Oltre sé: alcuni passi critici 13

Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenzail dolore per una perdita e la scomparsa di sé.

Perché, quando l’uomo muore, fa scomparire ogni traccia di sé e quello che rimane è un qualcosa – che non vi è possibile comprendere – alimentato da un’energia che ancora per un po’ resta lì, stretta dentro quei gusci vuoti.
E allora, nonostante ogni sforzo per maturare e trasformarvi spiritualmente, non c’è alcuna ricompensa e nemmeno un continuare ad esistere “vostro”, cioè ciascuno per se stesso. Eppure voi, nell’immaginarvi la vostra immersione nel Tutto è, o il vostro scomparire nel Tutto è, o il vostro assimilarvi al Tutto è, mai mettete in conto che c’è unicamente una scomparsa totale, completa, definitiva. C’è la scomparsa, non ci siete voi a traghettarvi in quella scomparsa. (Pag.7)

È un passo critico e parla della realtà del dopomorte in termini non supportati da altre autorevoli testimonianze. Chiaramente l’ottica della via della Conoscenza è quella di togliere ogni supporto alla pretesa soggettiva, ma ciò che qui e altrove viene affermato è piuttosto approssimativo e anche confuso.

Non è chiaro inoltre a che tipologia di interlocutori ci si stia rivolgendo, forse a coloro che, ignari dei processi del dopomorte, suppongono che avvenga in quella nuova condizione una fusione in Dio. Ma questo è un pensiero che attraversa chi non ha formazione alcuna, non so, forse un cattolico privo di ogni cultura spirituale.

La necessità di togliere ogni appiglio alle pretese soggettive non può negare che anche nel dopomorte continua la narrazione personale: affermare che “c’è unicamente una scomparsa totale, completa, definitiva” non è corrispondente al vero secondo molte fonti. Ha un senso per chi esce dal Saṃsāra, ma non per gli altri che sperimentano anche nel dopomorte una relatività di comprensione in attesa di una nuova incarnazione.


Ciclo “Oltre sé”

1 commento su “Oltre sé: alcuni passi critici 13”

  1. La Via della Conoscenza spinge la sottrazione fino al limite, toglie ogni appiglio, ogni immaginazione consolatoria, ogni residuo di “io” che vuole continuare. Eppure sembra quasi un semplificare all’estremo.

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