L’incontro col maestro: l’illuminazione che accade [gu2]

Blues dell’illuminazione. I miei anni con un guru americano. L’esperienza diretta di Andre van der Braak nella comunità fondata e guidata da Andrew Cohen (sito; wiki).

INCONTRO CON ANDREW

Nel piccolo salotto regna il silenzio assoluto. Mi trovo in una di quelle case occupate, piccole, fatiscenti ma pulite. I mobili sono stati rimossi dal salotto: trenta persone sono sedute a gambe incrociate su cuscini da meditazione sul pavimento. Cinque persone sedute su delle sedie osservano dalla parte posteriore della stanza. Nessuno si muove. Alcuni hanno gli occhi chiusi, altri aperti. Tutti sembrano pervasi da una profonda pace e tranquillità.

Sono venuto qui con il mio amico Harry che, come al solito molto coinvolto, siede in una delle prime file mentre io mi siedo su una sedia in fondo, osservando la scena da lontano.
La porta d’ingresso si apre e si chiude. Sento il fruscio dei cappotti nell’armadio, dei passi e poi un giovane disarmante, cordiale e sorridente entra nella stanza. Sembra avere circa trent’anni, sei anni più di me. Davanti alla sala è stato preparato un cuscino da meditazione per lui e si siede a gambe incrociate, di fronte a tutti.

Sempre sorridente, guarda intorno alla sala, salutando con un cenno del capo questa persona e quell’altra. Ha un viso aperto, una bocca sensuale, baffi e capelli
neri. I suoi occhi marroni scuri hanno qualcosa di insolito, non so esattamente cosa. Sembra completamente a suo agio, apparentemente ignaro che trenta persone abbiano gli occhi fissi su di lui. È come se fosse solo nel suo salotto. Mi piace immediatamente: è un uomo senza pretese. Sono curioso di sapere cosa succederà dopo.

Andrew ha terminato il suo saluto silenzioso e rimane seduto immobile con gli occhi chiusi sul suo cuscino. Aspetto che il programma abbia inizio. Dopo dieci minuti ho la fastidiosa sensazione di essere l’unico nella stanza ad aspettare qualcosa. Gli altri sembrano perfettamente a loro agio, godendosi il silenzio. Poi mi rendo conto che non c’è nessun programma serale! Ecco qua!

Mi siedo dritto e chiudo gli occhi per meditare, cosa che non mi risulta difficile dopo cinque anni di intensa pratica di meditazione buddista. Osservo scrupolosamente il sollevarsi e l’abbassarsi dell’addome inferiore ad ogni inspirazione ed espirazione. Metto da parte con delicatezza i pensieri che sorgono. Divento sempre più tranquillo. Il silenzio avvolge la stanza.

Dopo due ore sento un fruscio. Quando apro gli occhi vedo Andrew alzarsi dal suo cuscino e
uscire lentamente dalla stanza. Durante tutta la serata non è stata pronunciata una sola parola. Sono un po’ deluso. Tutto qui? E l’illuminazione? Comunque ho fatto una bella meditazione.
Sul tram che mi riporta a casa, Harry e io parliamo della serata. Harry è entusiasta. «Hai
sentito quell’energia?», mi chiede. «Era molto forte. L’energia dell’illuminazione».
Esito. Non mi spingerei così lontano. Ma dopotutto ero seduto nell’ultima fila, non nella prima.
“Sì, ho fatto una meditazione profonda”, gli concedo.

«Domani c’è di nuovo il satsang», dice. «Dobbiamo arrivare presto così possiamo sederci
davanti». Satsang è il nome indiano che indica gli incontri pubblici con Andrew. In sanscrito
significa «compagnia dei saggi» ed è il termine usuale per indicare gli incontri di un maestro
spirituale con i suoi seguaci.
La sera seguente ci sediamo entrambi sul pavimento. Andrew sta parlando con le persone.
Molti sono già stati qui prima, alcuni sono venuti dall’estero ad Amsterdam: un’impressionante dimostrazione di lealtà. Qualcuno chiede ad Andrew cosa sia l’illuminazione. Tendo le orecchie.

“L’illuminazione”, dice Andrew con un sorriso, “è sollievo. È cessazione. È la fine del
divenire. È la fine della lotta per diventare qualcuno o qualcosa. È finalmente arrivare a riposare, qui e ora, in questa vita”.
Non è il tipo di risposta che mi aspettavo. Cosa sta dicendo Andrew in realtà? Sta davvero
dicendo qualcosa? La mia mente allenata alla filosofia cerca di estrapolare qualche contenuto da questa proposizione, ma non va molto lontano. Raggiungere la pace, sì, ma perché raggiungerla? E la vita è davvero una tale lotta? La vivo come una lotta? Sto cercando sollievo? Andrew stesso sembra molto sereno, come se quel sollievo fosse già arrivato per lui. Sembra perfettamente a suo agio. Non sta tenendo una lezione; le sue parole si basano su ciò che sta vivendo.

Andrew guarda l’interlocutore con un sorriso appena accennato, come se volesse dire: «Sì, è proprio così semplice. Mi dispiace non poterla rendere più complicata”. Chi ha posto la domanda guarda Andrew negli occhi, e Andrew ricambia lo sguardo come per dire: “E adesso?”. Non viene scambiata una sola parola.

Nella stanza si potrebbe sentire cadere uno spillo. Guardo chi ha posto la domanda, poi Andrew e di nuovo chi ha posto la domanda. Cosa sta succedendo qui? Una sorta di profondo processo alchemico, una trasmissione o qualcosa del genere? Passano alcuni istanti. Poi chi ha posto la domanda scoppia a ridere.

“Ecco”, esclama Andrew, “hai capito. Hai capito. Non puoi raggiungere l’illuminazione con la mente. Qual è la tua esperienza in questo momento?”
L’interlocutore, ancora ridendo, alza allegramente le spalle. Anche gli altri nella stanza iniziano a ridere.
Andrew chiede: “C’è qualche difficoltà in questo momento?” L’interlocutore scuote la testa. “Senti il bisogno di diventare qualcuno o qualcosa?” Di nuovo no.
“Ecco”, dice Andrew. “Non dimenticarlo”.

Poi continua rivolgendosi al resto della stanza: “Avete visto? Quest’uomo stava cercando di ottenere una definizione di illuminazione, qualcosa da portare a casa su cui riflettere. Ma l’illuminazione va oltre la definizione, va oltre il pensiero. Si può solo sperimentarla direttamente, se si ha il coraggio di lasciar andare la mente pensante per un momento”.
Tutti annuiscono in segno di assenso e guardano chi ha posto la domanda. Anch’io lo guardo. Sembra rinato. I suoi occhi sono radiosi e sul suo volto è stampato un sorriso permanente. Cos’è appena successo? Andrew ha fermato la sua mente pensante con la sua risposta inaspettata? Gli ha trasmesso l’essenza dell’illuminazione?

Un altro frammento di conversazione mi colpisce: “Dov’è la tua passione per la liberazione? Senza passione per la liberazione non c’è speranza di liberazione. La passione per la liberazione è la tua liberazione, e se ti arrendi a quella passione, se diventi schiavo di quella passione, il tuo destino sarà segnato”.
Andrew parla con una straordinaria sicurezza di sé. Irradia certezza e carisma. Non parla di illuminazione; lui è l’illuminazione, è ciò che esprime tutto il suo aspetto.


[→uma] La scena che Andre descrive altro non è che un archetipo che da millenni si ripete.
A fronte di un dato essere del maestro, di una determinata valenza vibratoria dell’ambiente (costituito dai presenti), di una determinata disposizione del discepolo, l’archetipo accade.
Ha a che fare con l’illuminazione del maestro? Mah, ho seri dubbi, ma qui non voglio discutere per l’ennesima volta della natura dell’illuminazione. Certamente, date le condizioni di base, l’archetipo vibra. [/uma]


La raccolta dei post

2 commenti su “L’incontro col maestro: l’illuminazione che accade [gu2]”

  1. Non sono mai stata catturata dalla necessità di seguire un maestro , ma come dice Nadia si comprende bene cosa è successo nella sala .
    Bisogna vedere poi se quello stato di “grazia ” diventa esperienza dei partecipanti o la vivono solo durante gli incontri , dove vanno per sperimentare la “illuminazione “.

    Rispondi
  2. Quello che accade è il sintonizzarsi reciproco tra Maestro e discepoli : la frequenza emessa viene captata e ne diviene catalizzatore. Senza la giusta risposta vibrazionale data dai partecipanti, il Maestro non avrebbe un contenitore adeguato per riversare i suoi contenuti.

    Rispondi

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