Oltre sé: perdendo ogni forma, allora mai si è stati 14

Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenzail dolore per una perdita e la scomparsa di sé.

Se voi continuate a pensare che, quando morite, poi continuerete in un’altra forma più sottile, e che dopo continuerete in un’altra forma, ancora più sottile, fino a quando, perdendo ogni forma, sarete Tutto è, vi state raccontando davvero una grossa favola.
Attenti, perché perdendo parte della propria identificazione, si prosegue sotto una forma diversa; ma perdendo ogni forma, allora mai si è stati, ed è questo che voi non capite. Lo ribadiamo: allora mai si è stati, e si continuerà a non essere mai stati. Ed anche se vi dite: “Però sarò dentro l’Assoluto”, non ci sarete come identità, c’è solo totale assenza di qualsiasi tratto di azione e di identificazione, cioè nessuno(Pag.7)

“Perdendo parte della propria identificazione, si prosegue sotto una forma diversa”: qui vengono corrette le approssimazioni del passaggio precedente e segnalate nel post n° 13.
Implicitamente viene ammesso che la vita dopo la morte continua nella misura dell’identificazione e dell’interpretazione che un soggetto sviluppa.

Detto in altri termini: come la vita incarnata è la conseguenza del sentire conseguito e della comprensione di sé realizzata, così lo è la vita dopo la morte del veicolo fisico. Essa sarà soggetta comunque alle dinamiche dei corpi transitori residui – astrale e mentale – e deriverà dal grado di sentire di coscienza realizzato: gradi diversi di sentire danno luogo a proiezioni differenti.

“Ma perdendo ogni forma, allora mai si è stati”: si perde ogni forma, interpretazione e identificazione nella piena maturità del sentire. La pienezza del sentire non è personale, non riguarda un soggetto, è, per sua natura, senza delimitazione, unitaria.

La tesi sostenuta secondo cui “mai si è stati” sarebbe opnabile dal punto di vista di altri insegnamenti: il sentire unitario, per sua natura, contiene tutti i gradi di sentire relativo; la consapevolezza unitaria è anche consapevolezza del relativo che la compone.
Se così non fosse, l’Assoluto che è Sentire Assoluto non dovrebbe avere consapevolezza dei sentire relativi che lo compongono. Che lo compongono, non che lo determinano, essendo Egli altro da ciò che lo compone.

“Però sarò dentro l’Assoluto”, non ci sarete come identità, c’è solo totale assenza di qualsiasi tratto di azione e di identificazione, cioè nessuno: questo è evidente. Finita qualsivoglia interpretazione relativa a gradi di sentire relativi, rimane solo il Sentire Assoluto che, pur essendo consapevole del Tutto, in nessuna parte è identificato.


Ciclo “Oltre sé”

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