[Continua §4 dal post precedente] Come ho detto all’inizio della mia predica, Gesù salì in un piccolo castello e vi fu accolto da una persona vergine, che era una donna.
Perché? Era assolutamente necessario che essa fosse vergine e anche donna. Ora vi ho detto che Gesù fu accolto, ma non vi ho detto cosa è il piccolo castello. Ne voglio dunque parlare ora.
Alcuni sermoni di Meister Eckhart tratti da Meister Eckhart, I SERMONI, a cura di Marco Vannini, Edizioni Paoline, 2002 per la contemplazione personale. Il grassetto e altre evidenziazioni sono opera del curatore.
[5.] Ho detto altre volte che c’è nello spirito (nel fondo spirituale dell’anima, là dove essa è intelletto puro e capace di Dio, ndr) una potenza che sola è libera. A volte ho detto che è una custodia dello spirito, a volte ho detto che è una luce dello spirito, a volte ho detto che è una piccola scintilla. Ma ora dico: non è né questo né quello, ma è qualcosa di più elevato al di sopra di questo e di quello, di quanto il cielo sia al di sopra della terra.
Perciò la chiamo ora in modo più nobile di quanto mai abbia fatto, anche se essa ride alla nobiltà come a ogni altro modo, perché è molto al di sopra di tutto questo. E libera da ogni nome, priva di ogni forma, libera e distaccata come Dio stesso è libero e distaccato (11).
Nota 11
La dottrina eckhartiana del fondo dell’anima, o scintilla dell’anima o come altro si voglia chiamare quella parte più elevata dell’anima che tocca direttamente il divino – è comune a molti maestri medievali e risalendo molto indietro, alla tradizione platonica e stoica. Tra i cristiani bisogna ricordare Gerolamo, Su Ezechiele 1,7 , che parla di scintilla rationis, e Pietro Lombardo, Sentenze 2,39,3 n. 3 , che riprende questo testo. Eckhart stesso, nel trattato Dell’uomo nobile, rimanda a Origene, accanto a Cicerone e Seneca, parlando di “seme divino in noi” (cfr. Uomo nobile, 223 ); ma si dovrebbe anche aggiungere l’influenza di Agostino (soprattutto La Trinità14) e di Proclo, particolarmente importante nella scuola dei domenicani tedeschi, da Alberto Magno a Teodorico di Freiberg.
Riassumendo, con Largier (Meister Eckhart, Werke, I, 770), si può dire che la dottrina della scintilla dell’anima permette a Eckhart di pensare la partecipazione dell’uomo all’essere divino, partecipazione che è di natura eminentemente intellettuale. Tale partecipazione coincide con la nascita del Logos nell’anima, e perciò la scintilla dell’anima significa unità con Dio solo in quanto essa scaturisce, come il Figlio, da Dio, e, come il Figlio, a Dio ritorna. Uscendo da Dio, la scintilla non è creata, ma generata; nell’unità con Dio non è né fatta né generata.
È presente nell’uomo solo in quanto egli è Figlio di Dio, e dunque solo per grazia. In quanto Dio è intelletto, lo è anche la scintilla, ma lo è solo nell’unità con Dio: dal punto di vista dell’uomo, l’intelletto è pura possibilità di questa unione, e dunque “nulla” (cfr. in proposito soprattutto le prime due Questioni parigine, in Vannini, Fondo, 124-134). In quanto si unisce al fondo della Divinità, che è senza nome, anche la scintilla è senza nome, e in ciò si compie la fusione, o compenetrazione (durchbruch) con la Divinità stessa.
Per chiarire più a fondo le nozioni di intelletto e di grazia in Eckhart si legga l’approfondimento che pubblicheremo la settimana prossima, post [eck7]
È anche una e semplice come Dio è Uno e semplice, in modo che non si riesce assolutamente a gettarvi lo sguardo A15). Questa stessa potenza di cui ho parlato, nella quale Dio fiorisce e verdeggia con tutta la sua divinità, e lo spirito in Dio, in questa stessa il Padre fa nascere il suo unico Figlio come in se stesso, giacché egli vive veramente in questa potenza, e lo Spirito genera insieme col Padre lo stesso Figlio unigenito e se stesso quale Figlio e, in questa luce, è lo stesso Figlio e la verità. Se poteste riconoscerlo col mio cuore, comprendereste quello che dico, perché è vero, e la verità stessa lo dice. (A16)
Nota A15 di uma
“Come Dio è Uno e semplice, in modo che non si riesce assolutamente a gettarvi lo sguardo”.
Questione rilevantissima che abbiamo cercato di affrontare nei post in cui parliamo del Tutto/Niente. La nostra comprensione dell’Assoluto Essere è che, essendo Assoluto, deve necessariamente essere complesso, ci sfugge la possibilità che il Tutto possa essere Niente.
Nota A16 di uma
L’intero paragrafo è quello che nel Sentiero definiremmo un aggiungere.
[6.] Vedete, notatelo bene! Tanto uno e semplice è questo castello nell’anima di cui parlo e a cui penso, che quella nobile potenza di cui ho parlato non è degna di gettare una sola volta lo sguardo, per un solo istante, in questo piccolo castello, e neppure l’altra potenza di cui ho parlato (12), nella quale Dio arde e splende con tutta la sua ricchezza e la sua gioia, osa mai gettarvi lo sguardo.
Nota 12
Le due potenze a cui si fa qui riferimento sono, come è evidente, l’intelletto e la volontà.
Tanto veramente uno e semplice è questo piccolo castello, tanto elevato al di sopra di ogni modo e di ogni potenza, e tanto unico che mai alcuna potenza né modo, e neppure Dio stesso, possono comprenderlo (13).
Nota 13
[…] Infatti quest’ultima parte del sermone ha offerto molto materiale ai censori, dato che Eckhart afferma nettamente l’identità tra Dio e castello, o fondo, dell’anima, la cui «semplicità» (ovvero assenza di
determinazioni, la plotiniana àplosis, nello stesso senso dello Specchio di Margherita Poretel è pari a quella di Dio. (Approfondiremo la questione della semplicità di Dio in Eckhart e Plotinio nel post [eck8])
In verità, come Dio vive, Dio stesso non lo penetrerà mai per un istante né mai l’ha penetrato col suo sguardo, in quanto egli esiste nella determinazione e proprietà delle Persone.
Lo si comprende facilmente, giacché questo unico Uno è senza determinazioni e senza proprietà. Perciò, se Dio vuole penetrarlo con lo sguardo, ciò gli costa tutti i nomi divini e le proprietà delle Persone. Occorre che lasci tutto ciò fuori, perché il suo sguardo vi penetri. Molto di più, in quanto egli è Uno e semplice senza alcuna determinazione o proprietà, non è in questo senso né Padre né Figlio né Spirito Santo, ma un qualcosa che non è né questo né quello. (A17)
Nota A17 di uma
Nel Sentiero diremmo che una cosa è il Sentire Assoluto, una l’Assoluto Essere, o Uno. Il Sentire Assoluto è complessità e molteplicità, l’Uno è il Tutto/Niente. (Approfondimento in [eck8])
Vedete: in quanto è Uno e semplice (14), egli viene in questo Uno che io chiamo un castello nell’anima; altrimenti non vi penetra in alcun modo, ma solo così vi penetra e vi dimora. Con questa parte di se stessa l’anima è simile a Dio, e non altrimenti. Quello che vi ho detto è vero, ve ne do la verità come testimone e la mia anima in pegno.
Che Dio ci aiuti a essere questo castello in cui Gesù salga e sia accolto, e dimori eternamente in noi nel modo che vi ho detto. Amen.
Nota 14
L’espressione einvaltic ein (Uno semplice) indica in Eckhart la Divinità senza nome, antecedente alla sua determinazione trinitaria.
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Grazie per questo post, anche Eckhard introduce elementi interessanti per espendere la nostra conoscenza e il nostro linguaggio.