Ciclo sulle varianti secondo il Cerchio Firenze 77. Riunione 305, 1 aprile 1970 (da Opera Omnia del Cerchio Firenze 77)
Pagina base del ciclo sulle varianti con l’indice di tutti i post pubblicati e il link per l’acquisto dei volumi dell’Opera Omnia del Cerchio Firenze 77.
➡️Un viaggio dall’Eterno Presente al Cosmo, per scoprire il senso e la portata delle varianti.
In un’epoca in cui molto si parla di viaggi cosmici vogliamo anche noi compiere un viaggio immaginario sulla base di quello che vi abbiamo detto. Dall’Eterno Presente – se ciò fosse possibile – vogliamo dare un rapido sguardo al Cosmo, per scoprire il senso e la portata delle varianti. Se fosse possibile, nell’Eterno Presente, dire a un certo momento: «Noi a un certo momento vogliamo partirci dal Tutto per osservare il particolare». Ma voi sapete che nel Tutto non v’è un susseguirsi; prima e dopo hanno significato solo se si riferiscono al relativo. Non al Tutto.
Voi sapete che non esiste un certo momento in cui il Cosmo è stato emanato o creato o come dir volete. Ma l’inizio dell’emanazione o della creazione esiste solo nell’emanazione o nella creazione stessa. E il termine dell’emanazione o della creazione esiste e sussiste unicamente in seno all’emanazione o alla creazione. Cioè nel finito: nell’infinito non esiste limitazione.
Ma che cosa è questo Eterno Presente? È un compendio del Tutto ed oltre. Il Tutto, intendiamo dire, nel senso più lato di questa accezione. Dunque tutto è compreso: le scelte individuali, le varianti e via dicendo.
Non può avere significato, nell’Eterno Presente, qualcosa che venga a maturazione, qualcosa che progredisca, qualcosa che cresca. Tutto esiste già. Dunque quello che per voi è passato è presente; presente pure è il vostro presente e il vostro futuro. Tutto “è”, anche ciò che voi non sapete ancora di dover scegliere. Ma se dunque tutto esiste già nel Cosmo e oltre, nell’ipotesi che adesso ponevo di questo viaggio immaginario – fissando ciò che non è possibile fissare, la partenza da un punto dell’Eterno Presente per giungere al Cosmo – quale significato può avere questo viaggio e quale destinazione?
➡️Entrare nel piano fisico. La scelta del tempo e dello spazio.
Quale paesaggio troveremmo noi, partendo dall’Eterno Presente per giungere nel Cosmo, se tutto già esiste? Appunto, dovremmo fissare la mèta del nostro peregrinare.
Dovremmo fissare innanzi tutto 👉in quale piano approdare; perché voi sapete che il Cosmo comprende più piani; e supponiamo di approdare al piano fisico. Dovremmo fissare in quale punto ed in quale tempo. Perché, poiché tutto esiste già, non troveremmo l’epoca che voi state vivendo e sentendo, coercitivamente, ma tutte le epoche.
Dunque noi dovremmo scegliere il tempo e lo spazio. E ponendo di scegliere questo tempo e questo spazio, noi troveremmo egualmente una staticità del Cosmo, se alla successione dei fotogrammi del piano fisico non ci legassimo.
Noi troveremmo una serie di situazioni congelate, è vero? Se non ci limitassimo in ciascuna situazione, non limitassimo la nostra attenzione a ciascuna situazione e al moto che queste situazioni avviano, da una situazione all’altra. Solo allora troveremmo il movimento che voi sentite, che noi sentiamo e che vediamo ora. (Attraverso l’identificazione, ndr).
Dunque Eterno Presente e Cosmo non sono poi tanto lontani. Per entrare nel Cosmo si tratta di limitarsi, 👉limitare la propria percezione alla situazione che si desidera seguire.
➡️Entrare nel piano akasico. La scelta del sentire.
Ma tutte le situazioni esistono già nell’Eterno Presente. Se poi volessimo visitare il piano akasico, dovremmo scegliere a quale punto di successione dei “sentire” noi vorremmo fissare la nostra attenzione; altrimenti egualmente troveremmo una situazione statica perché il moto – quale voi lo conoscete e lo sentite – nel senso assoluto non esiste.
Voi sapete che la successione del piano akasico si chiama passare da un “sentire” elementare ad un “sentire” in forma più intensa, che avviene contemporaneamente per ogni individuo. Perché, direte voi?
Perché tutto ciò che è non dico identico – non esiste termine né analogo, né simile, né eguale; formate voi una parola che compendi tutti questi significati – tutto ciò che dunque è simile o molto analogo o pressoché eguale nel Cosmo, tutto quello che – mi suggerisce il figlio Silvio – è equipollente, vibra, agisce, svolge la sua funzione nello stesso modo.
Da qui nasce la contemporaneità del “sentire” nel piano akasico. Se nel piano akasico esistono tante forme di “sentire”, l’una più semplice fino a giungere a quella più complessa che rappresenta il “sentire” cosmico, se tutte queste esistono nel piano akasico e illusoriamente vibrano – dovremmo interessarci anche di che significato ha questo verbo – vibrano, questa vibrazione non può che avvenire contemporaneamente per ciascun grado di “sentire”. Non vi sarebbe motivo che “sentire” equipollenti vibrassero in modo diverso. Due corde di violino, che siano accordate sulla stessa nota, vibrano all’unisono. E via via, tanti sono gli esempi che potremmo fare; ma credo che non vi sia bisogno per comprendere questo concetto.
Vibrare che cosa significa? Significa dare un sentimento, se riferito appunto al piano akasico. Nel piano akasico ogni “sentire” individuale è presente: di ciascun individuo la gamma completa. Come nel piano fisico, ogni fotogramma rappresentante i veicoli fisici di ciascun individuo è presente.
Lo scorrere, ho detto, si ha solo se si limita l’attenzione a ciascun fotogramma e al movimento cui questo fotogramma induce. Così la vibrazione del “sentire” nel piano akasico avviene in modo analogo; ogni “sentire” è presente, ma è per sua natura che sfocia in un “sentire” successivo, che induce ad un “sentire” successivo. La famosa collana di perle. Ogni “sentire” è una perla; ciascun “sentire” proviene da un “sentire” precedente , nel senso di intensità, e sfocia in un “sentire” seguente, sempre in senso di intensità. In forza di questo legame – “sentire” uno alla volta – nasce lo scorrere del “sentire” nel piano akasico, che, come abbiamo visto, dà luogo alla vita di “sentire” in tutti gli altri piani. Alla vita dell’individuo, in parole povere.
Se dunque noi vogliamo scendere nel piano akasico, dobbiamo fissare la nostra attenzione a un livello di “sentire”, e legarci a quello per seguirne lo scorrere. E allora vedremmo che l’aspetto del Cosmo acquista un significato diverso, una luce assai differente.
Mentre prima vedevamo una serie di avvenimenti scorrere contemporaneamente, cioè secondo l’epoca e lo spazio scelti, adesso non più: adesso vediamo che tutte le epoche e tutti gli avvenimenti sono ricettacoli di quel “sentire”, e quindi – in un certo senso – vivono contemporaneamente. Ovverosia, individui ubicati nei piani in tempi e spazi diversi sentono contemporaneamente giacché il “sentire” equipollente vibra all’unisono. Così Tizio dell’antica Roma vive e “sente” contemporaneamente al ragionier Rossi della vostra epoca, nel piano fisico e nel piano akasico.
➡️Dunque, quale significato può avere la variante?
Dunque, se a questo punto siamo, quale significato può avere la variante? Se tutto è già, come si può parlare di libertà dell’uomo? Dell’individuo? Certo, tutto esiste già, non v’è dubbio su questo. Questa non è un’affermazione, un postulato che noi poniamo. È una deduzione logica, forse di altri postulati; ma certo che ha una sua valida spiegazione.
Se l’Assoluto è il Tutto, e Dio non può in qualche modo accrescersi per essere perfetto, non può esistere qualcosa che in qualche modo accresca l’Assoluto. Egli è già tutto: tutto sa, tutto conosce, tutto comprende.
Anche le nostre scelte dunque esistono già. Non possono essere ubicate in un tempo e in un luogo dell’Eterno Presente, poiché l’Eterno Presente tutto comprende; contiene il tempo ed è il senza tempo. Non è il tempo che si protrae all’infinito.
Ma siamo poi sicuri che dire:
- «Poiché tutto esiste già, vuol dire che io non ho scelta alcuna?». Siamo sicuri che dire:
- «Tutto è già scritto», significa che l’individuo non abbia libertà?
È questa, infatti, una deduzione errata. Perché ho detto or ora che Dio non ha, ad un certo momento – momento che non può avere – emanato o creato il Cosmo. Il Cosmo è esistito da sempre. L’inizio e la fine del Cosmo sono nell’ambito stesso del Cosmo perché il Cosmo è limitato e ha un inizio e una fine; ma non hanno riscontro nell’Eterno Presente.
Nota di uma: Questa spiegazione può confondere: i fotogrammi dell’inizio e della fine sono presenti nell’EP, ma non sono l’inizio e la fine essendo tutto simultaneo.
➡️Voi che scegliete non seguite il disegno di Dio, ma sono le vostre scelte a fare il disegno di Dio.
Ma se Dio avesse emanato il Cosmo nel senso che le religioni danno al concetto della creazione, questa non potrebbe essere avvenuta che in un solo attimo. E l’attimo in cui il Tutto avrebbe emanato il Tutto – comprese le vostre scelte – le avrebbe emanate quali voi le vivete, 👉non in base a un Suo disegno, 👉ma in base alle vostre scelte. Non è un sillogismo.
Dunque, voi che scegliete 👉non seguite un disegno di Dio. Piuttosto è giusto il contrario: 👉il disegno di Dio è quello che è in base alle vostre scelte. La cosa, come vedete, è molto diversa.
Dire che tutto esiste già non significa dire che l’uomo non ha scelta. Dobbiamo dire che tutto esiste già in funzione e 👉in virtù delle scelte dell’uomo, degli individui.
Nota di uma: si possono comprendere queste affermazioni solo se si comprende la natura della generazione/percezione simultanea: l’EP è un archivio, non un programma. Questo significa che tutto ciò che gli individui vivono nel tempo è presente in un archivio senza tempo, o viceversa: tutto ciò che è nell’archivio è ciò che gli individui vivono. Leggere il capitolo sulla percezione/creazione in Oltre il silenzio.
«Come? – direte voi – Ma noi ancora non le abbiamo operate queste scelte!». Non ha alcuna importanza, ripeto. Nella mente dell’Onniscienza non esistono questi limiti. Tutto è stato fatto secondo un disegno che lascia all’uomo una certa libertà. I limiti di questa libertà voi li conoscete.
Ma come può allora esistere una variante se già tutto esiste? Tutto esiste! Ma per dire e per essere che l’uomo esista e viva e “senta” nei limiti della sua libertà relativa, è necessario che questa libertà di fatto si concretizzi nel Cosmo. Per dire che l’uomo ha una certa libertà, il Tutto deve esistere nella misura di questa libertà.
Per dire, per esistere un Kempis che ha la possibilità di fare una scelta, deve esistere nel Cosmo, un’azione e la sua variante; ovverosia offrire questa possibilità di scelta, anche se già esiste la scelta che io farò. «Allora – voi direte – si tratta solo di salvare la forma!». È vero, figlio Guido? Ma non si tratta solo di salvare la forma, tanto è vero che – ecco la ragione per la quale sembra di leggere un romanzo di fantascienza – le varianti possono essere seguite indifferentemente dall’uno o dall’altro dei due soggetti rappresentati.
➡️Variante significa strade diverse per arrivare alla stessa meta
Che cosa significa “variante”, figlio Aldo? Significa semplicemente una strada diversa per giungere a una stessa mèta. Anche in senso del traffico, la variante a una strada non è che una via laterale che si congiunge poi, proseguendo, in un percorso unico. Dunque noi abbiamo cominciato a parlare delle varianti dalla parte più semplice, cioè quelle varianti così piccole, così identiche, di eguale portata, che sono quelle che esistono per conferire all’uomo la sua libertà pura. E la figlia Franca e il figlio Corrado hanno centrato in pieno il valore di queste varianti. 👉Qualunque esempio può essere valido: qualunque azione limitata, breve, senza significato, tanto forse da passare inosservata, può essere oggetto della libertà pura dell’individuo👈. La quale – è vero, figlia Nella? – esiste in tutti i gradi di evoluzione.
➡️Le varianti esistono per arrivare alla libertà pura. E i vari tipi di libertà servono per formare la coscienza.
Naturalmente, poiché per definizione, libertà pura significa “azione al di fuori di influenza”, in misura maggiore questa esiste nell’evoluto; ma anche nell’inevoluto vi sono gesti dovuti alla libertà pura. Qualunque azione nata spontaneamente, 👉al di fuori di influenze, può essere dunque retaggio della libertà pura dell’individuo. Un esempio concreto non possiamo farlo; possiamo farne quanti volete. Potremmo capovolgere la domanda e dire: «Quale azione è al di fuori dell’egoismo?».
Fatemi un esempio di una azione che sia al di fuori dell’egoismo.
Qualunque azione può essere al di fuori dell’egoismo o nell’egoismo. La realtà la sa solo colui che vede nella realtà. Quando siamo in tema di esempi, possiamo farne quanti vogliamo perché li aggiustiamo come vogliamo.
Quello che è certo è che le varianti – cioè la possibilità di compiere un’azione o non compierla, 👉limitatamente ad azioni che rientrano nell’ambito della libertà pura👈 – 👉certo si è che sono azioni di poco conto👈.
Nota di uma: più Kempis si addentra nella questione delle varianti, più emerge la distanza da quanto affermato da Seth. Sorge chiaramente un dubbio: i sé probabili di Seth sono una lettura altra del tema delle varianti o sono completamente altro?
Ebbene, vi abbiamo detto che 👉questa possibilità di fare varianti, esiste per conferire all’individuo la libertà pura (senza condizionamento, ndr); e i vari tipi di libertà sono necessari per dare all’individuo la coscienza.
Ora, perché questa libertà pura non sia una questione di forma e non di sostanza, occorre che realmente e concretamente, nel piano fisico, esistano due serie di fotogrammi: l’una che mi contempla mentre leggo un libro, l’altra che mi contempla mentre faccio un solitario con le carte.
Dico una azione qualunque ripetendo che queste due azioni purtuttavia possono non rientrare nella libertà pura dell’individuo, questo lo abbiamo già appurato (nel caso che la variante sia vissuta esclusivamente dall’individuo interessato, e da nessun altro, ndr). Occorre che nel piano fisico esistano queste due serie di fotogrammi. Non solo, non basta. Occorre anche che, all’occorrenza, sia l’una che l’altra, possano essere o siano realizzate (?, ndr).
Non approfondiamo – perché dovremmo entrare in una tale complessità, come diceva giustamente la figlia Zoe, degli eventi che non avremmo la facoltà di seguire con chiarezza – non approfondiamo come, quando e perché, ma certo si è che entrambe le varianti debbono o possono essere seguite. Cioè: se durante la lettura del vostro libro, o il gioco del solitario, è presente un’altra creatura – e non è detto che sia una persona, è vero? – cioè l’una variante o l’altra è comune ad altre creature al di fuori di voi, ebbene perché validamente queste varianti esistano ed abbiano significato, occorre che possano essere indifferentemente seguite dall’una o dall’altra creatura.
Ecco quindi la necessità delle varianti della libertà pura, la ragione della loro esistenza. Se hanno eguale peso karmico, se sono di breve durata, se sono di eguale peso, di breve durata, di limitata portata e via dicendo, non importa. Sono egualmente importanti perché affermano e fanno sussistere la libertà pura dell’individuo. E perché questa esista e sussista, occorre che queste varianti possano indifferentemente essere seguite dall’una o dall’altra creatura. Abbiano dunque la stessa facoltà e possibilità di dare un “sentire” alle creature che in essa sono rappresentate.
➡️Alcuni esempi di libertà pura e spuria.
Noi abbiamo un po’ ciurlato nel manico – come si usa dire – quando parlando di varianti che rientrano nell’ambito della libertà pura, abbiamo posto esempi di varianti che invece non possono far parte di questa libertà pura. Ho detto prima che qualunque azione – non possiamo fare un esempio preciso, perché, ripeto, è qualcosa che sta al di là della azione che definisce se quella azione fa parte della libertà pura o meno dell’individuo – ma vi sono alcune azioni che non potranno mai rientrare nella libertà pura. È vero, figli?
Per esempio l’azione di bere un bicchiere d’acqua derivante dalla propria sete. Questa azione non viene eseguita al di fuori di una influenza, ma è proprio dettata dalla influenza; quindi deve appartenere alla libertà spuria dell’individuo.
Ecco allora che noi abbiamo portato degli esempi che non potevano far parte della libertà pura; ma vi abbiamo anche precisato questo, vi abbiamo detto: «Guardate, questi esempi non possono far parte della libertà pura». Tuttavia il principio rimane valido.
👉Tutte le volte che l’uomo ha possibilità di scegliere, reale, significa che esiste una variante nella misura di questa scelta.
Allora questo – abbiamo detto – non basta; occorre che la variante non rimanga come un ramo morto, un testimone muto, ma occorre che questo ramo sia vivo e valido tanto da essere vissuto, al pari di quello che voi scegliete, da altri. Ed ecco quindi la ragione per cui questi rami – che poi si rinnestano – esistono sul piano del “sentire”, del conferire sentimento, sensazioni, emozioni e via dicendo; esistono entrambi validamente.
Come è dunque possibile che i conti tornino? Nell’ambito della libertà pura, delle varianti che rientrano nella libertà pura individuale, non vi sono problemi. Sono le più semplici, le più facili a capirsi. Sono di eguale peso, di breve durata, di un trascurabile rilievo, per cui è facile capire che i conti – riflettenti anche l’economia del piano fisico, di tutti i piani – facilmente tornino. Ma le altre varianti delle quali vi abbiamo taciuto? E quali sono le altre varianti?
Ripeto: tutte le volte che l’individuo ha la possibilità reale e concreta – non facente parte quindi di quella libertà illusoria che decuplica la libertà individuale – tutte le volte che l’individuo ha una possibilità reale e concreta di poter fare una azione o non farla – 👉dunque anche quelle azioni che rientrano nella sua libertà relativa… spuria – esiste una variante. Quelle sono le altre varianti.
Quando voi avete la possibilità di comperarvi un gelato per combattere l’arsura, e lo comperate oppure non lo comperate, ebbene esiste la possibilità reale di seguire o non seguire quella variante. Esiste viva e vitale la possibilità di seguire o non seguire questo richiamo, questo desiderio, questa necessità, come volete. Ed entrambi i rami sono verdi, vivi, reali, vissuti. «Allora – direte voi – come possono tornare i conti?». Ebbene, in quel caso, poiché entrambi i rami sono esistenti, viventi e di eguale importanza, ebbene le cose sono fatte in modo che i conti tornano.
Se dunque – è una equazione matematica, ha detto il figlio Aldo – dunque se il fatto ha un valore negativo, perché le proporzioni siano rispettate e quindi i numeri di tutti i piani tornino, deve esistere un altro fatto che rechi l’equilibrio previsto al termine degli eventi.
Allora quale significato ha mai seguire questo ramo o l’altro ramo? Questa variante o l’altra variante? Vedete come tutto sembra disperdersi! Come questo unico Cosmo sembra ancora una volta diventato una sfera dalle mille sfaccettature che tutte rispecchiano una storia diversa. E che scompongono così la realtà in tante immagini l’una differente dall’altra. Ma questa non è la visione esatta, figli e fratelli. Perché il Tutto ha una sua unicità e tutto, alla fine, torna. E tutto, alla fine, conserva questo carattere unitario.
È vero, può accadere che – debbo dirlo? – un fatto che voi considerate avvenuto in un modo, sia da altri vissuto in modo diverso. Che un colpevole, visto da centinaia di testimoni, in effetti poi sia innocente; che abbia vissuto una variante diversa. Questo non è in contraddizione con quanto ho detto la scorsa volta. Occorre distinguere.
Ed allora, come giudicare? Voi stessi avete convenuto che l’uomo non può, non ha gli elementi per giudicare. Ma non smarritevi in questa realtà che sembra sfuggirvi. Non temete di perdervi. Pensate che tutto è stato fatto in modo perfetto.
Pensate come tutto è stato fatto nel rispetto di una vostra libertà, anche se questa libertà vi viene concessa in dosi, all’inizio piccole, poi sempre più grandi per il vostro stesso bene. Pensate a tutto questo. Pensate a quante cose nuove avete conosciute e che vi sono state date in modo forse incredibile.
Pensate a questa realtà, con l’erre maiuscola, quale altro sottofondo e substrato di conoscenze, di fatti, di fattori, di influenze e di eventi diversi nasconde. Ed abbiate la forza di non smarrire la ragione. Kempis
CONCETTI CHIAVE ALLA LUCE DI UN POSSIBILE CONFRONTO CON SETH
✦ v2, 297 E infine poi il “Sentire Assoluto”. […] Raggiunta la Coscienza Assoluta, il “Sentire Assoluto”, v’è tutto.
V’è non solo il “sentire” come coscienza, ma il“sentire” completo del Tutto. Il tutto conoscere ed essere presente nel Tutto. Quindi non solo nei fotogrammi che un individuo può avere scelto, ma 👉 nelle varianti che l’individuo può non avere scelto 👈.
✦ v4, 299 Ma se noi analizziamo tutta la serie, noi vediamo 👉un “sentire” alla volta, dal più semplice al più complesso, che vibra successivamente.
👉Le varianti esistono e sussistono solo ove non c’è Karma, non v’è passaggio obbligato
Voi vedete che 👉se questo denaro non fosse il comun denominatore della storia dei tre, le tre storie sarebbero divergenti e non esisterebbe più un Cosmo, ma sarebbe tutto un mondo di sogno.
👉solo quando questo possa bene intessersi sul comun denominatore delle storie individuali; solo quando questo non porti ad una serie di fotogrammi del tutto aliena, lontana, dalle altre, da quelle di altre creature che sono attorno al protagonista.
✦v5, 301 👉Esistono quindi varianti di fotogrammi del piano fisico, varianti di fotogrammi del piano astrale, varianti di fotogrammi del piano mentale.
“qualunque serie di fotogrammi appartenenti a qualunque creatura, comprese le varianti, 👉lo scenario è quello”
Vi è stata una grande eruzione vulcanica; non esiste possibilità di variante.
La vita macrocosmica, la vita del macrocosmo, non ha varianti
La sua libertà pura è piccola. «Quindi le varianti – voi direte – sono minime!». Sì, le varianti, quel genere di varianti è minimo. Ma esistono anche in una visione un po’ più ampia; sempre varianti, ripeto, del piano fisico.
Per comprendere la soluzione di questo enigma, occorre rifarsi non solo alla libertà che ha una creatura, ma 👉alle conseguenze dell’azione compiuta dalla creatura nell’ambito della sua libertà. Perché ciascuna azione ha un suo peso e se questo peso c’è, deve colpire qualcuno. Non può annullarsi, deve avere una sua esistenza, una sua vita.
✦ v6, 302 queste varianti sono di 👉breve percorrenza, ed ai fini del peso ben presto si ricongiungono
Le vite individuali si intrecciano. Così se possono esservi dei momenti di queste vite “sentiti” unicamente dallo stesso individuo, tuttavia questi sono momenti, sono varianti, ma 👉debbono necessariamente reintegrarsi con le storie degli altri individui, in senso generale.
un fatto esistente secondo una variante, che può essere “sentito” da una creatura e non “sentito” da un’altra creatura egualmente protagonista; la quale altra creatura percorre invece la variante di quel fatto e quella variante “sente”.
✦ v7, 303 è logico che nel piano fisico esistono questi due fatti rappresentati nelle serie dei fotogrammi; per cui se io scelgo la prima di queste serie anziché la seconda, dissi che precludo la strada ad altre creature che sono come me rappresentate in entrambe le serie, a 👉percorrere la seconda delle serie, quella che io ho scartata. (👉affermazione smentita da quella che segue)
Vi abbiamo anche detto che esistono, però, varianti vissute unicamente da un protagonista, mentre gli altri protagonisti del medesimo fatto rappresentati nelle varianti vivono la variante scartata.
👉chi prima sceglie, per così dire, preclude la strada a chi “sentirà” successivamente, preclude i fotogrammi all’altro protagonista – vedi esempio del cinema – allora come può essere che il Santo, il quale – detto per assunto – ha più evoluzione e quindi più possibilità di scelta – perché noi abbiamo detto che le varianti esistono in proporzione alla libertà degli individui – come è possibile che il Santo, il quale ha più libertà del selvaggio, sia dalle scelte di questo condizionato
✦ v10, 306 Dunque noi dovremmo scegliere il tempo e lo spazio. E ponendo di scegliere questo tempo e questo spazio, noi troveremmo egualmente una staticità del Cosmo, se alla successione dei fotogrammi del piano fisico non ci legassimo.
Noi troveremmo una serie di situazioni congelate, è vero, figli e fratelli? Se non ci limitassimo in ciascuna situazione, non limitassimo la nostra attenzione a ciascuna situazione ed al moto che queste situazioni avviano, da una situazione all’altra. Solo allora troveremmo il movimento che voi sentite, che noi sentiamo e che vediamo ora.
Che cosa significa “variante”, figlio Aldo? Significa semplicemente una strada diversa per giungere a una stessa meta.
Naturalmente, poiché per definizione, libertà pura significa “azione al di fuori di influenza”, in misura maggiore questa esiste nell’evoluto; ma anche nell’inevoluto vi sono gesti dovuti alla libertà pura. 👉Qualunque azione nata spontaneamente, al di fuori di influenze, può essere dunque retaggio della libertà pura dell’individuo👈. Un esempio concreto non possiamo farlo; possiamo farne quanti volete. Potremmo capovolgere la domanda e dire: «Quale azione è al di fuori dell’egoismo?».
Quello che è certo è che le varianti – cioè la possibilità di compiere una azione o non compierla, 👉limitatamente ad azioni che rientrano nell’ambito della libertà pura👈 – 👉certo si è che sono azioni di poco conto👈.
Occorre che nel piano fisico esistano queste due serie di fotogrammi. Non solo, non basta. Occorre anche che, all’occorrenza, sia l’una che l’altra, possano essere o siano realizzate (?, ndr).
Non approfondiamo – perché dovremmo entrare in una tale complessità, come diceva giustamente la figlia Zoe, degli eventi che non avremmo la facoltà di seguire con chiarezza – non approfondiamo come, quando e perché, ma certo si è che entrambe le varianti debbono o possono essere seguite. Cioè: se durante la lettura del vostro libro, o il gioco del solitario, è presente un’altra creatura – e non è detto che sia una persona, è vero? – cioè l’una variante o l’altra è comune ad altre creature al di fuori di voi, ebbene perché validamente queste varianti esistano ed abbiano significato, occorre che possano essere indifferentemente seguite dall’una o dall’altra creatura.
Ecco quindi la necessità delle varianti della libertà pura, la ragione della loro esistenza. Se hanno eguale peso karmico, se sono di breve durata, se sono di eguale peso, di breve durata, di limitata portata e via dicendo, non importa. Sono egualmente importanti perché affermano e fanno sussistere la libertà pura dell’individuo. E perché questa esista e sussista, occorre che queste varianti possano indifferentemente essere seguite dall’una o dall’altra creatura. Abbiano dunque la stessa facoltà e possibilità di dare un “sentire” alle creature che in essa sono rappresentate.
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