Leggevo stamattina questo servizio di Milena Gabanelli sugli adolescenti, i reati a essi connessi, il problema generale della loro formazione.
A me sembra evidente che la condizione degli adolescenti è lo specchio di una crisi piuttosto drammatica di un insieme formativo che è costituito:
– dai valori che una società trasmette;
– dalla capacità formativa della famiglia;
– dalla funzione della scuola.
Non sono un esperto, non ho pretesa di completezza e tantomeno di verità.
La questione mi interessa per due ragioni:
– per il dolore che produce in tanti artefici, nelle loro famiglie e nel loro ambiente;
– per il significato esistenziale che porta con sé.
Quattro generazioni fa, i nati tra la prima e la seconda guerra mondiale, si sono formati in un contesto sociale assai diverso dall’attuale: la famiglia e la religione erano archetipi certi, le difficoltà del vivere e del provvedere al proprio sostentamento erano ben presenti, una corrente ideologica fondata sulla logica del conflitto attraversava certamente una parte di questi giovani. Essi hanno vissuto il fascismo e il nazismo e sono stati mandati a morire sui campi di battaglia. Hanno partecipato e assistito a una delle pagine più atroci della storia umana. Quelle coscienze hanno prodotto quello e con quello si sono formate.
Oggi, quattro generazioni dopo, ignari degli errori commessi da chi li ha preceduti, genitori, istituzioni e figli si trovano a generare e a essere immersi in un contesto formativo assai differente, eppure comunque funzionale a coloro che lo vivono, frutto della loro necessità esistenziale.
“Frutto della loro necessità esistenziale”: se dimentichiamo questo, ci smarriamo completamente. È il sentire che genera l’ambiente sociale, non viceversa. Il sentire genera il necessario alle proprie comprensioni. È il sentire che richiede una certa esperienza nella sfera delle relazioni, dell’affettività, della sessualità.
Cosa apprende il sentire da una così massiccia frequentazione dei siti porno?
Verosimilmente acquisisce molti dati in virtù anche dei molti eccessi legati a questa fruizione: non è attraverso l’eccesso che l’umano molto spesso si forma? Queste fruizioni produrranno distorsioni insanabili? È possibile, ma ogni fruitore trae una lezione personale e relativa; è impossibile generalizzare.
Questa società produce ciò che può produrre e gli adolescenti non sono le sue vittime, sono parte del complesso artefice. Coloro che hanno uno sguardo più ampio e più unitario, come possono indirizzare le tante unilateralità della formazione attuale, della vita sociale e relazionale?
Fornendo strumenti di conoscenza e di consapevolezza. Questa mi sembra la chiave.
Gli eccessi della sperimentazione personale (a volte prodotti da sé, altre imposti dal sistema formativo) nei piani:
– astrale (relazioni affettive, sessualità, rapporto tra pari);
– mentale (l’assurdo sistema formativo scolastico che riflette l’altrettanto assurdo modello dominante nella società);
– fisica-astrale (la ricerca di esperienze forti e la realizzazione di certi stereotipi della fisicità, della mascolinità, della femminilità) ci dicono che l’unica via di soluzione duratura passa attraverso la conoscenza di sé: ciò su cui si posa la consapevolezza, ciò che è visto e conosciuto può essere oggetto di scelta e dunque di sviluppo della comprensione. È la possibilità di scegliere il motore della comprensione, ma non c’è scelta se non c’è conoscenza e consapevolezza.
Certo, anche il proibire e il reprimere hanno una loro funzione, ma solo se sono misurati e ben orientati e procedono di pari passo con la conoscenza dei moti, degli istinti, dei desideri e dei bisogni esistenziali. Un insieme organico nutrito di conoscenza, consapevolezza, responsabilità, regole e valori costituisce un ambiente unitario entro cui si sviluppano le mille scelte che un individuo – di qualunque età – compie.
Tutto questo è però semplice chiacchiera se non si pone la domanda di fondo: cosa conduce un adolescente a portare in tasca il coltello, o a masturbarsi compulsivamente? Cosa va cercando?
Cosa conferiscono, apportano, quelle scelte al proprio sistema esistenziale? Cosa va cercando di nutrire quell’individuo, quale aspetto costitutivo di sé?
La mia risposta è semplice: va cercando senso e definizione di sé in virtù di quella esperienza di senso.
L’adolescente, naturalmente, non sa come rispondere alla domanda di senso – sul suo vivere e sul chi è che lo attiva – che rappresenta il rumore di fondo della propria esistenza, non ha mai saputo farlo e non lo sa neppure ora, e allora cerca, sbatte, riprova, si incasina. Quando è immerso in un ambiente perduto quanto lui, chi contiene le sue spinte?
Vibrantemente il disordine interiore degli adulti è la prima tossicità per un adolescente, lo smarrimento dell’adulto induce smarrimenti.
Che un adolescente non sappia rispondere alla domanda di senso inconscia che lo muove, è naturale; che non sappia farlo l’adulto è un’altra cosa. A me sembra che lo smarrimento attraversi le generazioni e sia la cifra unificante delle società attuali.
Non vedo una via d’uscita dalle difficoltà attuali se non rispondendo alla domanda: che senso ha il mio vivere, lavorare, tentare, cadere, gioire, soffrire? Non si tratta di dare una risposta, non c’è certamente risposta buona per tutti – forse ci sarebbe, ma è un po’ troppo avanzata per le comprensioni attuali – c’è però un metodo, un approccio alla questione: se sei consapevole di chi sei, di come senti, pensi, di cosa provi, del perché agisci, da questa consapevolezza e conoscenza sorge il senso del vivere e del tuo esserci.
La conoscenza e la consapevolezza, in sé, conferiscono senso perché ogni passo avanti in questa direzione permette di scegliere tra le molte spinte che ci attraversano (su tutti i piani), ed è la possibilità di scelta che crea non tanto un’immagine di sé in senso egoico, quanto una consapevolezza esistenziale di sé.
Chi non conosce sé e non è consapevole non sceglie, è spinto da forze subconsce e inconsce e impara sbattendo. Chi conosce ed è consapevole può governare le forze interiori, le spinte, le inclinazioni caratteriali, i desideri e i bisogni esistenziali: costui/ei vede naturamente sorgere l’esperienza del senso dentro di sé, perché essa sorge innanzitutto dalla conoscenza e consapevolezza di sé.
L’esperienza di senso da altro non sorge che dalla consapevolezza della profondità esistenziale di ogni fatto ed è lì, sotto gli occhi di chi si concede di vederla.
Un adulto che non ha compreso questo, che educatore può mai essere? Un sistema che non ha al centro questo, che lo ignora e lo schernisce, con cosa farà i conti se non con i danni che ad ogni istante genera?
Questa analisi è ineccepibile , purtroppo le istituzioni delegate all’educazioni non vedono il problema e se lo vedono sono lungi dal conoscere la soluzione .