Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
Però il Divino non agisce: non ricompensa, non dona amore, non aiuta, non promette, non punisce e non premia. Cosa fa? Il Divino è. Non fa. È l’idea che vi create sul Divino, strada facendo nel percorso interiore, che vi porta ad immaginarlo molto simile all’uomo, ma esaltando al massimo le attribuzioni umane, quindi il Divino è massimamente misericordioso, il Divino è assolutamente buono, il Divino è sommamente giusto, il Divino ama di un immenso amore. Sono tutte pitture mentali collocate sul mistero divino. (Pag.6)
“Il Divino è. Non fa.”
Questa breve frase sintetizza mondi e azzera millenni di proiezioni allucinate sulla natura del Divino. Il Divino è Essere: il divenire, il fare che dalle sue leggi scaturisce, è una risultante di Essere. Non una realtà altra da Essere, ma un apparire di Essere.
In quanto apparire è reale solo nel mondo dei sensi, non ha alcuna realtà oggettiva: se togli i sensi, non è più perché dai sensi è generato.
Il contemplativo è tale perché è aperto a tutto ciò che è oltre i sensi, perché la sua vita non è dei sensi prigioniera. È come un uccello che per arrivare in cima alla collina non deve percorrere il sentiero, saltare i fossi, passare tra i rovi: conosce il sentiero, i fossi e i rovi, ma non ne è prigioniero.
Il Divino, per il contemplativo, da sempre è Colui-che-È, e da sempre evita di renderlo simile all’umano e di considerarlo un protettore del suo viaggio esistenziale. Certo, quale più grande consolazione del ritenere di essere accompagnati, sostenuti, protetti, ma il non aderire a questa visione un po’ infantile è davvero un condannarsi al cinismo?
Davvero la conseguenza logica è: se il Divino non opera, c’è solo l’umano con il suo limite e il suo vagare? Su questo tema la via della Conoscenza è piuttosto radicale e non sempre ne condivido la visione, ma, limitandomi all’osservazione, posso constatare che l’acqua va da monte a valle, la pioggia dal cielo alla terra, le stagioni regolano i cicli naturali, i pianeti non collidono, gli asini non volano.
Queste osservazioni da rozzo contadino mi suggeriscono che, forse, come è in basso, è anche in alto, quel che vale per l’acqua vale anche per le esistenze umane senza che si immagini un Divino operante: tutto è il Divino, e dunque tutta la realtà È il Divino operante.
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“Il contemplativo è tale perché è aperto a tutto ciò che è oltre i sensi”.
Direi che il contemplativo è questa stessa apertura, il che implica il non etichettare, il non aderire a interpretazioni e dunque il non chiudersi entro il limite che non fa altro che castrare l’umano. Il contemplativo è lo stesso atto, senza soggetti, del puro ascoltare e osservare.