Cerchio Firenze 77: esempio dell’arancia 38

Supponiamo di essere qua riuniti in questa stanza e di avere, al centro di essa, un tavolo con sopra un’arancia.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

L’oggetto che chiamiamo arancia ha un certo colore, una certa forma, contiene certi succhi, insomma lo abbiamo catalogato in base a quelle che sono le reazioni che l’oggetto procura ai nostri sensi. Ma se noi lo guardiamo oggettivamente, non vediamo, sul piano fisico, che un insieme di atomi, di molecole, di elettroni, di protoni, secondo a quale livello lo osserviamo.

Se lo osserviamo a livello più grossolano, vedremo delle sostanze, insieme di molecole; poi a livello più sottile degli atomi, poi delle particelle che costituiscono gli atomi (elettroni, protoni, nuclei, particelle, corpuscoli, è vero? Voi sapete la suddivisione che abbiamo fatto della materia). Quindi, se prendiamo in esame questo oggetto a livello dei corpi atomici, come possiamo chiamarlo «arancia»? Come possiamo distinguere gli atomi che compongono l’arancia dagli
atomi che compongono l’aria che sta attorno all’arancia, o del tavolo su cui è posata?

Evidentemente potremmo dire che esistono un gran numero di atomi, vedremmo questi atomi, in certi punti più vicini gli uni agli altri, in certi punti pi lontani, pi o meno fermi a seconda della temperatura dell’ambiente e via dicendo, ma indubbiamente l’oggetto arancia sparirebbe, alla
mia visione, sul piano fisico. Quand’è che riapparirebbe? Nel momento in cui tornassi a esaminarlo con occhi di un corpo fisico; allora potrei dire che quella è un’arancia.

Ora, se voglio avere un quadro completo, un’antologia completa dell’arancia (noi siamo attorno a un tavolo, non dimentichiamolo) esistono due sistemi: uno molto più limitato, quello di prendere l’arancia in mano e girarla da tutte le parti. Ma sarebbe un «conoscere» da un unico punto di vista. L’altro, invece, è quello di mettere insieme tutte le visioni dell’arancia dei vari osservatori che sono intorno al tavolo. Se io devo fare una raccolta di tutte le conoscenze intorno all’arancia, non posso altro che raccogliere tutti i punti di vista dei singoli osservatori che osservano l’oggetto.
Che cosa significa questo? Obiettivamente, al di fuori degli osservatori, noi abbiamo visto che l’oggetto arancia non esiste più, o per lo meno non esiste più con le caratteristiche che si è abituati a conoscere nel piano umano, definite in ordine alle reazioni che hanno i sensi del corpo fisico. Per cui, la conoscenza, a livello umano di quell’oggetto, è costituita dall’insieme
delle singole conoscenze individuali
.

Ecco il mondo del «sentire» degli individui e dell’individualità. Il mondo del «sentire» dei «centri di sensibilità e di espressione», dei centri di «coscienza e di espressione».
Allo stesso modo, come si conosce un Cosmo? Può conoscersi oggettivamente? No! Come non si conosce oggettivamente l’arancia, perché oggettivamente un Cosmo è una cosa tutt’affatto diversa da quella che voi siete abituati a considerare e a vedere. Un Cosmo dunque è costituito unicamente dall’insieme del mondo dei fotogrammi. Il Cosmo può essere sperimentato unicamente nel «sentire» degli individui, il Cosmo quale voi lo conoscete e quale cade sotto la vostra attenzione.

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