Oltre sé: dubbi, perplessità e limiti di logica 17

Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenzail dolore per una perdita e la scomparsa di sé.

Quando morite, e qualcosa entra in un’altra dimensione, non è vostro e non è di nessuno. Mentre voi, quando pensate alla vostra scomparsa, vi proiettate in quel qualcosa che rimarrà di voi. Ma voi siete soltanto quell’onda che ha accumulato su di sé, casualmente, tutta una serie di elementi che rappresenta fuori di sé perché costituisce una presenza nel divenire, che poi si è manifestata a chi osserva il divenire, così come voi osservate ciò che diviene. Però, morendo, non entrate in un’altra dimensione: ciò che entra non siete voi. Si potrebbe definirlo un agglomerato di forze, che a quel punto si esprime in un’altra dimensione, dove c’era già, ma con una forza che prima non poteva avere, perché c’era la limitazione di un corpo

Lo ribadiamo: non siete voi, nemmeno in parte. Quel “voi” non c’è, c’è soltanto l’attaccamento che esprimete ancora, che non è reale: è qualcosa che “si è attaccato”.

Voi morite lì nel corpo, e quello che entra nell’altra dimensione non siete voi, non vi appartiene, e nemmeno quel vostro attaccamento c’è realmente: quel che si è attaccato è ancora frutto di un’illusione

Passaggi complessi, per tanti versi discutibili, che rendono difficile la semplice contemplazione. È evidente il tentativo del comunicante di “segare le gambe della seggiola” su cui siamo seduti, ma per farlo ricorre a un groviglio di negazioni e conferme di un’antropologia spirituale ampiamente consolidata nel tempo, nei secoli.

Ma non voglio entrare nella questione sintetizzata in questa espressione: “ciò che entra non siete voi”, espressione apparentemente ovvia perché il “noi” è stato disaggregato in virtù della morte del veicolo fisico, morte che però non significa scomparsa dell’immagine di sé, immagine che perdura come illusione anche nel dopomorte.
La frase che segue esprime il tentativo di dire e negare quanto ho appena detto sopra: “Quel “voi” non c’è, c’è soltanto l’attaccamento che esprimete ancora, che non è reale: è qualcosa che “si è attaccato”.

Voglio invece soffermarmi sull’espressione: “Ma voi siete soltanto quell’onda che ha accumulato su di sé, casualmente, tutta una serie di elementi che rappresenta fuori di sé perché costituisce una presenza nel divenire, che poi si è manifestata a chi osserva il divenire, così come voi osservate ciò che diviene”.

In questa espressione è rappresentata, in fondo, la vita secondo la via della Conoscenza: un’onda che casualmente inizia, si svolge, termina. È una visione che tende a essere riduttiva perché se nessuno sa il perché dell’avvio di una vita – o di molte vite – non sembra che il loro sviluppo sia casuale; nulla sembra casuale nel Cosmo.

Comprendo la necessità del comunicante di non dare spazio a nessuna pretesa umana, e di togliere ogni certezza per disorientare il nucleo di sé e contribuire a indebolirlo, ma personalmente sento che la logica non deve mai venire meno. Tantomeno sento che la logica sia un ostacolo nella via della contemplazione e dell’abbandono di sé.

Mi sembra invece che il tentativo di comunicare in modo così oscuro anche ciò che oramai è da tanti accolto come un’evidenza – mi riferisco all’antropologia spirituale e alla sua evoluzione nell’illusione del divenire – renda tortuoso, inutilmente, il procedere. Mi si osserverà che qui sta la forza dirompente della via della Conoscenza, ma io ritengo che la dirompenza non debba confinare con il tortuoso e l’assurdo, altrimenti anche le novanta e passa Rolls-Royce di Osho finiscono per avere un senso.


Ciclo “Oltre sé”

1 commento su “Oltre sé: dubbi, perplessità e limiti di logica 17”

  1. “Un’onda che inizia, si svolge e poi finisce”.
    Questa l’espressione più chiara che forse riesco a cogliere.
    Altra cosa e interiorizzarla fino al punto di affidarsi completamente all’onda. Ma forse, anche la resistenza è un’illusione.

    Rispondi

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