Non per la conoscenza, per l’esperienza d’Essere (Seth-Cf77/4)

Seduta particolarmente ricca di argomenti e stimoli, in cui emerge con chiarezza la centralità che Seth attribuisce alla coscienza multidimensionale.

Vi ho detto che non siamo soggetti alla vostra sequenza temporale. Viaggiamo attraverso varie intensità. Il nostro mondo, il nostro progredire e la nostra esperienza: tutto si situa all’interno di ciò che chiamo “punto-momento“.

Qui, entro il punto-momento (stato di sentire e d’Essere, ndr), si svolge e si consuma ogni più piccolo pensiero, si esplora la più remota possibilità, si esaminano in profondità tutte le probabilità, si intrattiene la più piccola o la più violenta sensazione.

È difficile spiegarlo con chiarezza, eppure il punto-momento è la cornice entro la quale facciamo le nostre esperienze psicologiche (da non intendere “psicologiche” in senso corrente, intende le esperienze proprie della coscienza stessa, ndr). In esso azioni simultanee si susseguono liberamente attraverso modalità associative.

Per esempio, immaginiamo che io ti pensi, Joseph. Nel farlo,ho immediatamente l’esperienza piena del tuo passato, presente e futuro e tutte le emozioni e motivazioni forti o determinanti che ti hanno animato. Possiamo viaggiare con te attraverso queste esperienze se decido di farlo. Possiamo seguire una coscienza in tutti i suoi aspetti e, secondo quello che è il vostro punto di vista, nell’intervallo di un attimo.

dalla seduta 514, 9 febbraio 1970: Le comunicazioni di Seth, ed.Mediterranee

Nota di uma: vorrei affrontare l’esperienza del punto-momento, il sentire una scena, un adesso nella sua totalità d’Essere ed Esistere.
A che pro il nostro studio se non diviene esperienza? E se questa esperienza non è pelle-carne-ossa-midollo (Dōgen)? Se non è Totalità-che-È?

Il punto-momento di Seth è dunque, secondo la nostra comprensione, il sentire di adesso – non un adesso temporale ma relativo a un grado di sentire – che diviene Totalità nel non tempo.

Il contemplativo non è un sensitivo e non sente attraverso una percezione extrasensoriale, né sente come Seth (vedi l’ultimo paragrafo della citazione): allora come sente?
Per poterlo spiegare devo illustrare brevemente la mia reazione di fronte alle descrizioni che Seth fa della vita nel piano in cui sperimenta, il piano akasico, immaginiamo.

Esperienze mirabolanti per noi, libere dal tempo e dallo spazio, caratterizzate dalla simultaneità e dalla multidimensionalità: “un grande circo!”, è stata la mia reazione, ma in un circo ci sono anche ora, mi interessa? Abbandono un piano di realtà ricco di esperienze per un altro piano ricchissimo di esperienze? In quanto contemplativo ho bisogno di esperienze? A che fine?

Perché mi occupo di queste dimensioni d’esistenza? Perché voglio esperienze migliori e più significative? O perché tendo all’unità d’Essere e d’Esistere ed è questa che mi muove, mi conduce, mi attrae verso un orizzonte “finale”?

Ecco allora che il rutilante mondo di Seth a me dice ben poco se non è incastonato all’interno dello sperimentare unitario, se non ha questo come bussola e come stella polare.
Come sperimenta dunque il contemplativo lo stato unitario al di là della varietà dello sperimentare?

Innanzitutto come esperienza del Niente/Tutto. Non i mille stati e le mille percezioni, il Vuoto. Non il riempire, il vuotare. Non la somma, la sottrazione.
Concretamente: il punto-momento per il contemplativo corrisponde a quello che nel Sentiero – e anche nello Zen – appelliamo come il Ciò-che-È.

Siamo anni luce oltre lo sperimentare: qual è la differenza tra lo sperimentare nel mondo tridimensionale e quello multidimensionale? È molta, chiaramente, ma sempre di divenire si tratta e il contemplativo non vuole il divenire, magari molto più sofisticato e avanzato, vuole, cerca, anela all’Essere. Perché?

Perché nell’Essere ha sperimentato la fine di ogni ricerca: “vuole” ciò che è la Fine, non un tratto di cammino. Non uno spettacolo circense, lo smantellamento del tendone e la libertà per gli animali e per gli artisti.

Un invito discreto a chi mi legge: provate a guardare la realtà da questo punto di vista lasciando perdere il circo eccitatorio delle letture, dei saperi: provate ad abitare il Niente/Tutto, ad accettare questo sguardo, questa esperienza.

Qual è la differenza tra un appassionato esoterista che consuma saperi e conoscenze e un individuo in balia dei desideri? È la nota più alta dei desideri che fa la differenza? O non è questo desiderio in entrambi i casi tossico, giunti a un certo punto del proprio cammino evolutivo?

Voi mi chiederete: allora perché scrivi di queste cose, di Seth e altri?

  • Per contemplarne il cammino,
  • perché in ogni dettaglio trovo una possibilità di contemplazione
  • e un insegnamento,
  • qualcosa che mi indica la via non per il sapere ma per l’Essere.
  • Tra le parole e le pagine affiorano spazi di Niente/Tutto, di Assoluto Essere, quello vado indagando e regolarmente ci inciampo: è lì, è qui, è dappertutto. Nonostante me.

👉 Iscrivendoti a questo gruppo Whatsapp ricevi una notifica all’uscita di ogni nuovo post (frequenza settimanale).


SEDUTA 514, 9 febbraio 1970, breve sintesi

Assenza di morte e continuità dell’esistenza

  • Nei livelli di esistenza di Seth non esiste la morte come nel sistema umano.
  • Le coscienze operano in diversi ambienti o sistemi di realtà e si adattano alle loro regole di forma.
  • In quel livello molte entità svolgono funzione di insegnamento verso le personalità fisiche.

Tempo e struttura dell’esperienza

  • Il tempo lineare (minuti, ore, anni) non ha significato reale per tali coscienze.
  • Esse operano in una dimensione chiamata “punto-momento”, unità fondamentale dell’esperienza.

Il “punto-momento”

  • È l’unità primaria della coscienza.
  • In esso:
    • passato, presente e futuro coesistono;
    • le probabilità sono simultanee;
    • le esperienze si collegano per associazione, non per sequenza temporale.
  • Tutta l’esperienza psicologica della coscienza avviene dentro questa unità.

Sistemi di realtà multipli

  • Non esistono vere barriere tra i diversi sistemi di realtà.
  • La separazione deriva solo dalla capacità percettiva delle personalità.
  • Gli esseri umani esistono già in molti sistemi ma non li percepiscono perché focalizzati sulla realtà fisica.

1 commento su “Non per la conoscenza, per l’esperienza d’Essere (Seth-Cf77/4)”

  1. Risposte che intercettano molte domande e lasciano intravedere il cammino, così come la (non) finalità del contemplativo.

    Rispondi

Lascia un commento