Cerchio Firenze 77: il sentire fonde nell’Unità la Realtà 52

Se tutto quanto esiste, esiste al di là del tempo, in stato di Eterno Presente, e oltre a ciò è fuso nella «comunione», que­sto è lo stato d’essere dell’Assoluto. Posso fittiziamente chiamare questo stato di coscienza «coscienza ultra cosmica»,ma in ef­fetti è la «coscienza assoluta».

Quindi, scartata l’ipotesi che il presunto stato di coscienza intermedio non conosca la successione, ma conosca ancora la separazione, non rimane che un’altra ipotesi; e cioè che questo stato di coscienza intermedio – che noi proviamo a porre che esista – sia rappresentato da stati di coscienza abbraccianti in successione più Cosmi. Ora è chiaro che se si ammette anche una sola fase di passaggio fra la coscienza cosmica e la coscienza assoluta, implicitamente si trasportano – non dico il tempo e lo spazio – ma certamente la sequenzialità e la separatività al di là del Cosmo.

Mentre se è certo che la molteplicità è dimensione d’esistenza comune a tutti i Cosmi, per il fatto che solo nella Realtà Assoluta tutto è Uno – e quindi ciò che non è Realtà Assoluta necessariamente deve essere molteplice – è altrettanto certo che la molteplicità è realizzata in ogni Cosmo in modo diverso. Tempo e spazio, sequenzialità e separatività, rappresen­tano il modo in cui è realizzata la molteplicità nel nostro Cosmo: come lo sia negli altri non lo sappiamo.

La cosmologia umana che si interessa della vita e delle ori­gini del solo Cosmo astronomico, cioè fisico, ipotizza che se fosse vera la teoria secondo cui i corpi siderali, raggiunta la massima espansione nello spazio cosmico, tornassero a riunirsi al centro per originare un nuovo big-bang, il nuovo Cosmo originato sarebbe così diverso che di volta in volta muterebbero le leggi che regolano la materia e quindi lo spazio ed il tempo.

Se dunque separatività e sequenzialità non oltrepassano i confini del no­stro Cosmo, altrettanto la molteplicità – pur essendo dimensione d’esistenza comune a tutti i Cosmi – non ne travalica i confini. Oltre ciascun Cosmo è la «comunione» del Tutto-Uno-Assoluto.
Se, come dicemmo, paragoniamo i Cosmi a dei fiumi che con­fluiscono nell’oceano infinito della «coscienza assoluta», il punto di contatto dei fiumi è rappresentato dall’oceano e non da un canale che raccolga tutti i fiumi e si immetta nell’oceano.
Continua nel post 53.


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