Eckhart, Sermone 1, §3-5: oltre sé, senza ritorno [eck2]

[3.] Dico ancora di più: finché l’uomo cerca in tutte le sue opere qualcosa di ciò che Dio può o vuole donare, egli è uguale a questi mercanti.

Se tu vuoi essere comple­tamente libero da questo mercanteggiare, perché Dio possa ammetterti nel tempio, devi fare tutto quello di cui sei capace in ogni opera unicamente a lode di Dio, e ne devi esser tanto distaccato quanto lo è il nulla, che non è né qui né là.

Alcuni sermoni di Meister Eckhart tratti da Meister Eckhart, I SERMONI, a cura di Marco Vannini, Edizioni Paoline, 2002 per la contemplazione personale. Il grassetto e altre evidenziazioni sono opera del curatore.

Non devi desiderare assolutamente nulla in cambio. Quando agisci così, le tue opere sono spirituali e divine, e allora i mercanti sono tutti cacciati dal tempio e Dio vi abita da solo; infatti quest’uomo non ha che Dio in vista. Vedete, così il tempio è liberato da tutti i mercanti.

Vedete, l’uomo che non ha in vista né se stesso né alcuna altra cosa, ma solo Dio e l’onore di Dio, è veramente li­bero e distaccato da ogni mercanteggiare in ogni sua ope­ra e non cerca il proprio bene, nello stesso modo in cui Dio è distaccato in ogni sua opera, e libero, e non cerca il proprio bene.

[4.] Inoltre io ho detto che Nostro Signore disse a quelli che offrivano tortore: Portatele via, toglietele! Egli non respinse le persone, non le rimproverò dura­mente, ma parlò loro con benevolenza: Portatele via!, co­me se volesse dire: Ciò non è male, ma tuttavia crea degli ostacoli alla verità pura. Queste persone sono tutte dab­bene e compiono le loro opere soltanto per Dio, e non vi cercano il proprio bene, ma tuttavia sono legate al pro­prio Io, al tempo e al numero, al prima e al poi. In queste opere, un ostacolo si oppone loro alla suprema verità: es­si dovrebbero essere liberi e distaccati come è libero e di­staccato Nostro Signor Gesù Cristo, il quale, in ogni tem­po e fuori del tempo, incessantemente e di nuovo, riceve se stesso dal proprio Padre celeste e, in quello stesso istante, incessantemente si genera in modo perfetto, di ri­mando, con una lode riconoscente nella grandezza pater­na, in uguale dignità.

Così dovrebbe essere l’uomo che vuole rendersi ac­cessibile alla verità più alta, e vivervi senza un prima e un poi, senza essere ostacolato da tutte le opere e da tutte le immagini di cui ha avuto conoscenza, libero e distaccato, ricevendo incessantemente di nuovo il dono divino nel presente e, di rimando, generandolo senza ostacolo in questa stessa luce in Nostro Signor Gesù Cristo, con una lode riconoscente. Così se ne andrebbero le tortore, ovvero gli ostacoli e l’attaccamento al proprio Io (5); in tutte quelle opere, che peraltro sono buone, in quanto l’uomo non vi cerca il proprio bene. Perciò Nostro Signore dice
con benevolenza: Toglietele, portatele via! Come se aves­se voluto dire: Ciò è bene, ma porta con sé degli ostacoli.

Nota 5

È questo il male radicale da cui dipendono tutti gli altri. È infatti ciò che impedisce il dispiegarsi in noi dell’universale, ovvero della luce divina, che pure ci costituisce essenzialmente. Alla egoità (eigenschalt) fa riferi­mento tutta la mistica speculativa germanica, da Taulero all’Anonimo Francofonese, a Silesius, fino a giungere, ai giorni nostri, a Robert Musil, nel suo Der Mann ohne Eigenschalt tradotto in italiano assai poco felicemente con L’uomo senza qualità), a lngeborg Bachmann (Das dreissigste Jahr, Monaco 1982), ed Erich Fromm, nel suo Avere o essere, Milano 1977.


[5.] Quando questo tempio si libera così da tutti gli ostacoli, ovvero dall’attaccamento a se stessi e dall’ igno­ranza, il suo splendore è così bello, esso brilla con tanta purezza e chiarezza al di sopra di tutto quello che Dio ha creato, e attraverso tutto quello che Dio ha creato, che niente può avere altrettanto splendore, se non il solo Dio increato.
In tutta verità, nessuno è veramente uguale a questo tempio, se non il solo Dio increato. Tutto ciò che è al di sotto degli angeli non assomiglia assolutamente a questo tempio. Gli angeli più elevati assomigliano fino a un certo grado a questo tempio dell’anima nobile, ma non completamente. E esatto che assomigliano all’anima in qualche modo, per quanto concerne la conoscenza e l’amore. Tuttavia a loro è fissato un segno, ed essi non possono passarlo. Invece l’anima può andare oltre.

Se l’a­nima di un uomo che vive ancora nel tempo fosse alla stessa altezza dell’angelo più elevato, questo uomo po­trebbe ancora, grazie alla sua libera possibilità, giungere incomparabilmente più in alto al di sopra dell’angelo, di nuovo, ogni istante, senza numero, ovvero senza modo, al di sopra del modo degli angeli e di ogni intelletto creato (6).

Nota 6

Contro la fissità dogmatica dell’angelologia di Dionigi, Eckhart fa valere la nobiltà dell’anima umana che, nella libertà, è al di sopra degli angeli. Il pensiero è ripreso da Silesius (Pellegrino 2,2 1.23 .44 ), che parla di sovrangelicità.

Dio solo è libero e increato, e perciò egli solo è simile al­l’anima quanto alla libertà, ma non quanto al carattere in­creato, giacché essa è creata. Quando l’anima giunge alla luce pura, essa penetra nel suo nulla, così lontana in que­sto nulla dal suo qualcosa creato che essa non può asso­lutamente tornare con la forza propria nel suo qualcosa creato.

E Dio, con il suo essere increato, si pone sotto il nulla dell’anima (alla base, ndr) e la mantiene nel suo qualcosa. L’anima ha osato essere annientata e non può più tornare da sola a se stessa, tanto si è allontanata da se stessa prima che Dio l’abbia sostenuta (7) (A1). Così avviene necessariamente.

Nota 7

7 L’anima che annienta se stessa, che perde la propria volontà e il le­game all’io psicologico, non può tornare indietro, alla dipendenza dalle cose. Perciò in essa il sostegno, il fondamento, è ormai Dio soltanto.

Nota A1 di uma

La raccolta dei sermoni

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