L’accadere si svela nella sua Essenza

Viene un momento, nella comprensione, in cui un accadere, un fatto, è solo quello, un accadere, un fatto.

Quando avviene? Quando si è perso interesse per tutto ciò che racconta di un sé e anche l’analisi può essere un racconto di sé.
Su ogni cosa che accadeva aggiungevamo qualcosa, finché quell’impulso non ha perso forza. Allora un fatto si è rivelato essere solo un fatto.

Mille volte l’abbiamo detto: quel fatto è infinita profondità, è Essenza. Un abisso d’Essenza.
Nel deserto delle adesioni, delle convinzioni; nel vuoto dei progetti, dei desideri, degli slanci; nella pregnanza esistenziale dei fatti che sorgono da una disposizione creativa che non conosce limite, sgorga l’attimo dell’Essenza.

I fatti sorgono da una pienezza creativa: questo è evidente dal momento che ciò che accade è da noi generato. Quella pienezza creativa non è un fare, è uno stare, un risiedere nel sentire la cui creatività è come il lievito nella massa.

La creatività è sentire come sente il lievito nel pane, o nella birra, o nel vino: non c’è creatività perché fai, c’è perché sei Vita.
Essere-Vita è essere Essenza: nel vuoto di ogni definizione di sé, l’Essenza dichiara se stessa, in ogni adesso diversa. Non osservi i fatti, sei l’Essenza che genera ogni fatto.


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