Seth sta gettando le basi del suo rapporto con Jane Roberts e le fornisce gli strumenti per comprendere quanto accade. Dalle sue parole traiamo spunto per affrontare la questione dell’ascolto.
Ogni lettore, essendo al momento intrappolato in una forma fisica, presumo (con ironia), conosce solo una piccola porzione di se stesso, come ho detto prima. L’entità è l’identità totale della quale la sua personalità è una manifestazione, una porzione indipendente ed eternamente valida. In queste comunicazioni, perciò, la coscienza di Ruburt si espande e si focalizza su una diversa dimensione, una dimensione compresa tra la sua realtà e la mia, un campo relativamente esente da distrazioni.
dalla seduta 513, 5 febbraio 1970: Le comunicazioni di Seth, ed.Mediterranee
Nota di uma: il nostro intento, nel proporre questi frammenti di materiali di Seth – e nel porli anche a confronto con quanto insegnato dal Cerchio Firenze 77 e dal Cerchio Ifior – è esclusivamente quello di fornire stimoli alla riflessione e alla contemplazione, probabilmente più alla seconda che alla prima.
Flash che fissino un sentire che viene comunicato e ci permettano di fermarci ad ascoltare in profondità: ecco, è sull’ascolto che vorrei dire due parole.
“La coscienza di Ruburt si espande e si focalizza su una diversa dimensione“: la coscienza di Jane (Ruburt, come la chiama Seth) si espande perché in lei tutto diviene ascolto. Lei si mette nella condizione di chi deve essere attraversata, di chi accoglie il non suo.
Per accogliere il non suo deve decentrarsi da sé, dimenticarsi di sé, porre sé al margine, rinunciare alla personale centralità. Qui, ai fini di quanto voglio esprimere, non hanno alcuna rilevanza le doti medianiche delle quali dispone; conta invece questa disposizione interiore che, evidentemente, è figlia delle comprensioni da ella conseguite.
(Le doti medianiche non hanno “salvato” alcuni medium che hanno comunque condizionato i messaggi; relativamente alla Roberts avremo modo di trattare la questione nei post successivi)
Questa marginalità di sé è quello che, secondo il mio sentire, emerge dalla pagina e si staglia definito parlando a me: la rinuncia al proprio ingombro è, quando operata consapevolmente, anche, simultaneamente, un’apertura verso un sentire più ampio, una diversa dimensione di coscienza.
Basta ascoltare, disporsi all’ascolto perché si avvii il processo contemplativo: ascoltare nel silenzio di sé; questo all’infinito ha ripetuto il Cerchio Ifior e questa è la radice di ogni disposizione meditativa e contemplativa.
Il sentire si amplia naturalmente; l’intuizione diviene il centro del proprio sistema di percezione e comprensione del reale nel momento in cui – consapevoli del personale ingombro – si lascia libero il campo, si fa un passo indietro.
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Seduta 513, 5 febbraio 1970, breve sintesi
Seth spiega la natura del suo rapporto con Jane Roberts e la propria esistenza non fisica, con tre nuclei principali:
Come avviene la comunicazione Seth-Jane. La coscienza di Jane non viene soppressa ma espansa, proiettata verso una dimensione intermedia tra la sua realtà e quella di Seth. I concetti arrivano in forma non verbale e insieme li traducono in linguaggio.
I limiti del linguaggio umano. Il linguaggio è lineare e sequenziale, inadatto a veicolare esperienze simultanee e multidimensionali. Seth invece percepisce e reagisce a infiniti eventi contemporaneamente — capacità propria di ogni “sé totale” o entità, non solo sua.
Chi è Seth. Non è un prodotto del subconscio di Jane né una personalità secondaria, ma un’entità distinta che comunica attraverso una sorta di “apertura” o curvatura psicologica tra dimensioni di realtà diverse. Tali canali esistono più spesso di quanto si creda, ma raramente vengono riconosciuti.
Il capitolo si chiude ricordando al lettore che la propria identità profonda è, in fondo, non-fisica quanto quella di Seth.
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Seth fornisce dati che possono integrarsi con quanto detto dal CF e dal CI , avendo la capacità di tradurre alcuni termini con quelli dei due Cerchi , ed Uma lo sta facendo .
Grazie .