Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
Un qualcuno cerca un qualcuno, mai nessuno, pertanto la relazione è fra due qualcuno: una relazione mentalmente costruita che vi fa dire che il Divino è proprio vostro: ve lo siete creato sulla base delle vostre strutture mentali, non riuscendo proprio a immaginarvelo come un punto interrogativo, un enigma, un mistero che porta a dubitare di essere qualcuno, per scoprirsi nessuno.
Ma se accade che entri in crisi questa costruzione mentale sui qualcuno, allora si apre uno spazio immenso in cui non c’è niente: è un vuoto che intimorisce, è la paura per la perdita dell’illusoria ed immensa costruzione fatta, è la scomparsa dei concetti, delle sicurezze e delle speranze. È assenza che lascia unicamente sgomenti, è il deserto interiore in cui non c’è più spazio per dire: “Io sono qualcuno”.
A quel punto anche l’altro polo della relazione torna ad essere nessuno, cioè impossibile da definire. Perché esiste unicamente nessuno; da lì escono tanti illusori qualcuno che fanno un tratto di strada, rappresentando ad altri qualcuno che esiste il relativo, ma sono una semplice onda che nasce e che scompare, molte volte nell’inconsapevolezza di essere soltanto un’onda che svanisce nell’oceano, senza lasciare traccia.
Non due nessuno, semplicemente “nessuno”: non sai di te, non sai dell’altro, non sai dell’Assoluto: c’è solo vuoto, senza domande.
Senza domande, senza relazione non significa senza precipitare nell’abisso. Questo precipitare è un’investigazione naturale, come naturale è il movimento del girasole.
Il contemplativo che abita nel vuoto ed è privo di domande continua attivamente a precipitare nell’abisso.
Attivamente non significa che applica una specifica volontà: precipita perché il precipitare è la sua vita non perché vuole precipitare. Non c’è qualcuno che dice: “Il mio obiettivo è precipitare nell’abisso”, eppure c’è un precipitare così come c’è un ruotare del fiore del girasole.