Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
Questo significa che voi pensate ad una ricompensa nel dopo morte, cioè ad una forma di continuità, di gratificazione e di sottile protagonismo, immaginandovi messi lì ad adorare il Divino.
Pertanto, avete costituito tutta una serie di teorie e di approcci che tendono a spiegarvi come sia possibile assottigliarvi così tanto nel vostro “io”, e a renderlo talmente evanescente da meritare un premio – cioè una nuova condizione che vedete connessa al grado di evoluzione che avete raggiunto – elargitovi dal Divino proprio perché avete messo in pratica un processo di purificazione, di trasformazione e di superamento degli umani limiti. (Pag.5)
Ricompensa, sottile protagonismo, dedicarsi alla contemplazione del Divino: non c’è contemplativo che non abbia visto queste illusioni transitare nel suo subconscio, al confine tra mare e cielo. Vedere non è aderire.
Da dove sorgono, chi vede, chi aderisce? La risposta scontata è quella di attribuire questi processi all’Io, all’identità, ma non è la via che noi preferiamo perché mette un’etichetta ma non spiega il processo profondo.
Da dove sorgono? Dalla mente risponderebbe la via della Conoscenza, ma questa espressione a noi non dice granché.
Da limiti di comprensione, dunque da una consapevolezza che si confina entro un limite di comprensione?
Limiti di consapevolezza e di comprensione che procedono assieme ma che non sono di certo oggettivi: siamo nel ventre del divenire e della comprensione di sé come essere limitato. Un’auto-comprensione, un’auto-consapevolezza che sono le fondamenta di tutto il divenire, la radice di ogni illusione.
Nulla è oggettivo e tutto si fonda sulla personale percezione: il sentirsi limitati genera il limite, l’aderire al limite alimenta il senso di essere limitati: tutta la vita nel divenire è stretta in questa morsa.
Chi vede? Non necessariamente qualcuno: può essere uno stato della consapevolezza. Troppo facile sogettivizzarla. C’è consapevolezza di stati e dati propri del divenire. Viene visto/sentito il divenire che scorre, che pulsa, che è.
Chi aderisce? Qualcuno, necessariamente. La domanda, per il contemplativo, è: quanto è stabile quel qualcuno? Non ho una risposta, ognuno in sé lo sa.
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” il sentirsi limitati genera il limite, l’aderire al limite alimenta il senso di essere limitati” questo sentirsi di essere limitato e l’indentificarsi com questo limite genera il divenire e lo scorrere, in sentire di provenire da e di andare verso.
Duquue il divenire si fonda un’auto-interpretazione ovvero su una narrazione che implica una non comprensione.