Appunti provvisori sulla natura e l’esperienza dell’Assoluto Essere 3

L’Assoluto Essere come totalità d’Essere dalla quale ha luogo ogni divenire in qualsiasi dimensione.

Totalità d’Essere che non diviene ma che è Essenza senza fine, Essenza non da concepire come immobile né come dinamica, ma come Essente. Oltre ogni divenire non c’è immobilità ma Essenza-che-È.

Se la contemplazione è la percezione dell’Essenza-che-È dal punto di vista dell’incarnato, esiste evidentemente una contemplazione intrinseca all’Essenza-che-È, una contemplazione assoluta che è la vita del Ciò-che-È, dell’Assoluto Essere.

Contemplazione che non è moto né stasi, che è Essenza d’Essere. Il moto e la stasi sono condizioni del divenire, l’Eterno Presente è solo una riduzione didattica per spiegare il non-divenire; la condizione dell’Assoluto Essere è oltre tutto questo: è Essenza d’Essere, Vita Autentica Unitaria e Totale.

L’Eterno Presente è la matrice su cui opera il sentire, è la radice del divenire ed è creato dal divenire nella simultaneità generazione/percezione. Quando parliamo della natura dell’Assoluto Essere parliamo di altro.

Nota sulla non contemporaneità dei sentire.
L’Individualità sente tutto simultaneamente, gli individui sentono secondo la linea logica del sentire, linea logica che può essere sfalsata perché ognuno ha il suo grado evolutivo e quello che senti tu posso non averlo ancora compreso.

Nel tempo cronologico, nell’adesso cronologico, dunque due linee di sentire possono registrare la loro asincronicità: un fatto tu lo senti e io no. Se la linea temporale è oggettiva, allora in questo adesso tu senti e io no; ma se la linea temporale non è oggettiva? Se anch’essa è soggettiva come in effetti lo è?

Non solo i sentire sono sfalsati ma anche le lineee temporali lo sono e ognuno ha le sue: ecco allora che l’altro nella scena presente è sempre quello necessario a me, indipendentemente dal sentire e dal tempo che lo muovono.

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13.4.26 Sembra consolidarsi una opposizione al pensare, un rifiuto piuttosto radicale. È una situazione simile a quando vi sono stati di stress acuto e dunque il sistema non riesce a reggere nemmeno uno spillo in più; qui è come se un sistema automatico escludesse fulmineamente ogni ingombro affinché vi sia solo spazio e silenzio; lentezza, rarefazione, leggerezza.

Si alternano giorni di eccitazione mentale, fastidiosa, a giorni di vuoto sostanziale ma, in entrambi i casi, lo stato opposto è sempre oltre il velo. Quando c’è spazio, il frastuono è appena oltre; quando c’è frastuono, lo spazio è un passo più in là, appena.

Ma, nella sostanza, non c’è questa morsa duale così come può apparire da queste parole: c’è spazio ed è tutto spazio sebbene si conosca bene il frastuono; c’è frastuono ma non è tale da oscurare lo spazio, semplicemente lo colora ma lo spazio non viene mai meno, non è una logiba binaria basata sull’alternanza, sostanzialmente lo stato è sempre uno ma ha connotazioni, colorazioni differenti.

Quindi non cambia la natura dell’esperienza ma solo la sua configurazione esteriore. La sostanza è che la consapevolezza è sospinta oltre il pensiero e oltre l’emozione: letteralmente spinta verso uno spazio vasto e vuoto ma che viene intuito come Essente.

Tutta la ricerca si focalizza sull’alterità dell’Assoluto Essere (Æ), sull’esistenza dell’Essente.

Esistere non solo oltre ogni dualità ma anche oltre ogni agire/non agire, movimento/non movimento: esistere in quanto Essere, non fare, non sperimentare, nozioni che hanno senso nel divenire ma non nell’Essere.

Esistere come Essere è sentire, questo è un fatto, ma al suo vertice è contemplare il sentire, contemplare nel non tempo: una vita di contemplazione che non scorre, che semplicemente è.

Essere-che-È, che è oltre la nozione di complessità e di evoluzione , sperimenta l’infinitezza del suo essere, la contempla. Consapevolezza totale unitaria che sente se stessa – non ora in un modo e ora in un altro – che sente sempre se stessa e vive quella Totalità.

Questo stato riverbera in ogni momento presente del vivente, è quel momento: ogni istante senza tempo è Essenza, qui tutte le distanze vengono bruciate. Ogni istante senza tempo è Essenza in qualunque piano e dimensione d’esistenza accada.

L’Essenza è accessibile in tutti i piani, dalla pietra all’Æ anche se solo l’Æ la vive in totale consapevolezza. Ecco allora che su ogni piano si sente l’Essenza in modo differente, ma non è questo il punto, ciò che conta è su cosa è incernierata la nostra esistenza, dove risiede il suo fuoco: la fruizione di quel fuoco non può che essere relativa al piano di consapevolezza abitato, ma l’unità del più piccolo degli esseri è come l’unità del più grande. Perché non conta la vastità dell’unità, conta il fatto che sia il fulcro su cui gira l’esistenza dell’Esistente.

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