Cerchio Firenze 77: un mondo privo di elementi oggettivi 48

[Segue da 47] Dunque ciò che noi percepiamo è una parte di Dio, in Dio, ma non esiste quale noi la percepiamo, non esiste oggettivamente.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77,indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
– Libri del Cerchio Firenze 77: indice dei commenti di E.Ruggini su YouTube con indicazione dei temi e riassunto vocale di alcuni minuti del contenuto di ciascun commento.
File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Dio, infatti, è indivisibile e credere di poter circoscrivere una parte Sua e capire come è fatto Dio, è una vera illusione. L’in­sieme è tutt’altra cosa che la somma delle parti e Dio è tutt’altra cosa che l’insieme.
Il Cosmo, pur essendo in Dio, non è oggettivamente in Lui delimitato; la delimitazione del mondo che noi conosciamo non è oggettiva, scaturisce unicamente dalle nostre possibilità di percezione. Il piano fisico non è distinto da quello astrale se non dal fatto che cosi lo si percepisce.

La Realtà non ha questi confini così rigorosi come general­mente si crede.
Dio infatti – lo ripeto – è indivisibile.
Ogni parte non esiste oggettivamente in sé, non è una realtà oggettiva.
Esiste un’Unica Realtà oggettiva, la Realtà assoluta o Dio.
Ogni altra realtà è una realtà relativa che scaturisce da una delimita­zione, non oggettiva, di questa Realtà Unica.
A sua volta la deli­mitazione scaturisce dalla percezione di un ente percepente.

A livello umano esiste un ente percepente – l’uomo – e qual­cosa che viene percepito, la Realtà Unica.
La visione che ha l’uomo di questa Realtà Unica è una realtà relativa che ha un colore, una forma, un sapore, una consistenza, ma che non ha niente a che vedere con la Realtà Unica, essendo la Realtà Unica incolore, informe, inconsistente, omogenea, indeterminata, infi­nita, indivisibile, immutabile, eccetera.
Perciò la realtà relativa, esistendo unicamente nella percezione individuale – e in forza di questa – è sempre soggettiva. Ripeto: l’unica Realtà ogget­tiva è la Realtà assoluta o Dio.

Spero di avere chiarito a sufficienza che cosa intendiamo con «soggettivo» e «oggettivo» e che parlare di percezione signi­fica parlare di un mondo che comprende un ente percepente e qualcosa che viene percepito, ma significa anche parlare di un mondo che non ha alcun elemento oggettivo nel vero senso del significato e del concetto.
Spero che risulti chiaro che quanto ho detto è riferito uni­camente al mondo della percezione e che non corrisponde più in un’altra dimensione d’esistenza dove esistono solo i soggetti, per­ché non vi è più bisogno di percezione, non essendovi più bisogno di immagini: esiste solo il «sentire» il quale è come retaggio del mondo della percezione.

Se la questione è chiarita, diventa pacifica.
Siccome io sono uno spirito maligno che ha in odio la pa­ce interiore ed esteriore, mi voglio soffermare proprio sul concet­to di interiore ed esteriore nel mondo della percezione.
Che co­sa significa esteriore? Che è fuori di sé. Ma ciò che è fuori di sé lo è realmente o cosi appare? Bene, direte: «La risposta a questa domanda è fin troppo semplice, ormai anche i muri di questa stanza sanno che la Realtà è diversa dall’apparenza». D’ac­cordo. Ma io vi invito a meditare su quanto vi dirò.

Ho affermato che la percezione comprende un ente percepente e qualcosa che viene percepito. Se l’ente percepente è il soggetto con il suo mondo interiore, il percepito, l’oggetto è ri­tenuto quasi totalmente esterno al soggetto. Ma dove finisce l’in­terno e comincia l’esterno?
Secondo la psicologia, la percezione è quel processo mentale che organizza le semplici sensazioni in categorie superiori capaci di modificare l’azione dell’uomo. Sof­fermiamoci sulle sensazioni che secondo questa definizione – e in fondo secondo tutte le altre – sono all’origine della percezione e domandiamoci che cosa sono le sensazioni.

Si definiscono così le modificazioni della propria auto-consapevolezza in seguito a uno stimolo interno o esterno che colpisce i sensi. Molte cose potrem­mo dire circa le sensazioni: le nostre affermazioni potrebbero non essere condivise, per esempio, dai materialisti, i quali consi­derano le sensazioni di natura prettamente materiale, fisiologica. In ogni caso nessuno potrà mai negare l’estrema soggettività del­le sensazioni. E pensate che il mondo di ciascuno è costituito con questi mattoni che sono le sensazioni.

Ora, né il fisico né il fisiologo vi sapranno mai dire che cosa siano, per esempio, quelle sensazioni chiamate colori. Il fisico vi dirà che la luce di una certa frequenza, cioè di una certa lunghezza d’onda compresa in una certa gamma che colpisca un occhio, è vista di un certo colore; il fisiologo vi spiegherà che le onde lu­minose che colpiscono la retina di un occhio sano, attraverso al nervo ottico eccitano una certa zona del cervello e si rivelano nel­la sensazione di un certo colore. Ma il colore, quale lo conoscete, non esiste nel mondo esterno, è una creazione del cervello; e così è di tutte le sensazioni. Questo non lo dico io, lo dice la vostra scienza. Dunque tutto il mondo esterno può ridursi a qualcosa che suscita delle sensazioni.

Il corpo umano è un po‘ come un registratore magnetico che traduce un nastro magnetizzato in un concerto. Il mondo esterno a voi, in fondo – rifletteteci bene – in che senso è esterno? Esterno a che cosa? Se è vero che il vero Sé è al di là dei corpi dell’uomo, allora anche i pensieri sono esterni al Sé. Ma è giu­sta questa concezione? Occorre stabilire i confini dell’essere.

Se vi fosse un apparecchio, tecnicamente perfetto, che facesse vibrare i vostri timpani come vibrano quando vibrano le corde di un pianoforte, voi udreste il suono di un pianoforte senza la pre­senza dello strumento musicale. E se un altro apparecchio fa­cesse vibrare la vostra corteccia cerebrale come vibra attraverso agli organi dell’udito quando sono percosse le corde di un pianoforte, ancora udreste il suono di questo strumento fantasma. Co­me ho detto, allora è vero che tutto il mondo esterno può ridursi a qualcosa che suscita delle sensazioni le quali stimolano dei pen­sieri. Ora questo «qualcosa» abbiamo visto che non è oggettivo, perché non v’è bisogno che lo sia; non è reale perché non v’è bisogno che lo sia.

Vi domando: è necessario che sia esterno? Oppure esterno e interno, il soggetto e l’oggetto sono distinzioni irreali perché l’uomo e il suo mondo sono una stessa cosa già nella dimensione della cosiddetta molteplicità?

ALAN – Ma tu fino a ora hai sempre parlato di un ente percepente e di una realtà che viene percepita. Ora noi sappiamo che l’individuo ha una fase della sua esistenza in cui non ha più perce­zione intesa come atto della mente e dei sensi, in cui è unicamente un «sentire». Allora, in quella fase di esistenza, di che natura è la realtà che l’individuo rappresenta?

KEMPIS – Mi pare di aver detto chiaramente che, per esempio, non esiste oggettivamente un mondo fisico ma che esiste la Realtà Unica che, percepita con certe limitazioni, dà la visione del mondo fisico che ci è nota. Ma al di là di quelle immagini che noi abbiamo chiamato piano fisico, piano astrale, piano men­tale, ove non v’è più percezione e quindi mondi da percepire, l’individuo è un insieme di «sentire», ossia di realtà relative sempre più estese.

Ora, siccome «sentire» è «esistere», è «coscienza d’essere», l’individuo è un insieme di «coscienza d’essere» sempre più ampia.

Continua in 49

1 commento su “Cerchio Firenze 77: un mondo privo di elementi oggettivi 48”

  1. Sempre più chiara la concezione che tutto è Uno. Indivisibile.
    “Ora, siccome «sentire» è «esistere», è «coscienza d’essere», l’individuo è un insieme di «coscienza d’essere» sempre più ampia.”
    Grazie.

    Rispondi

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