Oltre sé: non-azione e non-volontà personale 16

Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenzail dolore per una perdita e la scomparsa di sé.

Riconoscere il morire del proprio centro individuale – che si riconduce ad un “io” – e ritrovarsi poi a essere nessuno, che non porta connotazione e non si espande altrove, significa la fine di ogni processo di interpretazione mentale.

Significa riconoscere che non è l’“io” che agisce, e che nulla parte da sé per andare verso l’altro da sé. Questo accade quando sorge da dentro una forza che prende il sopravvento, ed allora l’uomo perde la possibilità di identificarsi nell’azione, trovandosi confinato nella non-azione che si esprime attraverso di lui, e di cui quel “lui” rarefatto non conosce il motivo.
Sono non-azioni perché caratterizzate da una non-volontà propria: non le si guida, non le si determina, non le si dirige, non c’è compiacimento e non c’è appropriazione alcuna.

“La fine di ogni processo di interpretazione mentale”: la fine di ogni interpretazione di sé – condizione per ritrovarsi a essere nessuno – non è solo la fine della interpretazione mentale, è il superamento di uno stato relativo di sentire.

“Una forza che prende il sopravvento”: forza mai ben qualificata nella via della Conoscenza – simbolizzata anche con il termine “attraversamento” – che sostanzialmente è l’imporsi del sentire. Ci sono momenti, molto frequenti nel contemplativo, in cui ogni cognizione di sé e identificazione sono assenti, al margine, e affiora il sentire come forza, come vibrazione, come intenzione che assume una forma, diviene un gesto o una parola, una situazione.

Si possono definire non-azioni e si può parlare di non-volontà: soprattutto in oriente c’è stata attorno a questo ampia riflessione ed elaborazione.
In sé la cosa è molto semplice: là dove non c’è l’ingombro di sé, c’è Essere, sentire, semplice accadere senza che qualcuno se lo attribuisca.


Ciclo “Oltre sé”

1 commento su “Oltre sé: non-azione e non-volontà personale 16”

  1. “In sé la cosa è molto semplice: là dove non c’è l’ingombro di sé, c’è Essere, sentire, semplice accadere senza che qualcuno se lo attribuisca”.
    Questa coclusione di Uma spiega in modo inconfutabile ciò che afferma soggetto.

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