Oltre limite e non limite integrandoli entrambi

Scrive un fratello nel suo tema per la “Via del monaco” di sabato prossimo: In questa nuova fase del Sentiero in cui si lavora davvero su piani sottili e ci si sporge su dimensioni rarefatte, spesso abbiamo insistito sulla questione del limite come “autocensura” che ci nega l’esperienza dell’Essere Assoluto.

D’altra parte credo che anche il dimenticare il limite in favore dell’illimitato, dell’alto, ci faccia perdere, allo stesso modo, la possibilità di vivere ed esperire l’Essere Assoluto.

Ottica che comprendo, ma che mi spinge a fare un salto oltre, letteralmente. Voglio ancora discutere degli opposti, dei mille volti di una realtà che contrappone questo a quello? No, quella stagione è veramente finita. Cosa c’è oltre la dicotomia limite – non limite? Il Ciò-che-È: una condizione d’esistere, di stare, di risiedere e contemplare, non un ambito filosofico.

Mi si osserverà che il Ciò-che-È può anche essere una grande foglia di fico: su tutto appongo l’etichetta Ciò-che-È e chiudo ogni discernimento, riflessione, approfondimento.
Chiaramente non intendo questo:

  • conosco ogni più piccola sfumatura del limite che ogni giorno conduco a rappresentazione;
  • la vedo e la sento mentre accade e, ogni volta, lascio che sia e che vada, lascio che non ingombri la scena per più di un attimo;
  • osservo il protendere dell’intero sistema verso l’Assoluto Essere, quell’essere assorbito – non affascinato – entro quello stato d’Essere/Esistere;
  • vedo la distanza, la sento, rispetto al contingente che si allontana così rapidamente da farmi comprendere quanto aleatoria sia la sua presenza nella mia esistenza.
  • La duplice consapevolezza di questi stati d’Essere, la loro integrazione nell’insieme unitario, permette alla consapevolezza di risiedere in una condizione terza, di essere una condizione terza: il Ciò-che-È.

Sabato discuteremo con il fratello del tema che ha proposto, ma ogni singolo aspetto della consapevolezza che appello impropriamente come mia chiama verso un oltre e denuncia un non più. Finisce così, nell’evidenza dei fatti e del sentire che si impone, il nostro oscillare tra gli opposti, tra i poli di una realtà illusoria che, come tale, viene svelata dal più formidabile dei dissacratori: la perdita di interesse.
L’esistenza reale, quella autenticamente sentita, è oltre e ha i caratteri del Ciò-che-È.


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