Cerchio Firenze 77: la comunione spontanea del sentire 60

[Prosegue da 59] Questo concetto, nella maggior parte di chi ascolta susciterà smarrimento e perplessità. (L’amore che si raggiunge […] fa entrare in comunione gli esseri, […] è essere anche l’altro […] raggiungere un livello tale da rendere entrambi un solo essere. Ndr)

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Questo concetto, nella maggior parte di chi ascolta susciterà smarrimento e perplessità. È inevitabile: siete troppo abituati al culto di voi stessi, della vostra personalità, del vostro io, per accettare a cuor leggero una simile rivelazione. Voi vedete, in queste comunioni che fondono gli esseri in una sola essenza, una sorta di decimazione, un annullamento di tutti coloro che tali comunioni costituiscono. Ed è un errore, perché non si tratta di un annullamento ma di un arricchimento; non di una decimazione ma semmai di una decuplicazione dei singoli sentire individuali, che raggiungono un livello di vivezza e di espansione ben oltre la somma dei sentire costituenti.

Ora, per comprendere come ciò sia possibile, bisogna chiedersi: che cos’è, nella dimensione umana, che fa evolvere l’uomo? Il contatto con i suoi simili, le relazioni che ogni uomo necessariamente ha con gli altri uomini, familiari, amici, estranei, nemici, sono fonte di quegli stimoli che lo inducono a reagire e costruire la sua coscienza individuale. Il cammino, come ben sapete, è molto tortuoso e anche indiretto; attraverso al gioco dei contrari l’uomo raggiunge il giusto modo d’essere nei riguardi della società in cui vive: giusto modo d’essere che deriva dall’aver compreso quale deve essere la propria vera funzione in quella società.

Dunque le relazioni tanto possono, eppure il legame che esse stabiliscono è superficiale rispetto alla comunione degli esseri, non agisce mai di­rettamente sull’intimo essere di quelli che sono i soggetti delle relazioni, ma solo per risonanza.
Cerco di spiegarmi: una cattiva azione che un vostro simile può farvi giunge nel vostro intimo — si dice: vi ferisce — solo se voi, in un certo senso, permettete che sia così; cioè se raccogliete, se reagite a quegli stimoli, se siete sensibili e suscettibili a quel tipo d’impulso. Ed è bene, perché proprio attraverso alla vostra suscettibilità la vita — o meglio: le vite — vi porteranno a superare, a non raccogliere, ad avere pietà di chi non ama perché chi non ama, prima di tutto, è infelice.

Questo è il legame che, al massimo, le relazioni umane costituiscono; e se anche è un legame che, in ultima analisi, lascia sempre gli esseri uno diviso dall’altro, è egualmente capace di operare quel miracolo che è l’ampliarsi del sentire individuale, perché facendo cadere le limitazioni che distanziano i sentire ne innesca la comunione.

Immaginate quale miracolo sia capace di operare sugli esseri un’unione diretta dei sentire, dato appunto che l’unione, il contatto indiretto è già capace di far cadere le limitazioni individuali, cioè è capace di trasformare gli esseri.
La sequenza è questa:

  • caduta delle limitazioni,
  • nascere di sentire diversi dagli originari ed equipollenti fra loro,
  • comunione dei sentire equipollenti,
  • manifestarsi del diverso sentire, di un sentire più ampio.

Dopo di che il ciclo inizia nuovamente. Come ho detto, la caduta delle limitazioni dei sentire di poco ampiezza — per esempio, degli uomini — avviene vivendo nei mondi della percezione. Ma lasciata la ruota delle nascite e delle morti, nel piano di esistenza del sentire che cos’è che si sostituisce agli stimoli dei mondi della percezione per determinare la caduta delle limitazioni del sentire?

Per rispondere a questa domanda, innanzi tutto, bisogna ricordare che il frazionamento del Sentire Assoluto — che è appunto all’origine dei sentire relativi, limitati — non è reale ma virtuale. Se così non fosse il Tutto sarebbe smembrato: ma, quel che più importa, nulla vi sarebbe di Assoluto. Il Tutto sarebbe una «quantità di relativi». Dire che il frazionamento è virtuale significa dire che le limitazioni che creano i sentire relativi sono costruite per la reciproca elisione; significa dire che ciascun sentire relativo, limitato, è indissolubil­mente legato all’altro tanto da costruire un sol tutto in realtà inscindibile.

Aiutatevi a capire con un’immagine mentale: pensate a quei giochi di pazienza in cui si deve ricostruire un’immagine scomposta in tanti piccoli tasselli, l’uno diverso dall’altro. I tasselli sono fatti in modo da incastrarsi perfettamen­te e comporre l’immagine. Così, l’insieme del mondo del sentire è un solo tutto in cui i singoli sentire tali sono perché cosi si sentono, ma non perché cosi siano. In altre parole: il sentire relativo, limitato, tale è perché tale si sente; perciò il destino, il fine, il tendere del sentire limitato non può che essere quello di manifestare la vera struttura, il vero stato d’essere del mondo del sentire: l’unità dell’Uno inscindibile.

Se si può capire questo, allora quello che può apparire incomprensibile non è «a opera di che cosa avvengono le fusioni dei sentire allorché non vi sono gli stimoli dei mondi della percezione», ma piuttosto «perché mai nei sentire limitati le fusioni, per avvenire, devono essere stimolate». Infatti, se i sentire in realtà compongono un sol tutto, sentirsi uno col Tutto non può che essere il naturale epilogo di ogni sentire.

Certo che, inizialmente, quando il sentire è solo «coscienza d’essere», le unioni possono avvenire solo ampliando i sentire stessi, cioè annullando le limitazioni attraverso stimolazioni; ma poi le comunioni avvengono spontaneamente.

Vedete, una similitudine si può trovare nelle reazioni nucleari per fusione, in cui i nuclei atomici si fondono sviluppando una grande quantità di energia calorica, fra l’altro. La reazione, per iniziare, necessita di un’altissima temperatura, temperatura che poi è mantenuta dallo sprigionarsi dell’energia calorica, prodotto della reazione. In sostanza la reazione, per iniziare, ha bisogno di un innesco e poi continua spontaneamente.

L’essere strettamente legato l’uno all’altro è talmente natura intrinseca del sentire relativo che, allorquando le virtuali limitazioni sono tante da farne solo dei sentirsi d’essere — cioè qualcosa che non aspira a essere unito a qualcos’altro —, cessa il virtuale frazionamento: il sentire ha raggiunto le mas­sime limitazioni possibili: sono così creati gli atomi di sentire, l’emanazione è al suo culmine, inizia l’epopea del sentire relativo che, di fusione in fusione, troverà nel proprio identificarsi in Dio la propria realtà, la propria vera esistenza. E non può essere diversamente, perché che cosa può esserci di più bello, dolce, felice, se non la comunione con l’oggetto del proprio amore? Che cosa può esserci di più nobile che anelare di unirsi agli altri? Capire, sentire che gli altri sono parte del proprio unico essere, amarli tanto da anelarne la comunione?

Se, nonostante tutto quello che diciamo, rifiutate questi concetti perché non potete concepire di entrare in comunione coi vostri simili, allora, permettetemi, vi compiango, perché ciò significa che non avete mai provato il vero amore, che non sapete amare!

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