Eckhart, Sermone 2, §1-3: il ciclo della generazione [eck4]

Gesù entrò in un castello e una donna di nome Marta lo accolse in casa sua. (Lc.10,38,ndr)

[l.] (1) Ho premesso una piccola frase in latino, che sta scritta nel Vangelo e che significa in tedesco: Nostro Signor Gesù Cristo salì a un piccolo castello e fu ricevuto da una vergine, che era una donna.
Ebbene, state ora attenti a questa parola: è necessario che fosse vergine (A8) la persona da cui Gesù fu ricevuto. Vergine, ovvero una persona libera da tutte le immagini estranee, tanto libera come quando ancora non era (2).

Alcuni sermoni di Meister Eckhart tratti da Meister Eckhart, I SERMONI, a cura di Marco Vannini, Edizioni Paoline, 2002 per la contemplazione personale. Il grassetto e altre evidenziazioni sono opera del curatore.

Nota 1

Testimoniato per intero in quindici manoscritti e nell’edizione di Basilea delle Opere di Taulero, frammentariamente in altri sei manoscritti, questo sermone godette grande fortuna. Nella forma in cui lo leggiamo, che è quella in cui lo prese in esame la Commissione inquisitoria di Colonia, esso deve esser opera di un anonimo redattore, che ha fuso insieme due sermoni: uno che fa da “cornice” – ovvero costituisce l’inizio e la fine della predica presente – e uno che ne configura il centro. Ciò spiegherebbe anche perché Eckhart non abbia riconosciuto l’autenticità del testo a lui contestato dalla Commissione di Colonia, pur senza prendere le distanze dai suoi contenuti. Il sermone-cornice consiste di due parti: la spiegazione del termine “donna”, che conclude con l’equivalenza di “vergine”, “donna” e “libertà”, e la spiegazione del termine “castello”, che conclude con l’uguaglianza di Dio e del fondo dell’anima. Nel mezzo l’anonimo redattore avrebbe inserito – forse al posto di una parte perduta – una spiegazione delle potenze dell’anima. Il testo di Lc. 10,38, che apre il sermone, si legge per la festa di santa Marta e per l’Assunzione di Maria (15 agosto); la tradizione manoscritta rimanda a questa seconda data.

Nota 2

Ci si riferisce all’esistenza dell’uomo come idea in Dio, prima della creazione. Il concetto è di origine platonica, ma si fonda cristianamente su Agostino, La Trinità 5,16,17 e 12,7,10, nonché su Isidoro di Siviglia, Sentenze l ,8,4, per il quale il mondo, « anche se non era in re, tuttavia era sempre nella mente e sapienza eterna di Dio. Il tema è assai caro a Eckhart, dato che gli permette di pensare al ritorno dell’uomo là da dove è venuto, nella prima purezza dell’unità divina, e lo sviluppa più volte, in particolare nella prima Questione parigina, « Se in Dio siano lo stesso es­sere e pensare » (cfr. Vannini, Fondo, 124-130) e nel primo capitolo del CVG. La frase è stata aspramente criticata da Ruusbroec che, nel Libro delle dodici beghine, scrive: “Fate attenzione ai falsi profeti, per non essere condotti fuori strada. Essi affermano di essere Uno con Dio, al di sopra delle Persone divine, e di essere liberi come se ancora non fossero”.

Nota A8 di uma

Vedete, ci si potrebbe allora chiedere come una persona che è nata e giunta a vita di ragione possa essere così li­bera da tutte le immagini, come quando non era ancora, mentre essa sa tuttavia molte cose che sono delle immagi­ni; come dunque può esserne libera?

Notate ora l’insegnamento che voglio darvi. Se avessi un intelletto così ampio che tutte le immagini che gli uomini tutti hanno accolto, e anche quelle che sono in Dio stesso, si trovassero in esso, e se io fossi nei loro confronti tanto distac­cato (3) da non essere legato ad alcuna di esse in ciò che fac­cio o non faccio, né al passato né al futuro; e se, al contrario, in momento presente, fossi libero e di­staccato, alla carissima volontà di Dio per com­pierla senza indugio, allora, in verità, io sarei vergine, senza alcun ostacolo da parte delle immagini, così come quando non ero ancora.

Nota 3

Alla lettera, “senza appropriazione”, ovvero senza legame all’io psicologico, determinato nei tempi e nei modi. (Non identificato, diremmo nel Sentiero, ndr)

Dico di più: che la persona sia vergine, non toglie asso­lutamente nulla a tutte le opere che può compiere: tutto ciò la lascia libera e intatta, senza alcun ostacolo nei con­fronti della verità suprema, così come Gesù è distaccato, li­bero e intatto in se stesso. Come dicono i maestri, il simile e solo il simile è motivo per divenire uno (4) perciò l’uomo deve essere intatto e vergine per accogliere il puro Gesù. (A9)

Nota A9 di uma

Ora osservatelo bene e state attenti! Se l’uomo fosse sempre vergine, non produrrebbe alcun frutto. Per esse­re fecondo, è necessario essere donna. Donna è la parola nobile che si possa attribuire all’anima, molto più nobile­ che vergine. Che l’uomo accolga Dio in sé, è bene e in questo accogliere è vergine. Ma che Dio divenga in lui fecondo, è meglio, giacché la fecondità del dono non è altro che gratitudine per il dono, e lo spirito è donna nel ringraziamento che, a sua volta, genera di nuovo Gesù nel cuore del Padre (5).

Nota 5

Il tema della verginità (ricezione del dono) e della fecondità (contraccambio del dono) compare anche in Bernardo di Chiaravalle, Sermone sull’Annunciazione del Signore (PL1 83, 112d e 114d).

[2.] Molti buoni doni sono accolti nella verginità, e non vengono invece generati in Dio dalla fecondità della donna con lode riconoscente. Questi doni si guastano e si annien­tano, così che l’uomo non si trova più felice né migliore. La sua verginità non gli serve a niente perché, essendo vergine, non è divenuto donna con tutta la sua fecondità (A10). E qui è il danno. Perciò ho detto: Gesù salì in un piccolo castello, e fu ricevuto da una persona vergine, che era una donna. Questa è una necessità, come vi ho spiegato.

Nota A10 di uma

È raro che persone sposate portino più di un frutto l’anno. Ma io penso stavolta ad altri sposi: tutti quelli che sono con il proprio io legati alla preghiera, al digiuno, alle veglie e a ogni tipo di esercizio e mortificazione esteriore. Ogni attaccamento a una qualsiasi opera che ti toglie la libertà di essere, in questo momento presente, rivolto a Dio e di seguire lui solo nella luce in cui ti invita a fare o non fare, libero e rinnovato in ogni istante, come se tu non avessi né volessi né potessi niente altro, un tale attaccamento a ogni opera progettata che ti toglie questa libertà in ogni momento nuova, io lo chiamo ora un anno.

Infatti la tua anima non porta alcun frutto se non ha compiuto l’opera che tu hai iniziato con attaccamento, e tu non hai fiducia in Dio o in te stesso, a meno che tu non abbia compiuto l’opera che hai intrapreso con attaccamento; altrimenti non hai pace. Perciò non porti frutto se non hai compiuto la tua opera. Ciò è quello che chiamo un anno, ma il frutto è tuttavia piccolo, perché è stato prodotto con attaccamento, non nella libertà. Questi io li chiamo sposi perché sono legati nell’attaccamento personale. Essi portano poco frutto, e piccolo, come ho detto (6).

Nota 6

Quel “frutto” che è un figlio, che richiede un anno alle “persone sposate”, è poca cosa rispetto al Figlio che viene generato, nel distacco, dall’anima vergine feconda, in ogni istante sempre nuovo.

[3.] Una vergine, che è una donna, libera, senza legami, distaccata, è sempre ugualmente vicina a Dio e a se stessa. Essa porta molti e grandi frutti, né più né meno di quanto è Dio stesso. Questa vergine, che è una donna, produce questo frutto e questa nascita, e lo produce tutti i giorni cento o mille volte, o innumerevoli volte, generando e resa feconda a partire dal fondo più nobile; o, per meglio dire, a partire dallo stesso fondo in cui il Padre fa nascere il suo Verbo eterno (7), essa è divenuta feconda, partecipante a questa nascita. (A11)

Nota 7

Fondo dell ‘anima e fondo di Dio sono infatti un unico e medesimo fondo.

Nota A11 di uma

Infatti Gesù, luce e riflesso del cuore paterno – san Paolo dice che è onore e riflesso del cuore paterno, e illumina con la potenza del suo raggio il cuore paterno – questo Gesù è unito ad essa ed essa a lui, ed essa si irradia e brilla con lui come un unico Uno e come una luce chiara e pura nel cuore paterno. (A12)

Nota A12 di uma

La raccolta dei sermoni


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