percorre una direzione per arrivare a un termine. Applicato all’Essenza, questo modello reintrodurrebbe immediatamente una struttura finalistica: l’Essenza esplorerebbe perché esisterebbe qualcosa che deve ancora raggiungere.

Le formulazioni di Elias sulle Regional Areas permettono di costruire un modello diverso. Esse mostrano che direzione non significa necessariamente destinazione, e che l’orientamento può appartenere all’azione stessa della coscienza senza presupporre un compimento verso il quale essa debba procedere.

Uno dei primi equivoci da eliminare riguarda il significato stesso di Regional Area.
Elias precisa che le aree della coscienza non sono piani, livelli o regioni dello spazio. Sono collegate all’attenzione. Nella Sessione 157 le definisce esplicitamente come direzioni dell’attenzione e aggiunge che ogni Essenza occupa tutte le aree della coscienza. (eliasforum.org)

Questa precisazione cambia radicalmente l’immagine. L’Essenza non si trova in una determinata zona della coscienza e non deve trasferirsi da una zona a un’altra. La numerazione delle Regional Areas non descrive una successione ontologica né una gerarchia. Descrive differenze nell’azione e nella direzione dell’attenzione.

La Sessione 1357 formula lo stesso principio in termini ancora più netti: l’Essenza, «figurativamente parlando», occupa tutte le aree della coscienza; identificare una Regional Area significa in realtà identificare una diversa azione. (EliasWeb)

Regional Area e direzione dell’attenzione non devono quindi essere pensate come due realtà indipendenti. La Regional Area è una modalità con la quale Elias traduce, in un linguaggio accessibile, una differenziazione dell’azione della coscienza.

Questo offre il primo elemento per comprendere l’orientamento dell’Essenza: l’Essenza non si orienta spostandosi verso un luogo; differenzia la propria azione attraverso direzioni dell’attenzione.
Questa è una ricostruzione editoriale del materiale, non una definizione letterale di Elias.

La Sessione 488 contiene una delle formulazioni più utili per questa distinzione. Elias afferma che l’Essenza occupa simultaneamente tutte le aree della coscienza; la questione riguarda piuttosto dove focalizza l’attenzione e come sceglie di esplorare e creare. (EliasWeb)

La simultaneità dell’Essenza non elimina dunque la focalizzazione. Questo è un punto decisivo. Se l’Essenza occupa tutte le aree, non ha bisogno di raggiungerne una che le sia esterna. Ma proprio all’interno di questa simultaneità possono essere espresse differenti focalizzazioni.

Possiamo quindi distinguere:
presenza dell’Essenza nella coscienza
e
direzione di una particolare attenzione dell’Essenza.

La prima non è selettiva nello stesso senso della seconda. L’Essenza non cessa di appartenere alla totalità quando una sua attenzione assume una particolare direzione.
La direzione non modifica ciò che l’Essenza è.
Differenzia il modo nel quale la sua azione viene espressa ed esplorata.

La Sessione 770 introduce una distinzione terminologica particolarmente importante.
Elias distingue attention da attentive to. L’attenzione costituisce l’espressione stessa di un focus: senza attenzione, dice, il focus non viene creato. Ma un’Essenza può mantenere un’attenzione senza necessariamente essere, nello stesso senso, attentive to quella particolare espressione. (EliasWeb)

Nel medesimo passaggio Elias respinge però una lettura sequenziale secondo la quale l’Essenza passerebbe da un’attenzione all’altra. Fuori dalla traduzione temporale propria dell’esperienza fisica, afferma, il tempo è simultaneo e l’attenzione viene mantenuta con tutti i focus simultaneamente. (EliasWeb)

Questa distinzione impedisce di immaginare l’Essenza come una coscienza unitaria che possiede un unico fascio di attenzione e lo sposta successivamente da un oggetto a un altro. L’Essenza incorpora molteplici attenzioni.

Perciò una direzione non deve necessariamente sostituirne un’altra. La simultaneità permette che differenti direzioni siano espresse senza essere ricondotte a una successione:
non prima A e successivamente B,
ma A e B come differenti direzioni dell’attività dell’Essenza.
L’orientamento dell’Essenza assume così un carattere multidirezionale.

Sempre nella Sessione 770 compare una formulazione ancora più direttamente pertinente. Elias afferma che gli aspetti della coscienza identificati come Essenze creano attenzioni in relazione a determinate funzioni ed esplorazioni in specifiche direzioni. (EliasWeb)

Questo passaggio consente di andare oltre la semplice affermazione secondo la quale l’Essenza possiede molte attenzioni. Le attenzioni non costituiscono una molteplicità indifferenziata. Sono associate a:

  • funzioni;
  • esplorazioni;
  • direzioni.

La direzione possiede quindi un contenuto esperienziale. Non è semplicemente l’equivalente non fisico di un orientamento spaziale. Una direzione identifica quale azione viene ingaggiata, quale modalità viene esplorata, quale espressione della coscienza viene focalizzata.

È in questo senso che possiamo parlare propriamente di orientamento dell’Essenza. Non come movimento verso una realtà assente, ma come configurazione direzionale della sua attività.

La Sessione 916 approfondisce precisamente questo punto. Elias descrive una condizione nella quale viene meno la singolarità dell’attenzione e vengono riconosciute simultaneamente molteplici attenzioni, ciascuna conservando la propria espressione individuale e unica. Tutte sono riconosciute come sé. (EliasWeb)

A questo punto introduce la scelta: ciascuna attenzione può scegliere quale direzione incorporare.
Elias aggiunge che le Regional Areas non identificano livelli, ma aree associate a particolari azioni, esplorazioni e movimenti; le attenzioni assumono quelle direzioni secondo la propria scelta di esplorazione, ciò che egli traduce anche come fascinazione, gioco e interesse. (EliasWeb)

Il passaggio è particolarmente significativo perché la scelta non viene giustificata attraverso una necessità.

  • Elias non dice che l’attenzione deve scegliere quella direzione per raggiungere uno stato successivo.
  • Non dice che vi sia una carenza da compensare.
  • Non dice neppure che l’esplorazione rappresenti un compito imposto all’Essenza.

Parla di scelta, di esplorazione, di fascinazione, di gioco, di interesse. Questo suggerisce una struttura molto diversa dalla finalità:
possibilità di direzione → scelta → ingaggio dell’esplorazione.
La sequenza è qui “esistenziale”, non temporale.

Elias utilizza la propria condizione come esempio. Nella Sessione 488 afferma che quella particolare attenzione della propria Essenza identificata come Elias occupa Regional Area 4. Questa direzione gli consente una determinata attività: l’esplorazione e l’ingaggio dell’insegnamento. Ma precisa immediatamente che altre espressioni della medesima Essenza non occupano Regional Area 4. (EliasWeb)

Questo esempio è importante proprio perché rende concreta la multidirezionalità.
Non sarebbe corretto dire: l’Essenza Elias è orientata all’insegnamento. Sarebbe troppo generale. Il testo permette invece di dire:

una particolare attenzione dell’Essenza identificata come Elias incorpora una direzione nella quale l’insegnamento costituisce una specifica esplorazione.

Altre attenzioni della stessa Essenza incorporano altre direzioni. La scelta di una direzione non definisce quindi la totalità dell’Essenza. E soprattutto non esclude le altre direzioni.
Una Essenza può esprimere simultaneamente una molteplicità di orientamenti attraverso la molteplicità delle proprie attenzioni.

Questo permette di precisare il significato di Regional Area 4. RA4 non deve essere trasformata in un «mondo delle Essenze» né in una condizione definitiva nella quale l’Essenza risiederebbe.

La Sessione 1357 è esplicita: le quattro Regional Areas costituiscono una mappa strettamente associata alle realtà fisiche. Regional Area 4 rappresenta, in quella mappa, una particolare azione collegata alla generazione delle manifestazioni fisiche; quando Paul osserva che l’Essenza esplora anche in altri modi, Elias risponde semplicemente: «This is one direction.» (EliasWeb)

Queste quattro parole sono fondamentali per la nostra ricerca.

  • RA4 è una direzione.
  • Non è la totalità dell’Essenza.
  • Non è l’ultima direzione.
  • Non è una condizione finale.

La stessa Sessione 1357 prosegue affermando che, oltre ciò che viene identificato come RA4, la metafora delle Regional Areas comincia a perdere la propria utilità. Elias parla allora della genuina espressione della non-separazione e precisa che non vi è più, «in a manner of speaking» (in un certo senso), distinzione dell’Essenza, perché Essenza è coscienza. (EliasWeb)

Questo impone un limite metodologico importante. Le Regional Areas possono mostrarci come Elias parla delle direzioni dell’attenzione, ma non costituiscono una cartografia completa della vita dell’Essenza. La coscienza eccede la mappa.

La Sessione 1182 conferma questo limite da un’altra prospettiva. Elias descrive RA4 come un’area molto focalizzata su movimenti che interagiscono con dimensioni fisiche. Quando gli viene chiesto di un’altra esperienza non fisica, la distingue da RA4 e la associa a un’altra area della coscienza. (EliasWeb)

Nella stessa sessione viene descritto un particolare focus non fisico* la cui attività viene tradotta come osservazione o esperienza di movimenti nella coscienza, non principalmente di individui o oggetti. Elias convalida questa identificazione. (EliasWeb)

*ANJULI: Quindi il mio focus più astratto, di cui hai detto che ciò che fa si traduce meglio nell’osservare o sperimentare i movimenti, non legati a individui ma movimenti in generale, si trova nella tua dimensione e quindi nell’Area Regionale 4, il focus che ora chiamo “Film”? È così astratto. Una volta mi sono connessa con lui e ho ricevuto alcune informazioni, una visione di molti tipi diversi di movimenti all’interno della coscienza, che collegano le cose…

Il valore di questo esempio non consiste nel permetterci di classificare definitivamente quell’esperienza in una nuova Regional Area. Elias stesso insiste sui limiti della traduzione. Ci permette però di vedere che le direzioni possibili dell’Essenza non devono essere modellate sulle categorie dell’esperienza oggettiva.
Un orientamento può riguardare movimenti, relazioni, configurazioni della coscienza.
Non è necessario che vi sia un «oggetto» dell’esperienza nel senso usuale.
Questo punto diventerà decisivo quando affronteremo la natura stessa dell’esperienza dell’Essenza.

Una sessione successiva rende ancora più esplicito ciò che stavamo cercando. Nella Sessione 202112091 viene chiesto a Elias se, mentre un’Essenza coinvolge i propri focus, la sua attenzione sia interamente rivolta a essi. Elias risponde negativamente. Alla domanda se l’Essenza interagisca con altre Essenze indipendentemente dai focus oggettivi, risponde senza esitazione di sì. (EliasWeb)

Quando gli viene chiesto quale sia il contenuto di questa interazione, Elias sottolinea che la domanda viene ancora formulata secondo categorie troppo singolari. Non si tratta necessariamente di uno specifico argomento o di un’attività delimitata come avviene normalmente nell’esperienza fisica. Egli descrive piuttosto un’esplorazione espansiva e continua, una partecipazione all’esplorazione in molte direzioni, proprio perché non vi è separazione. (EliasWeb)

Questo passaggio è particolarmente importante per la monografia. L’Essenza incorpora un’attività propria nella coscienza. E questa attività non deve essere necessariamente:

  • singolare;
  • delimitata da un oggetto;
  • organizzata intorno a una sola materia;
  • circoscritta a una sola direzione.

La molteplicità non è un’aggiunta successiva, è una caratteristica dell’attività dell’Essenza.

A questo punto è necessario introdurre una distinzione che evita di forzare il materiale. Nella Sessione 157 Elias afferma che le direzioni dell’attenzione sono influenzate dall’intent. (eliasforum.org) Nella Sessione 135 arriva ad affermare che ogni elemento della coscienza possiede intent. (EliasWeb)

Considerate isolatamente, queste formulazioni potrebbero suggerire che ogni Essenza possieda un unico intent fondamentale che governa tutte le proprie esplorazioni. Ma una sessione molto successiva introduce una precisazione che impedisce questa generalizzazione. Nella Sessione 201301031 Elias afferma esplicitamente che le Essenze 👉non incorporano necessariamente un intent. Parla invece di un theme, almeno in relazione all’ingaggio di una realtà fisica, e lo associa a ciò verso cui l’Essenza esprime maggiore curiosità o interesse. (EliasWeb)

Perciò non è metodologicamente corretto trasformare intent nel principio universale dell’orientamento dell’Essenza.
Il corpus sostiene con maggiore continuità un’altra costellazione di concetti:

attenzione — direzione — scelta — interesse/fascinazione — esplorazione.

L’intent può partecipare a questa struttura in determinati contesti, ma non deve esserne assunto come fondamento necessario. Questa distinzione è importante anche perché impedisce di trasformare l’orientamento in un programma di fondo.

Possiamo ora formulare più precisamente il risultato dell’indagine.

  • L’Essenza non appare come una realtà statica perché completa.
  • La completezza non elimina l’azione.
  • Le sue attenzioni possono assumere differenti direzioni; tali direzioni sono associate a differenti azioni ed esplorazioni; differenti attenzioni possono esprimere simultaneamente differenti direzioni; nessuna singola direzione esaurisce la totalità dell’Essenza. (EliasWeb)

Il punto centrale è che direzione non equivale a destinazione.

  • Una destinazione implica un punto non ancora raggiunto.
  • Una direzione, nel senso che emerge da queste sessioni, identifica invece il modo nel quale un’attenzione ingaggia l’azione della coscienza.
  • È possibile quindi avere orientamento senza postulare un termine.
  • È possibile avere scelta senza postulare mancanza.
  • È possibile avere esplorazione senza postulare incompiutezza.

Questa è una ricostruzione editoriale del materiale, ma consente di mantenere insieme le formulazioni di Elias senza introdurre una finalità che i testi non richiedono. Potremmo esprimerla così:

L’Essenza non si orienta verso ciò che deve ancora diventare. Le sue attenzioni differenziano, attraverso la scelta, le direzioni nelle quali la sua attività viene espressa ed esperita.

Le formulazioni relative alla fascinazione e alla curiosità meritano particolare attenzione perché mostrano una logica dell’esplorazione diversa dalla necessità.

Nella Sessione 916 Elias associa la scelta delle direzioni all’esplorazione, alla scoperta, al gioco e alla fascinazione. (EliasWeb) Nella Sessione 201301031, parlando del theme di un’Essenza, collega la sua direzione a ciò che suscita maggiore curiosità o interesse. (EliasWeb)

Queste formulazioni non permettono di costruire una teoria generale secondo cui «la curiosità è la causa dell’esplorazione». Sarebbe un passo ulteriore non esplicitamente compiuto da Elias. Permettono però di escludere un’altra concezione: l’Essenza non appare costretta all’esplorazione da una propria insufficienza.

La direzione può essere collegata all’interesse stesso dell’azione, alla fascinazione per una particolare modalità di esperienza. In questo senso l’esplorazione non deve necessariamente «servire» a qualcosa di esterno.
L’ingaggio stesso può costituirne il significato.

Rimane un ultimo problema. Se le direzioni sono innumerevoli, l’attività dell’Essenza potrebbe sembrare una dispersione casuale di esperienze. Ma il materiale non conduce a questa conclusione.

Le attenzioni mantengono la propria unicità; le direzioni vengono scelte; le esplorazioni presentano specifiche funzioni; una determinata attenzione può esprimere un interesse preciso, come mostra l’esempio dell’insegnamento di Elias. (EliasWeb)

La molteplicità non elimina quindi la configurazione. L’Essenza può esprimere simultaneamente molteplici direzioni senza che esse debbano convergere in una destinazione comune.

Qui emerge quella che possiamo chiamare, editorialmente, 👉coerenza senza finalità.
La coerenza non deriva dal fatto che tutte le esperienze debbano produrre un risultato ultimo. Deriva dal fatto che ogni direzione costituisce una configurazione concreta dell’azione della coscienza: un’attenzione, una scelta, un interesse, un’esplorazione.
L’assenza di un termine non equivale all’assenza di orientamento.

La ricerca sulle Regional Areas consente quindi di precisare un punto essenziale della vita dell’Essenza.

  • L’Essenza non è confinata a una singola direzione.
  • Non percorre una successione di livelli.
  • Non deve raggiungere una regione della coscienza che ancora non occupa.
  • Le Regional Areas indicano azioni e direzioni dell’attenzione; ogni Essenza appartiene già alla totalità della coscienza, mentre le sue attenzioni possono esprimere differenti orientamenti ed esplorazioni. (eliasforum.org)

RA4 è particolarmente istruttiva proprio perché mostra il limite della mappa: è una direzione, non la condizione definitiva dell’Essenza. Al di là di quella traduzione, Elias richiama una condizione di non-separazione nella quale persino la distinzione dell’Essenza deve essere relativizzata, perché Essenza è coscienza. (EliasWeb)

L’orientamento deve quindi essere collocato non all’interno di una geografia della coscienza, ma nell’azione della coscienza stessa.

  • Le attenzioni differenziano questa azione.
  • Le direzioni configurano differenti esplorazioni.
  • La scelta ingaggia differenti possibilità di esperienza.

Ma nulla di tutto questo richiede che l’Essenza proceda verso una condizione che ancora non possiede.

L’orientamento dell’Essenza è direzione dell’azione, non movimento verso il compimento.

A questo punto la questione cambia. Non è più necessario chiedere dove si dirige l’Essenza. Diventa necessario comprendere che cosa significa esperire quando l’Essenza non è separata dall’azione che esperisce.

È qui che il problema dell’orientamento conduce direttamente al problema più radicale della sua vita: il rapporto fra azione, esperienza e consapevolezza.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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