Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
Qui si mostra il vostro fermo convincimento sull’idea che, nel campo del relativo, possa esistere una relazione fra l’azione da voi compiuta e l’“azione” del Divino, ed anche una relazione fra il vostro comportamento e la “risposta” divina.
[…] Il Divino premia, il Divino consola, il Divino allevia, il Divino provoca e punisce, il Divino ammonisce, il Divino abbraccia, il Divino colpisce, il Divino vi controlla, il Divino vi stana. Quindi il Divino “agisce”, ed anche nel concepire la morte c’è il concetto di “azione” del Divino, che agevola la scomparsa e che interviene dopo la scomparsa con le sue leggi, con le sue promesse e con i suoi criteri. (Pag.5-6)
“Possa esistere una relazione fra l’azione da voi compiuta e l’“azione” del Divino“.
Relazione dura a morire perché se muore rimane solo il vuoto di un’esistenza che non ha più narrazione a cui aggrapparsi.
Tutta la comprensione dell’umano relativa al Divino è arricchita delle sue proiezioni e del tentativo di contenere la sua paura per il vuoto. Il contemplativo sa che il Divino è vuoto di tutto quanto l’umano gli attribuisce, soprattutto è vuoto della Sua azione, della Sua capacità di intervenire nel divenire, nella storia.
L’umano rimane allora solo con la sua responsabilità e con la paura per quello che è: non c’è salvatore all’orizzonte.
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Già, è proprio così.
Il Divino non interviene nell’umano tuttavia accettare di rimanere soli con la nostra responsabilità è un lungo lavoro su se stessi