Tutta la realtà è estensione di noi stessi (Seth-Cf77/6)

Come il “figlio dell’uomo” non ha dove appoggiare il capo, così l’umano non ha dove fuggire da se stesso perché tutta la realtà del divenire è se stesso.

L’esperienza tridimensionale è un’impareggiabile occasione di esercizio. La vostra personalità, quella che ora conoscete, permarrà con tutti i suoi ricordi; tuttavia è solo una parte della vostra identità totale, anche se la vostra infanzia in questa vita è una porzione estremamente importante della vostra attuale personalità e benché ora siate assai più che bambini, continuerete a crescere e svilupparvi e conoscerete altri ambienti, come quando avete lasciato la vostra casa dell’infanzia.

Gli ambienti, però, non sono cose oggettive, conglomerati di oggetti che esistono indipendentemente da voi. Siete invece voi a formarli ed essi sono, alla lettera, estensioni di voi stessi; atti mentali materializzati che si estendono fuori dalla vostra coscienza.

SEDUTA 519, 23.3.1970: Le comunicazioni di Seth, ed.Mediterranee

Nota di uma: la nostra vita da identificati ci fa perdere di vista l’essere processo del nostro esistere e, in quanto processo, officina esistenziale. Quando sei identificato con gli stati, con le reazioni ai fatti, inevitabilmente il fuoco della consapevolezza si restringe a ciò che senti che ti riguarda, a ciò che reputi come relativo a te, importante per te.

In questa logica, il vecchio che si avvia al tramonto non dovrebbe che essere interessato a sé, perché suo è il tramonto, sua l’uscita di scena. Invece non è così – naturalmente non so dire per quanti non lo sia – perché maggiore è l’ampiezza del sentire che egli ha conseguito, minore è l’interesse per sé, maggiore l’attenzione e la consapevolezza per il “mondo-altro-da-sé”.

Colei/ui che ha compreso, vibra insieme alle altre creature: non perché siano prossime, parenti, amiche, ma in quanto creature che stanno affrontando la loro personale officina.
L’altro non è l’altro, in quest’ottica, è il Reale, l’accadere del Reale.
È quando osservo le mie reazioni agli eventi che non mi toccano, che non riguardano i miei cari, che comprendo la natura del sentire che mi muove. Allora mi sento parte di un insieme, sento che non esistiamo tu e io, ma esiste un insieme che vibra esistenzialmente assieme.

È quando l’altro produce il suo dolore che mi interrogo non tanto sulle sue responsabilità morali ed etiche, quanto su ciò che esistenzialmente lo ha spinto in quella situazione.
Non mi interessa la “norma” ma il perché quel ragazzo di 17 anni ha fatto quello che ha fatto.

Vedo la sua scena esistenziale, e vedo le mie scene esistenziali, quelle in cui io mi faccio male, e vedo anche, simultaneamente, le ragioni per le quali mi faccio male.
Chiara è la consapevolezza che non c’è una realtà creata da qualcosa/qualcuno e oggettiva nella sua natura: limpida la consapevolezza che questa è la mia scena, da me generata in ogni essenziale dettaglio, figlia del processo esistenziale nel quale in questo istante sono immerso.

Smettere di fare le vittime sembra la cosa più dura per noi umani: di tutte le stranezze del mondo esoterico potremmo forse buttarne a mare alcune ma non questa, non la consapevolezza che non c’è alcuna realtà che esiste e prende forma a prescindere da noi e dalle condizioni che noi dettiamo.

Sentire di coscienza che diviene fatti, situazioni, dialoghi, ferite, egoismi, slanci generosi: ogni giorno scorre il film delle nostre esistenze e noi ne siamo il proiettore, la sala, lo schermo e lo spettatore. Tolti noi, solo l’indifferenziato essere rimane del divenire.

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La seduta 519 affronta due temi centrali. Il primo è che lo spazio e l’universo fisico così come li percepiamo sono un’illusione prodotta dai nostri sensi e dai nostri schemi mentali, non la realtà fondamentale. Gli eventi alla base di tutto sono di natura mentale.

Il secondo è che ogni personalità nasce già equipaggiata con una ricchezza interiore enorme, parte di un’entità più grande, e ha il compito di arricchire creativamente la propria coscienza all’interno del sistema di realtà in cui opera. Gli ambienti non esistono indipendentemente da noi: siamo noi a crearli, come estensioni materializzate dei nostri atti mentali. Seth annuncia che nella seduta successiva spiegherà esattamente come avviene questa creazione.

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