Cerchio Firenze 77: gli ideogrammi che formano il pensiero 58

[Continua da 57] Prima dicevo che il pensiero è qualcosa in senso sostanziale. Consideriamolo come attività del corpo mentale dell’uo­mo, così come l’azione dal punto di vista semplicemente meccanico è definibile quale attività esterna del corpo fisico.

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Cerchiamo allora di capire, anche sommariamente, come si svolge quella attività, tenendo presente che la mente, il corpo mentale dell’uomo, è considerata in senso unitario solo perché esiste un collegamento, una sequenzialità di pensiero, in cui hanno parte predominante la memoria e la personalità, ma che in effetti la mente è una molteplicità tale e quale come prima dicevo esserlo il corpo fisico.

Voi sapete che a ogni incarnazione l’uomo ha un nuovo corpo fisico, un nuovo corpo astrale e un nuovo corpo mentale. Consideriamo il corpo mentale nella sua parte intellettiva come un insieme di materia, sostanza mentale non organizzata, una tabula rasa. Il fanciullo apprende secondo un meccanismo che rudimentalmente è già noto agli psicologi e ai ciberneti; cioè una certa forma del mondo fisico, una figura, col venire legata a una sensazione diventa esperienza consumata, è registrata nella mente del soggetto e immagazzinata.

Come avviene questa registrazione? Mediante la organizzazione di un “quanto”, nel senso della fisica, di sostanza mentale: il fotogramma mentale. Ciascun fotogramma mentale corrisponde a una immagine del mondo conosciuto, da prima empiricamente e poi in modo intuitivo, come spiegherò; cioè corrisponde a una idea basilare.

Il fotogramma mentale è simile a un ideogramma in cui la sostanza mentale, organizzata in una certa forma, contiene l’oggetto della conoscenza avuta. Tutte le volte che l’ideogramma mentale si ripropone spontaneamente, o con l’atto del ricordo, al pensatore ritorna il significato della conoscenza-esperienza. Ottenuto un certo numero di conoscenze empiriche e costruiti i relativi ideogrammi mentali, la ulteriore conoscenza, particolarmente quella astratta, cioè di semplice e puro ragionamento, avviene per comparazione fra gli ideogrammi-base.

Questa operazione non sarebbe possibile se le esperienze, il conosciuto, non fossero immagazzinati, trattenuti nel significato; cioè se non fosse possibile riportare alla consapevolezza la conoscenza ottenuta; ed ecco la memoria. Gli ideogrammi mentali che ciascuno si è costituito sono tutti archiviati nel proprio corpo mentale, utilizzabili per una comparazione con ciò che via via l’uomo deve capire.

La più alta forma di ragionamento, quella creatrice, si riproduce per il principio della trascendenza, similmente alla vi­sione tridimensionale che è risultato della fusione trascendente delle due immagini oculari piatte. Allo stesso modo, la comparazione fra due ideogrammi che l’uomo ha immagazzinato nella sua mente, e aventi un certo significato, può creare un terzo ideogramma di contenuto più complesso degli altri due. Quindi l’attività di pensiero, non solo il ricordo, è tutta un’associazione di idee: conoscere è sempre riconoscere anche quando è apprendere, capire ciò che non si è mai saputo; ricordatelo!

La possibilità di ragionare è la possibilità di confrontare i fotogrammi o ideogrammi mentali e disporli in modo conseguente, in modo cioè che rispetta l’ordine delle cose conosciute fino a creare nuovi ideogrammi che non riflettono più la realtà conosciuta ma che esistono solo come puro pensiero. Tuttavia, per quanto astratto sia il pensiero contenuto dagli ideogrammi, essi ideogrammi sono della stessa sostanza mentale della quale sono costruiti quelli che riflettono le cose materiali.

L’attività dei corpi fisico, astrale e mentale è riconducibile a semplici o complessi moti meccanici. La stessa volontà, che è considerata uno dei fenomeni più complessi della vita psichica, potrebbe essere interpretabile come semplice determinismo psichico, cioè come forte desiderio che sarebbe capace di indirizzare e volgere tutta l’attività dell’uomo al rag­giungimento dell’oggetto del desiderio, quindi sostanziale assenza di scelta e di autonomia, di decisione cosciente. E questo, talvolta, è vero. Quello che salva l’uomo e tutto quanto esiste dall’essere un automatismo, è la coscienza, il sentire in senso lato, che va dal sentirsi d’essere alla coscienza del Tutto.

La coscienza, nel suo stato più limitato che noi abbiamo definito atomo di sentire, è autoconsapevole ed è sentire d’essere. La coscienza stessa è qualcosa in senso di sostanza: è la divina sostanza spirito, più o meno limitata, più o meno autoconsapevole. Ma per quanto limitata sia, è sempre sentirsi d’esistere.

La differenza che c’è fra la sostanza-coscienza e la sostanza-mente, pur essendo una sola la vera Sostanza, è che la so­stanza-mente, per esprimere l’idea, il pensiero, deve essere organizzata, aggregata in un certo modo, e quindi l’idea si potrebbe definire «la qualità della sostanza-mente»; mentre la coscienza non subisce organizzazione per esprimere sentirsi d’esistere sempre più ampi: è essa stessa sentire più o meno ampio, più o meno onnicomprendente, secondo che sia meno o più limitata.

In ogni caso, se noi affermassimo che tutto quanto esiste nei mondi fisico, astrale e mentale, inclusi i veicoli omonimi dell’uomo, è un gigantesco meccanismo che produce coscienza, una gamma che va dall’atomo della coscienza alla coscienza individuale, non sbaglieremmo di molto.
Se poi si tiene presente che solo per comodità di comprensione, abituati come siete a considerare il mondo in divenire, abbiamo considerato l’uomo come un ente che diviene, che acquisisce e che crea nel tempo; ma in effetti tutto è, tutto esiste già al di là del tempo; se si tiene presente questo, allora veramente si comprende che Dio è il Tutto, che Tutto è Uno, che il prodotto del Tutto è la Coscienza Assoluta, e viceversa.

Tutto quanto esiste è sostanza-qualità: non può esistere quantità senza qualità. Gli stessi numeri, che esprimono quantità, pura, astratta, sono qualità dell’unità. Allo stesso modo non può esistere qualità senza quantità. Dio stesso è quantità e qualità: Egli è la totalità del Tutto che trascende la sommatoria delle qualità e delle quantità. In ciò è la suprema ragione, l’esistenza del Tutto.

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