Qui Ciò-che-È significa anche Colui-che-È, anche Assoluto, Uno, Divino.
Il reale, il quotidiano, vissuti come Ciò-che-È, hanno necessità di una disposizione interiore che azzera non solo ogni identificazione, ma anche ogni “divenire”. Non solo deve essere assente ogni soggettività, ma anche ogni articolazione di essa.
Nel vuoto affiora Ciò-che-È: nel vuoto del sé che diviene emerge la Realtà, Ciò-che-È.
Esso è Esistenza e Essenza non declinate, non declinabili.
Ciò-che-È Esiste ed È, e c’è solo Ciò-che-È.
Bisogna comprendere appieno questa affermazione: c’è solo Ciò-che-È.
L’Esistere sperimentato da un centro di coscienza e di espressione è Ciò-che-È.
L’Essere sperimentato è Ciò-che-È; tutto lo sperimentato attraverso i molteplici sensi dei diversi corpi non è che l’Essere/Esistere del Ciò-che-È.
Nulla di nuovo, evidenze.
La vita feriale, ordinaria, quotidiana è questa. Tolta alla mistica la congerie di orpelli, questo rimane. Il nudo vivere nel Vuoto/Essenza del Ciò-che-È.
Ogni parola muore, ogni stato scompare, ogni iperbole risulta ridicola e prodotto di una soggettività folgorata dall’inaspettato: rimane il Vuoto/Essenza.
Totalità che non ha una soglia sulla quale fermarsi, che non è vero che è mistero.
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C’è solo Ciò-che-E’…
” Il nudo vivere nel Vuoto/Essenza del Ciò-che-È.
Ogni parola muore, ogni stato scompare, ogni iperbole risulta ridicola e prodotto di una soggettività folgorata dall’inaspettato: rimane il Vuoto/Essenza.”
Grazie!