Cerchio Firenze 77: la vita nel piano del sentire 49

Per parlare un po‘ della vita del piano del «sentire», o piano akasico, e rispondere così ai vostri interrogativi, dobbiamo riferirci a una fase del «sentire» molto avanzata, alla condi­zione d’esistenza che noi abbiamo definito «abbandono della ruota delle nascite e delle morti».

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77,indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
– Libri del Cerchio Firenze 77: indice dei commenti di E.Ruggini su YouTube con indicazione dei temi e riassunto vocale di alcuni minuti del contenuto di ciascun commento.
File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Poiché i «sentire» analoghi vibrano simultaneamente, que­sta condizione d’esistenza del superuomo è raggiunta contempora­neamente per tutti gli esseri della Manifestazione, in qualunque tempo o spazio abbiano ottenuto la loro evoluzione.Quella condizione d’esistenza è del tutto diversa dalla vo­stra attuale. Allora il «sentire» fluisce spontaneamente, senza necessità di stimoli dei piani grossolani.
L’individuo non ha più niente di umano, non ha più sensazioni, non pensa più, per quanto il «sentire» nel suo succedersi sia più simile ai pensieri che alle sensazioni.
Queste ultime, infatti, sorgono in voi quando sono stimolate non fosse altro dalla vita fisiologica del corpo fisico. I pensieri, invece, si susseguono autonomamente. In modo analogo il «sentire» fluisce spontaneamente e niente può fre­narlo o soffocarlo.

Allora, in quella condizione di esistenza, non esiste più l’io egoistico con il suo bisogno di accumulare, cresce­re, che reca la maggior parte del dolore all’uomo – come dice Claudio. Evidentemente esiste ancora il senso della individuali­tà e l’illusione del succedersi del «sentire», di un «sentire» che sente di crescere sempre più di intensità, ma è cosa diversa dal senso di separatività che percepite voi nella vostra attuale condizione di esistenza. Perciò il vedere se stessi proiettati in quella dimensione come degli esseri, degli uomini, ingigantiti e sublimati, è una di quelle immagini che dovete distruggere.

Una particolarità che colpisce chi raffronta la «vita del sen­tire» del piano akasico con quella degli altri piani più grossolani, è la mancanza assoluta di Maestri, Istruttori, Guide spirituali.
Nel vostro mondo potete incontrare figure di Santi che vi porta­no parole di illuminazione, esseri del vostro tempo che non sono vostri contemporanei nel «sentire».
Nel piano akasico, dove non esiste più l’illusione di una contemporaneità di «sentire», in effetti non esistente, non appaiono più queste immagini. In­vero non appare nessuna immagine. Intendo dire che nei piani grossolani si percepiscono le immagini di oggetti e corpi estranei all’individuo, che appartengono al mondo esteriore; nel «piano del sentire» esiste unicamente il «sentire», e il contatto fra i «sentire» è un contatto di «comunione».

Se, al livello di esi­stenza umana, il contatto è mediato dai sensi – e giunge difficil­mente a farvi cogliere la Realtà delle cose, e piuttosto ne fa co­gliere l’apparenza – così non è nel piano del «sentire». Qui la fusione di un «sentire» con una Realtà avviene dall’interno dell‘«essere», senza necessità di intermediari, gradualmente.

Voi avete bisogno di afferrare delle immagini del mondo che vi circonda; se volete conoscere di più, dovete esplorare quanto più possibile attorno a voi.
Nel piano del «sentire» non esiste visione del mondo esterno; ripeto: esiste fusione con una Verità.

L’abitudine che avete al vostro mondo forse vi fa chiedere se è possibile accelerare o deliberatamente provocare una «co­munione». Ebbene, niente di tutto questo.
La «comunione» fra il sentire che implica il raggiungimento di un «nuovo sen­tire» avviene automaticamente, per reciproca attrazione fra «sen­tire» simili e complementari a un tempo, seguendo un ritmo naturale che deriva dalla natura stessa del «sentire».
Qua potremmo parlare delle cosiddette «anime gemelle», ma non lo faccio per non creare inutili figurazioni romantiche.

Ebbene, il fatto che la «comunione» fra «sentire» non possa essere deliberatamente promossa e ricercata, può farvi pen­sare a una mancanza di autonomia, ma dovete tenere presente che nel vostro mondo la possibilità di cambiare, la supposta libertà, la possibilità di scegliere, è tanto più necessaria e vitale quanto più grande è l’insoddisfazione dell’uomo.
La «vita del sentire» è essenzialmente beatitudine e completezza, e chi è in quella fase della sua esistenza non prova la necessità di sentire di più perché «sente» sempre nella misura massima che può; perciò è essenzialmente appagato.

L’amore disinteressato, altruistico, è la spinta che allarga la «comunione» degli esseri fino a farne una sola cosa, e questo amore non è soggetto a stanchezza, semmai si infiamma sempre di più.
Un aspetto particolare, che potrebbe ancora cogliersi nel piano del «sentire», è l’assoluto distacco e disinteresse per i piani di esistenza più grossolani. Tutto di essi appare trascorso, raffermo, inutile, superato. La stessa sapienza, la cultura, perfino la conoscenza della vita della natura, della materia, del Cosmo, del Macrocosmo, appaiono nella giusta luce, cioè un mezzo ormai non più necessario per stimolare un «sentire». Ora che il «sen­tire» fluisce spontaneamente, l’utilità di questo mezzo è acquisita in modo indelebile.

Dirò di più: «sentire» significa «coscien­za », da questa successione di «sentire» sempre più intensi e ampi la sapienza ne risulta automaticamente incrementata, ma è una sapienza diversa. Intendo dire che voi conoscete concetti e li ritenete per mezzo della memoria; noi non seguiamo questo mez­zo: nel piano del «sentire» non si «conosce» una Verità, ma si è anche quella Verità, e ciò in una lucida consapevolezza che non dà adito a false interpretazioni.

Mi accorgo che se continuassi a tradurre in immagini la «vita del sentire», mio malgrado contribuirei a creare in voi delle figurazioni che vi trarrebbero in inganno, perciò mi taccio su questo argomento come si conviene a chi teme di dire troppo.

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