Blues dell’illuminazione. I miei anni con un guru americano. L’esperienza diretta di Andre van der Braak nella comunità fondata e guidata da Andrew Cohen (sito; wiki).
Chiarezza di intenti: voglio essere libero
I satsang ricominciano. Parlo con Andrew della mia esperienza a Dayton, degli hotel e dei ristoranti che per me non avevano alcun significato, della solitudine. Sembra capire tutto.
“Quando hai un desiderio di liberazione”, dice, “non ti sentirai a casa nel mondo del materialismo. Quando tutti pensano solo a perseguire il proprio vantaggio e cercano di diventare qualcuno nel mondo, è comprensibile che tu non ti senta a casa lì. Forse è una buona idea passare più tempo con persone che la pensano come te”.
Mi chiede se nella mia vita mi sia mai capitato di “bighellonare”. No, mai. Mi incoraggia a prendere in considerazione questa idea.
Ci sono così tante cose che vorrei chiedere ad Andrew: l’illuminazione, il buddismo, la pratica spirituale. E che dire dello sforzo necessario per raggiungere l’illuminazione? Nel rispondere a quest’ultima domanda, Andrew mi guarda direttamente con i suoi penetranti occhi marroni. Dopo alcuni secondi di silenzio, mi ripete ciò che gli ha detto il suo maestro, sottolineando lentamente ogni parola e gli spazi tra una e l’altra: «Tu non devi fare alcuno sforzo per essere libero». Lo sussurra quasi. Continuiamo a guardarci negli occhi. La mia mente corre veloce. Può essere vero?
Improvvisamente ogni movimento si ferma e il momento sembra espandersi nell’eternità. In questo vasto spazio che si è improvvisamente aperto, mi viene in mente un pensiero: l’illuminazione non è un oggetto. Non puoi lottare per ottenerla o raggiungerla. È la fonte stessa dell’essere, la fonte della mia stessa esistenza. In realtà è impossibile non essere illuminati. È solo la testarda arroganza della mia mente che mi impedisce di vedere questa semplice verità.
Andrew mi sorride e poi passa alla domanda successiva. Rimango seduto come stordito. La mia mente rimane vuota per quella che sembra un’eternità.
Quando la serata finisce, torno a casa in silenzio sulla mia bicicletta. Sento nascere in me un’emozione completamente nuova. Mi sto innamorando di Andrew. Ho sempre rispettato i miei insegnanti, fino al punto di venerarli, ma non ho mai provato amore. Quando guardo Andrew negli occhi mi sento sciogliere. Le mie resistenze stanno svanendo e provo quello che di solito si prova per gli amanti: voglio stare con lui tutto il tempo.
Quando sono con Andrew nel satsang, mi sento sciogliere in un mare di beatitudine assoluta, un luogo al di là del bene e del male, al di là della concezione stessa. Sento che lui è in contatto diretto con la fonte di tutto l’essere, la fonte che precede il pensiero e il sentimento. È la fonte in cui riconosco me stesso, il mio vero volto. Andrew mi porta in questo luogo dove non provo più alcuna separazione o confine tra me e gli altri, tra passato, presente o futuro, tra dolore ed estasi.
Andrew sembra irradiare qualcosa che può contrastare tutto ciò che è male, che può mettere la mente a riposo. Stare seduti immobili insieme ad Andrew porta a una meditazione spontanea, senza lotta con pensieri e sentimenti, solo un lento, irreversibile assorbimento nelle profondità della coscienza. Tutto sembra così spontaneo, così facile, eppure c’è qualcosa di potente che emana da Andrew. Sento che qui sono all’opera forze superiori.
È l’illuminazione che sto sperimentando? Non oso pensarlo. Io, illuminato? Ma non posso negare che tutto il mio essere sta gridando: “È proprio così”. Mi sento completamente a mio agio con me stesso e con la vita. Provo un’intimità insopportabile con le persone che mi circondano in questa stanza, un’intimità che posso solo definire amore. Non sono preoccupato, nel profondo del mio cuore so che la vita è bella, che non ci sono problemi, che c’è pace. Cosa potrei volere di più? Cos’altro potrei desiderare? Ovunque guardi vedo solo perfezione. Tutte le domande che avevo a Dayton hanno trovato risposta.
Dico ad Andrew che sto pensando di seguirlo nel Devon. Pensa che sia una buona idea? «Se è quello che vuoi fare, va bene», risponde. “Non ti fermerò”. Gli parlo della paura che provo, la paura di lasciare la mia casa e il mio lavoro, la paura di perdere la mia vita, in sostanza. “Non aspettarti che la paura scompaia”, mi dice ridendo, “diventerà molto peggio”.
I giorni successivi sono angoscianti. Continuo a chiedermi: “Perché dovrei rinunciare alla mia vita ad Amsterdam? Cosa ho da guadagnarci?”. Ma la risposta mi viene dal cuore con sempre maggiore chiarezza: “Felicità, pace, profonda soddisfazione; la risposta a tutte le mie domande. Tutto ciò che ho sempre cercato nella mia ricerca dell’illuminazione”.
Scrivo un biglietto ad Andrew: “Dopo tutti questi anni di pratica spirituale, sento che l’illuminazione non è mai stata la priorità numero uno nella mia vita. Grazie per avermi aiutato a mettere finalmente ordine nelle mie priorità. Ho chiarito le mie intenzioni. Non vedo l’ora di vederti nel Devon a settembre”.
Con il biglietto ho messo cento fiorini come regalo per aiutare Andrew a coprire le spese ad Amsterdam. La sera successiva, durante il satsang, mentre sta uscendo, Andrew si ferma accanto a me e mi stringe la mano senza dire nulla. Poi se ne va. Ora ci capiamo al volo.
Qualche giorno dopo invito Andrew a cena e lui accetta. Andiamo in un ristorante indiano e parliamo liberamente. Gli racconto del mio background in psicologia e filosofia; lui mi racconta di come non abbia mai preso buoni voti a scuola e di aver sempre invidiato le persone che avevano quelle capacità intellettuali. Ci divertiamo molto; c’è un’intimità tangibile, nessuna traccia di finzione o di differenza gerarchica tra noi. È come un appuntamento tra due amanti. Sono al settimo cielo. Se Andrew è davvero il Buddha dei nostri tempi, allora ora sto mangiando una ciotola di riso con il Buddha! Che fortuna aver incontrato Andrew. Che fortuna che lui ed io possiamo essere così buoni amici. Che fortuna che il segreto dell’illuminazione mi sia stato finalmente rivelato.
Fonte: Enlightenment Blues: My Years with an American Guru, by Andre van der Braak, 2003. Monkfish Book Publishing Company. (Informazioni sull’autore).
Nota del curatore: tempo permettendo e senza una cadenza di pubblicazione determinata, mettiamo mano alla narrazione di questa esperienza diretta di Andre van der Braak al seguito di un maestro: perché? Perché ha un valore universale, da un lato, e particolare dall’altro: ciò che Andre descrive è comune – per alcuni versi, non per tutti – a tante comunità, vie e percorsi in cui è presente un insegnante; dall’altro lato, perché parla anche di noi, dei trenta e più anni di insegnamento, di dinamiche relazionali, limiti e slanci. È, per noi, anche un guardarsi allo specchio e andare più a fondo in ciò che è stato e sulle ragioni per cui è accaduto.
[→uma] Queste pagine sono attraversate dallo “spirito di chi inizia”, spirito condiviso sia dal maestro che dai discepoli. È un ambiente vibratorio e di relazione particolare e irripetibile per tanti versi: sia il maestro che i discepoli reagiscono – in tutti i loro corpi – al nuovo grado di consapevolezza che si trovano a sperimentare.
Nuova consapevolezza significa nuovi ambiti vibrazionali ed elevati entro cui l’insieme personale è coinvolto: i corpi sono sottoposti a irradiazioni vibratorie mai provate prima e reagiscono generando sensazioni, emozioni, pensieri e sentire intensi e originali.
Sia il maestro che i discepoli (con responsabilità e peso differenti) – non va mai dimenticato che vibrano spesso all’unisono all’interno dello stesso ambiente che alimentano – generano ciò che, nel Sentiero, chiamiamo il “circo delle esperienze” e che il Cerchio Ifior definisce il “giardino degli incanti”.
È una stagione dalla durata incerta ma che, col tempo, cederà il passo a un maggiore equilibrio e, spesso, a una disillusione.
È un “dopaggio” autoalimentato dall’insieme maestro-discepoli ed è tanto più potente quanto più intense sono le spinte interiori, i passaggi esistenziali dei singoli, gli scossoni al fronte identitario, quando le condizioni del sentire permettono la messa in discussione di questo.
Se l’immagine di sé non è pronta alla transizione, si assiste più a una resistenza che ad altro, ma se il sentire genera un’immagine meno salda, allora quel varco che si apre è foriero di esperienze spirituali eclatanti. Ripeto: è un circo che ha una durata limitata, poi verrà maggiore equilibrio anche perché i corpi – e l’immagine soggettiva che generano – si saranno adeguati alle nuove condizioni vibrazionali, al nuovo grado di consapevolezza emergente. [/uma]
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