“La cenere non diviene legna”: la non-continuità del Reale

All’ultima VDM (09.05.2026) durante la discussione del tema di N. è sorto uno spunto che ha condotto a un approfondimento decisivo.

Il tema riguardava Seth, in particolare la discussione di un estratto della Seduta 684 di cui, qui, riporto una citazione, cuore della questione: “Le condizioni del nostro corpo in ogni momento non derivano dalla sua comprensione della “storia passata”, quanto piuttosto dalla comprensione delle sue probabilità future“.

Il centro del tema è la non-continuità o l’illusorietà della continuità del mondo del divenire, del divenire cronologico. L’illusorietà di un divenire fondato sulla concatenazione che procede dal passato, che passa per il presente e che apre al futuro. Questa necessità deterministica viene meno. Non c’è nessuna relazione necessaria tra l’attimo passato e quello presente; l’attimo passato non prepara quello presente, possiamo dire che tra i due fotogrammi non c’è continuità bensì un abisso.

E questo ci riporta alla questione che il mondo del divenire, che possiamo dire essere composto da fotogrammi, è generato dal mondo del sentire.
È il sentire relativo che, sentendo, percepisce/genera i relativi fotogrammi del divenire. Prendiamo un fiore e la sua crescita. Noi parliamo di “crescita” e intendiamo che il fiore con il passare del tempo cresce, che il nutrimento che accade in questo fotogramma prepara il fiore che sarà nel prossimo fotogramma e, legando insieme tutte queste istantanee, abbiamo la crescita del fiore.

In verità, nessun fotogramma prepara quello successivo, nessun passato prepara il presente, piuttosto è il sentire che, sentendo, aggrega la Sostanza Indifferenziata e percepisce/genera i fotogrammi. Il sentire sente i fotogrammi nella condizione di Eterno Presente, nel senza tempo.
Se quel sentire relativo smettesse di sentire, scomparirebbe anche quel fiore, non perché morirebbe, ma come se non fosse mai esistito sul piano del divenire.

Ricapitolando: nessun passato prepara il futuro; il futuro non dipende dal passato ma dal piano del sentire che lo genera sentendo, e il sentire sussiste in una dimensione di senza tempo o Eterno Presente.
Dunque la questione va riportata al piano del sentire. Come sappiamo, nel piano del sentire seppur non esista il divenire temporale, non è del tutto superata la sequenzialità: nel mondo del sentire si parla di sequenzialità logica, di ordine logico del sentire.

Il mondo del sentire è ordinato secondo una logica che va dal sentire meno ampio al sentire più ampio (dal sentire di grado 1 al Sentire Assoluto).
Altra caratteristica del mondo del sentire è la tendenza di ogni sentire relativo a provenire da e andare verso: provenire dal meno ampio e andare verso il più ampio. Questa percezione è propria e intrinseca del limite che caratterizza ogni sentire relativo (ricordo che tranne l’Assoluto Essere tutto è sentire relativo).

Perché passo in rassegna queste caratteristiche del mondo del sentire? Perché superata la continuità del mondo del divenire, non dobbiamo fare l’errore di attribuirla al mondo del sentire.
La sequenzialità o ordine logico proprio del mondo del sentire non genera nessuna continuità. Tra il sentire di grado 10 e il sentire di grado 9 non c’è nessuna continuità; il sentire di grado 9 non prepara logicamente il sentire di grado 10: i due sono totalmente altro l’uno dall’altro.

1- Il sentire di grado 9, non contenendo il sentire di grado 10, non può nei fatti esserne la base.

2- Il sentire di grado 10, seppur contenga il sentire di grado 9, è totalmente altro rispetto al sentire che contiene.

Questo ultimo punto è particolarmente importante. L’ordine dei sentire si genera secondo una logica per cui ogni grado del sentire non è la mera sommatoria dei gradi precedenti, li contiene ma è qualcosa di totalmente differente, come il corpo vivente non è la mera sommatoria dei suoi organi ma qualcosa di diverso pur contenendoli. Allo stesso modo, il Sentire Assoluto che contiene tutti i sentire relativi non è la mera sommatoria dei sentire che contiene, ma è qualcosa di totalmente altro.

Nel Sentiero definiamo questa logica come “1+1=3”, e vale per ogni grado di sentire. Proprio qui viene meno ogni idea di continuità.

Dunque la doppia caratteristica del mondo del sentire è di sussistere in una condizione di Eterno Presente, il che supera la continuità presunta del divenire cronologico, altresì il mondo del sentire sussiste in una non-continuità logica seppur mai venga meno un ordine logico dei sentire.

Questo paradosso per cui ciò che segue è totalmente altro rispetto a ciò che precede, pur contenendolo, è una caratteristica fondamentale del mondo del sentire che dà una fondazione logica all’espressione “la legna non diviene cenere“.

Nell’esperienza contemplativa diciamo che ogni contemplazione è tutta la vita, che il Ciò-Che-È è totalizzante in quanto ci “inchioda” al fatto che sorge: avviene una saturazione dello spettro della consapevolezza, per cui tutto è lì, non esiste altro, nessun passato e nessun futuro.

Dall’altra parte, la contemplazione è l’affiorare alla consapevolezza, o meglio, è l’accadere della consapevolezza di un grado di sentire, di un determinato sentire: un sentire che è senza tempo, sentire che da nulla proviene e verso nulla va.

Quanto sentito dal contemplativo è quanto caratterizza il mondo del sentire: la consapevolezza di un determinato sentire relativo è la consapevolezza che tra un grado e l’altro non c’è continuità, bensì una discontinuità, un balzo, un buio, un abisso. Le due consapevolezze in verità non sono due ma una: non due facce della stessa medaglia ma Natura Autentica del Ciò-che-È’.

Cosa si apre tra un grado e l’altro del sentire se non l’Abisso, l’esperienza dell’Assoluto Essere?
Che cos’è il Tutto/Niente se non la percezione dell’Abisso in relazione al singolo grado di sentire?


2 commenti su ““La cenere non diviene legna”: la non-continuità del Reale”

  1. “Dunque la doppia caratteristica del mondo del sentire è di sussistere in una condizione di Eterno Presente, il che supera la continuità presunta del divenire cronologico, altresì il mondo del sentire sussiste in una non-continuità logica seppur mai venga meno un ordine logico dei sentire.”

    Concetti non nuovi e di cui attraverso la contemplazione accade l’esperienza.

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    • Come dice Nadia , concetti non nuovi , tuttavia non mi è dato farli propri attraverso la contemplazione .
      Devo rifletterci ancora .

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