Eckhart, Sermone 2, §5-6: un castello nell’anima [eck6]

[Continua §4 dal post precedente] Come ho detto all’inizio della mia predica, Gesù salì in un piccolo castello e vi fu accolto da una persona vergine, che era una donna.

Perché? Era assolutamente necessario che essa fosse vergine e anche donna. Ora vi ho detto che Gesù fu accolto, ma non vi ho detto cosa è il piccolo castello. Ne voglio dunque parlare ora.

Alcuni sermoni di Meister Eckhart tratti da Meister Eckhart, I SERMONI, a cura di Marco Vannini, Edizioni Paoline, 2002 per la contemplazione personale. Il grassetto e altre evidenziazioni sono opera del curatore.

[5.] Ho detto altre volte che c’è nello spirito (nel fondo spirituale dell’anima, là dove essa è intelletto puro e capace di Dio, ndr) una potenza che sola è libera. A volte ho detto che è una custodia dello spirito, a volte ho detto che è una luce dello spirito, a volte ho detto che è una piccola scintilla. Ma ora dico: non è né questo né quello, ma è qualcosa di più elevato al di sopra di questo e di quello, di quanto il cielo sia al di sopra della terra.

Perciò la chiamo ora in modo più nobile di quanto mai abbia fatto, anche se essa ride alla nobiltà come a ogni altro modo, perché è molto al di sopra di tutto questo. E libera da ogni nome, priva di ogni forma, libera e distaccata come Dio stesso è libero e distaccato (11).

Nota 11

La dottrina eckhartiana del fondo dell’anima, o scintilla dell’anima o come altro si voglia chiamare quella parte più elevata dell’anima che tocca direttamente il divino – è comune a molti maestri medievali e risalendo molto indietro, alla tradizione platonica e stoica. Tra i cristiani bisogna ri­cordare Gerolamo, Su Ezechiele 1,7 , che parla di scintilla rationis, e Pietro Lombardo, Sentenze 2,39,3 n. 3 , che riprende questo testo. Eckhart stes­so, nel trattato Dell’uomo nobile, rimanda a Origene, accanto a Cicerone e Seneca, parlando di “seme divino in noi” (cfr. Uomo nobile, 223 ); ma si dovrebbe anche aggiungere l’influenza di Agostino (soprattutto La Trinità14) e di Proclo, particolarmente importante nella scuola dei domenicani tedeschi, da Alberto Magno a Teodorico di Freiberg.

Riassumendo, con Largier (Meister Eckhart, Werke, I, 770), si può dire che la dottrina della scintilla dell’anima permette a Eckhart di pensare la partecipazione del­l’uomo all’essere divino, partecipazione che è di natura eminentemente in­tellettuale. Tale partecipazione coincide con la nascita del Logos nell’anima, e perciò la scintilla dell’anima significa unità con Dio solo in quanto essa scaturisce, come il Figlio, da Dio, e, come il Figlio, a Dio ritorna. Uscendo da Dio, la scintilla non è creata, ma generata; nell’unità con Dio non è né fatta né generata.

È presente nell’uomo solo in quanto egli è Figlio di Dio, e dunque solo per grazia. In quanto Dio è intelletto, lo è anche la scintilla, ma lo è solo nell’unità con Dio: dal punto di vista dell’uomo, l’intelletto è pura possibilità di questa unione, e dunque “nulla” (cfr. in proposito soprattutto le prime due Questioni parigine, in Vannini, Fondo, 124-134). In quanto si unisce al fondo della Divinità, che è senza nome, anche la scintilla è senza nome, e in ciò si compie la fusione, o compenetrazione (durchbruch) con la Divinità stessa.

Per chiarire più a fondo le nozioni di intelletto e di grazia in Eckhart si legga l’approfondimento che pubblicheremo la settimana prossima, post [eck7]

È anche una e semplice come Dio è Uno e semplice, in modo che non si riesce assolutamente a gettarvi lo sguardo A15). Questa stessa potenza di cui ho parlato, nella quale Dio fiorisce e verdeggia con tutta la sua divinità, e lo spirito in Dio, in questa stessa il Padre fa nascere il suo unico Figlio come in se stesso, giacché egli vive veramente in questa potenza, e lo Spirito genera insieme col Padre lo stesso Figlio unigenito e se stesso quale Figlio e, in questa luce, è lo stesso Figlio e la verità. Se poteste riconoscerlo col mio cuore, comprendereste quello che dico, perché è vero, e la verità stessa lo dice. (A16)

[6.] Vedete, notatelo bene! Tanto uno e semplice è questo castello nell’anima di cui parlo e a cui penso, che quella nobile potenza di cui ho parlato non è degna di gettare una sola volta lo sguardo, per un solo istante, in questo piccolo castello, e neppure l’altra potenza di cui ho parlato (12), nella quale Dio arde e splende con tutta la sua ricchezza e la sua gioia, osa mai gettarvi lo sguardo.

Nota 12

Le due potenze a cui si fa qui riferimento sono, come è evidente, l’intelletto e la volontà.

Tanto veramente uno e semplice è questo piccolo castello, tanto elevato al di sopra di ogni modo e di ogni potenza, e tanto unico che mai alcuna potenza né modo, e neppure Dio stesso, possono comprenderlo (13).

Nota 13

[…] Infatti quest’ultima parte del sermone ha offerto molto materiale ai censori, dato che Eckhart afferma nettamente l’identità tra Dio e castello, o fondo, dell’anima, la cui «semplicità» (ovvero assenza di
determinazioni, la plotiniana àplosis, nello stesso senso dello Specchio di Margherita Poretel è pari a quella di Dio. (Approfondiremo la questione della semplicità di Dio in Eckhart e Plotinio nel post [eck8])

In verità, come Dio vive, Dio stesso non lo penetrerà mai per un istante né mai l’ha penetrato col suo sguardo, in quanto egli esiste nella determinazione e proprietà delle Persone.
Lo si comprende facilmente, giacché questo unico Uno è senza determinazioni e senza proprietà. Perciò, se Dio vuole penetrarlo con lo sguardo, ciò gli costa tutti i nomi divini e le proprietà delle Persone. Occorre che lasci tutto ciò fuori, perché il suo sguardo vi penetri. Molto di più, in quanto egli è Uno e semplice senza alcuna determinazione o proprietà, non è in questo senso né Padre né Figlio né Spirito Santo, ma un qualcosa che non è né questo né quello. (A17)

Vedete: in quanto è Uno e semplice (14), egli viene in questo Uno che io chiamo un castello nell’anima; altrimenti non vi penetra in alcun modo, ma solo così vi penetra e vi dimora. Con questa parte di se stessa l’anima è simile a Dio, e non altrimenti. Quello che vi ho detto è vero, ve ne do la verità come testimone e la mia anima in pegno.
Che Dio ci aiuti a essere questo castello in cui Gesù salga e sia accolto, e dimori eternamente in noi nel modo che vi ho detto. Amen.

Nota 14

L’espressione einvaltic ein (Uno semplice) indica in Eckhart la Divinità senza nome, antecedente alla sua determinazione trinitaria.


La raccolta dei sermoni

1 commento su “Eckhart, Sermone 2, §5-6: un castello nell’anima [eck6]”

  1. Grazie per questo post, anche Eckhard introduce elementi interessanti per espendere la nostra conoscenza e il nostro linguaggio.

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