Eckhart, Sermone 1, §1-2: il vuoto del tempio dell’anima [eck1]

Sermone 1, Gesù entrò nel tempio e cominciò a scacciare quelli che vendevano e compravano (Cfr. Mt 21,12.b Cfr. Gv 2,16. ‘Gn 1,26).

Alcuni sermoni di Meister Eckhart tratti da Meister Eckhart, I SERMONI, a cura di Marco Vannini, Edizioni Paoline, 2002 per la contemplazione personale. Il grassetto e altre evidenziazioni sono opera del curatore.

[1.] Noi leggiamo nel santo Vangelo che Nostro Signore entrò nel Tempio, scacciò quelli che compravano e vendevano, e disse agli altri che offrivano tortore e altre cose simili: Togliete queste cose, portatele via.

Perché Gesù cacciò quelli che compravano e vendevano, e ordinò a quelli che tenevano delle tortore di portarle via? Non indicava niente altro se non la sua volontà di vedere vuoto il Tempio, proprio come se avesse voluto dire: lo ho un diritto su questo Tempio, voglio starvi da solo e averne la sovranità. Cosa intende con ciò? Questo tem­pio, in cui Dio vuole regnare da Signore secondo la sua volontà, è l’anima umana (A) che egli ha formata e creata perfettamente simile a se stesso (2); infatti noi leggiamo che il Signore dice: Facciamo l’uomo a nostra immagine e so­miglianza. E così ha fatto.

Nota A di uma

Per Meister Eckhart, l’anima umana non è semplicemente un’entità che dà vita al corpo, ma è il “tempio di Dio”, creata perfettamente a Sua immagine e somiglianza per essere il luogo della Sua dimora. La sua natura è complessa e si articola tra ciò che è temporale e ciò che è eterno.

Ecco i punti fondamentali per comprendere la visione eckhartiana dell’anima:

1. La distinzione tra nome e natura

Eckhart chiarisce che il termine “anima” è in realtà una designazione impropria per la sua essenza più profonda.

  • Nome funzionale: Viene chiamata “anima” solo perché svolge il compito di animare il corpo.
  • Essenza innominabile: Nella sua vera natura, l’anima è senza nome, inesprimibile e invisibile, proprio come Dio. È un “nulla” talmente puro che nessuna parola creata può definirlo compiutamente.

2. Le facoltà e il “Fondo”

Eckhart opera una netta separazione tra le attività dell’anima e il suo essere essenziale:

  • Potenze inferiori e superiori: L’anima agisce nel mondo attraverso i sensi (potenze inferiori) e attraverso la memoria, l’intelletto e la volontà (potenze superiori).
  • Il Fondo dell’anima: Al di sopra delle potenze esiste il fondo dell’anima (chiamato anche “scintilla”, “castello” o “capo dello spirito”). Questo è un luogo sacro e silenzioso dove nessuna immagine o creatura è mai penetrata; è qui che Dio Padre genera il Suo Figlio unigenito (Logos).
  • Unità con Dio: In questo fondo, l’anima e Dio sono un’unica cosa, non semplicemente “uniti”, ma “Uno”. Eckhart arriva ad affermare che “il fondo di Dio è il mio fondo”.

3. L’anima come “Intelletto”

L’anima è definita come una luce intellettuale che tocca la natura angelica e divina.

  • Al di sopra del tempo: Nella sua parte superiore, l’anima non conosce né “qui” né “ora”, ma opera nell’eterno presente.
  • La purezza dell’Intelletto: L’intelletto è considerato la “testa” dell’anima. Esso è “vorace” e non si accontenta della bontà o della sapienza di Dio, ma vuole penetrare nella Sua nuda essenza.

4. Il compito dell’anima: il Distacco

Perché l’anima possa realizzare la sua dignità, deve compiere un processo di svuotamento:

  • Morte mistica: Deve morire a se stessa e a tutto ciò che è creato (“un poco”) per poter vedere Dio.
  • Povertà di spirito: L’anima perfetta è quella che è diventata un “deserto”, ovvero che niente vuole, niente sa e niente ha, permettendo a Dio di essere Egli stesso il luogo dell’azione.

In sintesi, l’anima è un punto di incontro tra tempo ed eternità. È una natura creata dal nulla, ma dotata di una nobiltà tale che Dio, per la Sua stessa natura, si sente “costretto” a effondersi in essa se la trova vuota e pronta a riceverLo.

Nota 2

Che l’anima sia tempio di Dio è concetto classico prima ancora che cristiano (cfr. ad es. Porfirio, Lettera a Marcel/a 19; si veda comunque 1Cor 3,16-17; 2Cor 6,16. In SL 249 Eckhart ripete che «dimora di Dio è l’essenza stessa dell’anima, in cui entra Dio soltanto»). Ci si riferisce qui al fondamentale concetto di <fondo dell’anima>, per cui cfr. Vannini, Fondo.

Ha creato l’anima dell’uomo così simile a se stesso che né in cielo né in terra, tra tutte le magnifiche creature che Dio ha tanto mirabilmente create, ve n’è alcuna che gli sia tanto simile quanto l’ani­ma umana. Perciò Dio vuole che questo tempio sia vuo­to, perché non vi sia all’interno che lui solo. Perciò que­sto tempio gli piace tanto, perché è così simile a lui, e tanto egli si diletta in esso quando vi si trova da solo.

[2.] Notatelo bene, dunque! Chi erano le persone che compravano e vendevano, e chi sono ancora? Fate bene attenzione! Non voglio parlare ora altro che delle persone dabbene. Tuttavia voglio stavolta indicare chi erano e sono questi mercanti che compravano e vendeva­no in tal modo, e ancora lo fanno, e che Nostro Signore cacciò e mise fuori.
Egli lo fa ancora con tutti quelli che comprano e vendono in questo tempio: non vuole !asciarvene alcuno. (3)

Nota 3

Sono «mercanti» quelli che agiscono per un «perché», insozzando così l’azione stessa, che perde il suo valore assoluto. Il concetto si trova in Margherita Porete, nello Specchio 57, 63, passa poi nella cosiddetta Teologia tedesca, in Angelus Silesius (cfr. Pellegrino l ,289) per giungere fi­no a Heidegger.

Vedete, sono tutti mercanti quelli che si astengono dai grossolani peccati, che vorrebbero esse­re gente dabbene e compiono buone opere in onore di Dio, come digiunare, vegliare, pregare e altre cose simili – ogni sorta di opera buona -, ma le compiono perché Nostro Signore dia loro qualcosa in cambio o faccia in cambio qualcosa di piacevole per loro: questi sono tutti mercanti. Bisogna intenderlo in questo senso generale; infatti essi vogliono dare una cosa in cambio di un’altra, e in questo modo commerciare con Nostro Signore. Facendo questo commercio si ingannano. Infatti, anche se donassero tutto quello che hanno e compissero tutto ciò che possono, se dessero per Dio tutto ciò che hanno e compissero tutto assolutamente per Dio, Dio non sareb­be comunque tenuto a dare o fare alcunché per essi, a meno di non volerlo di suo buon grado e gratuitamente. Infatti, ciò che essi sono, lo sono grazie a Dio, e ciò che hanno, lo ottengono da Dio e non da loro stessi. Perciò Dio non deve loro assolutamente nulla in cambio delle loro opere e dei loro doni, a meno di non volerlo fare di suo buon grado, per la sua grazia, non a causa delle loro opere né dei loro doni, giacché essi non danno niente di proprio e non agiscono da se stessi, come Cristo ha detto: Senza di me non potete fare niente.

Sono persone del tut­to sciocche quelle che vogliono commerciare in questo modo con Nostro Signore; persone che non sanno della verità che poco o nulla. Perciò Nostro Signore le cacciò dal tempio e le espulse. La luce e le tenebre non possono dimorare insieme. Dio è la verità e luce in se stesso (4) Quando dunque Dio entra in questo tempio, ne caccia l’ignoranza, ovvero le tenebre, e si rivela con luce e verità. Quando la verità è riconosciuta, se ne sono andati i mer­canti, e la verità non desidera alcun mercanteggiare. Dio non cerca il proprio bene; in tutte le opere è vuoto e libe­ro, e le compie per vero amore. Lo stesso fa l’uomo che è unito a Dio: anch’egli è vuoto e libero in tutte le opere, e le compie soltanto per l’onore di Dio, senza cercare il proprio bene, e Dio le compie in lui.

Nota 4

La metafora della luce divina accompagna tutta la storia del cristia­nesimo e, insieme, del neoplatonismo, fino a costituire una vera e propria metafisica della luce. Dionigi Areopagita (Gerarchia celeste 3,2 e 4,2) e Agostino (La Genesi alla lettera 4,23,40 – d’ora in poi citata Gen.Let. ) so­no gli antecedenti principali dell’idea che, dopo la luce divina, esista una luce angelica che ha funzione mediatrice tra la prima e la terza luce, quel­la dell’anima. Tali concetti ricorrono con molta frequenza nei sermoni eckhartiani.


La raccolta dei sermoni


2 commenti su “Eckhart, Sermone 1, §1-2: il vuoto del tempio dell’anima [eck1]”

  1. Come Nati dice , non pensavo ad una lettura simbolica del passo come ha fatto Echart .
    Tutta la distinzione che fa sull’anima è altresì molto sentita.
    Da stampare .

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  2. Grazie per questa spiegazione. Quante volte ho ascoltato questo passo, ma mai compreso come qui viene spiegato.
    Ora sembra molto logico ciò che descrivi, ma era necessario, togliere tutti gli AT di riferimento.
    Torna il vuoto, l’essenziale e la libertà da ogni condizionamento.

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