Cerchio Firenze 77: Dio, stato di coscienza non persona 43

Più volte abbiamo ripetuto che Dio è il Tutto-Uno-Assoluto. Questo significa non solo che tutto quanto esiste è in Dio e fa parte di Dio, ma che Dio è «coscienza assoluta», in cui la molteplicità è trascesa perché fusa nell’Unità.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Non s’intenda però con questo che Dio sia un ente che sovraintende, che sta più in alto. Badate bene: è molto meno errato credere che Dio sia uno stato di coscienza, piuttosto che pensarlo come una persona. Infatti da sempre noi vi abbiamo detto che Dio è coscienza assoluta. Ma voi avete preso questa affermazione come se Dio fosse un essere che avesse una coscienza assoluta, così come potrebbe avere un bel sorriso. No, miei cari! Non è l’essere che ha la coscienza, ma l’essere è la coscienza o viceversa. È ben diverso, pensateci bene.

Se il Tutto è considerato prescindendo dall’Unità, appare la molteplicità, compaiono gli esseri, i mondi; il divenire. Ma il divenire non è reale perché è l’apparenza di una parte della Realtà-Unica-Totale, ossia di Dio. Tuttavia, affermare che il divenire è un’apparenza, non spiega come è fatta salva l’immutabilità di Dio, in mancanza della quale Dio non sarebbe Assoluto. Bisogna che quanto a noi appare come divenire, come futuro, come probabilità che non è realizzata ma
che si realizzerà, esista già; e non come idea archetipa, ma come realtà vivente e palpitante quale sarà vissuta. Altrimenti Dio, che tutto comprende, muterebbe col mutare del divenire dei mondi.

Ed eccoci all’insegnamento dei fotogrammi, con cui abbiamo spiegato che ciò che vi appare come divenire, come probabilità che si realizzerà, esiste già tutto contenuto in serie di situazioni cosmiche fisse nel non tempo, nell’Eterno Presente, cosi come l’azione viva e palpitante che si osserva in un film, è contenuta nei fotogrammi della pellicola. E questo concetto – figlio Gastone – non è in contraddizione con la libertà relativa; abbiamo spiegato questo parlandovi delle serie di situazioni cosmiche parallele, cioè delle cosiddette varianti.

Allora quando un veggente di provata capacità sembra sbagliare la sua previsione, non ha sbagliato veramente e propriamente in quanto si è collegato alla situazione cosmica parallela, alla variante non vissuta dalla generalità. – Ma su questo argomento potremo tornare più profondamente, se v’interesserà.
Come il divenire dei mondi è tutto contenuto in serie di situazioni cosmiche fisse nell’eternità, cosi l’evoluzione degli esseri non è un divenire, ma risulta da serie di «sentire», virtuali frazioni dell’unico sentire, uniti in successione logica dal più semplice al più complesso.

Ogni essere, considerato nella sua continuità, è una serie di sentire. Il senso dello scorrere e della continuità risiede nella natura stessa del «sentire» che, se pur limitato, è coscienza d’essere. Badate bene: dico coscienza d’essere, non consapevolezza. V’è una differenza fra la coscienza d’essere e la consapevolezza dell’uomo.

Se noi prendiamo in esame un essere, uno spirito, un’individualità, la vediamo tutta contenuta fra due estremi: da una parte l’atomo del «sentire», il «sentire» più semplice, quello che non risuona se non è collegato al mondo fenomenico della percezione; dall’altro il «sentire» più complesso. Qual è il «sentire più complesso»? Ovviamente il «sentire assoluto» che tutto comprende, che è essere uno ed essere tutto al di là del virtuale frazionamento che genera i mondi e il loro divenire. E siccome il sentire assoluto è unico – e non potrebbe essere diversamente – ne consegue che ogni essere ha in comune per lo meno questo «sentire».

Ma siccome il «sentire assoluto» tutto comprende, ne deriva che noi siamo in Realtà un solo essere. Badate: l’esistenza di Dio è conciliabile con la molteplicità dei mondi e degli esseri in un solo modo e con un solo concetto: che Dio sia uno stato di coscienza in cui tutto è fuso e trasceso nell’Unità. Se questo è vero, anche solo per approssimazione, ne consegue logicamente e necessariamente:

  • che niente può essere escluso da questa comunione, del resto già esistente da sempre nell’Eterno Presente,
  • che ogni essere raggiunge Dio, altrimenti non sarebbe realizzata l’Unità, ossia non esisterebbe Dio,
  • che Dio è raggiunto senza che ciò origini più di un Assoluto.

Fratelli, da sempre vi abbiamo detto che tutto è un aspetto di Dio, ma questo significa, in altre parole, che Dio è la reale condizione d’esistenza del Tutto.

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