Cerchio Firenze 77: funzione esistenziale del dolore 37

Dopo aver conosciute nuove Verità, ci riproponete la domanda: perché esiste il dolore? Voi sperate che quanto ora sapete possa insegnarvi ad annullare il dolore, lasciando inalterata la vostra esistenza, il vostro modo di pensare e agire.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77,indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
– Libri del Cerchio Firenze 77: indice dei commenti di E.Ruggini su YouTube con indicazione dei temi e riassunto vocale di alcuni minuti del contenuto di ciascun commento.
File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Volete conoscere la ragione per cui Dio ha posto il dolore nell’esistente.
Da tutti certo è stato capito che il dolore è un moto soggettivo ed è una delle innumerevoli percezioni che costituiscono l’intera gamma del «sentire individuale».
Il dolore quindi, come fatto di parte, non può trovare riscontro oggettivo, però voi che siete nel mondo soggettivo, volete sapere perché soffrite. Perché non vi chiedete il motivo di tutti i «sentire individuali», ma di uno solo di essi? Il dolore, a differenza di altre, è una sensazione spiacevole, e allora è naturale che si rifugga lo spiacevole per cercare il piacevole; è nel gioco stesso che fa evolvere.

Il dolore diventa una condanna e l’uomo, che concepisce Dio come la cosa più bella che
possa esistere, vuol sapere come questa percezione sta in Dio, come può giustificarsi in Lui. In altre parole dal relativo vuol giudicare l’Assoluto.
Il vostro dolore, per quanto reale possa sembrarvi – lo ripeto ancora – è un fatto soggettivo e, senza tenere presente ciò, non si può raffrontarlo con l’Assoluto; sarebbe come voler
giudicare l’insieme da una parte.

Ma neppure chiedersi perché esiste il dolore nel soggettivo, è giusto. Infatti non ha senso non trovare giustificazione unicamente del dolore, solo per il fatto che questo è spiacevole. Tutto è sullo stesso piano, e allora di tutto deve essere domandato il perché, non solo del dolore.
La giusta domanda non è quella di chiedersi come si giustifica il dolore nell’Assoluto, ma come tutto il mondo dei «sentire» soggettivi trova giustificazione. Cioè: perché il Tutto è così? Voi invece chiedete: «Perché una parte del Tutto è così?». Vi interessate di quella parte per il fatto che non l’accettate. Questa è la precisazione che dobbiamo fare, conosciute le ultime Verità.

Perché esiste il dolore, non occorre che ve lo ricordi; voi già lo sapete (Vedi «Funzione evolutiva del dolore», pagg. 167 e segg., nel volume «Dai mondi invisibili», Edizioni Mediterranee, 1977). La spiegazione data rimane valida. Il perché di tutto il resto è quello che cerchiamo di farvi capire. Noi stiamo lottando per aiutarvi a superare non solo il dolore, ma la paura e tutto ciò che v’impedisce di essere sereni. Nella comprensione della Realtà è il superamento di ogni angoscia, ogni affanno. Ma per giungere a questo occorre rinnovare il proprio essere, i rapporti con i propri simili.

L’uomo ha uno strumento nelle sue mani che non ha l’animale: l’intelletto. Ebbene la mente è come un’arma che non sa usare. Egli è schiavo delle sue idee, ciò che non capisce è spiegato con erronee supposizioni. La mente, che non sa bene usare, lo domina. Pensate alle angosce e alle paure che prendono corpo nella mente dell’uomo! Lì è il regno del terrore, lì è il regno dei fantasmi, lì è il regno del dolore.

Molte volte neppure l’uomo più evoluto vi sfugge. Quanti Santi hanno subìto torture e sofferenze dai dèmoni immaginati dalla loro mente! Quante creature trapassate soffrono pene di un inferno da loro pensato! Quanti terrori nascono nell’intimo degli uomini per pericoli che mai si manifesteranno o sussisteranno; perché è la mente che costruisce il terrore, la paura, il dolore.
Non esistono dèmoni, oggettivamente, che torturino dei Santi.
Non ha senso credere che il figlio di Dio stigmatizzi delle creature per farle soffrire in sconto di peccati dell’umanità. Eppure le stigmate esistono, i dèmoni tormentano; e quelle sofferenze innalzano le creature. Che significato ha tutto questo? Che cosa vuol dire?

Quando vi diciamo che il dolore nasce dalla mente dell’uomo, vogliamo dire qualcosa che va oltre il semplice significato di queste parole. Perché il dolore nasce nella mente dell’uomo? E quale genere di dolore? Il dolore fisico o anche quello ben più tormentoso? Dire che il dolore si rivela nella mente dell’uomo, significa ammettere che il dolore è un fenomeno soggettivo. E chi può negare tutto questo? Chi può dire che il medesimo evento reca a due o più individui lo stesso dolore? Non v’è bisogno di dimostrare ciò che di per sé è già dimostrato. Ma perché quello è il tuo dolore? Perché tu sei fatto così; perché per te, consapevole del tuo essere, della tua posizione, dei tuoi problemi, dei tuoi principi, delle cose che per te sono irrinunciabili, quello significa amarezza, sofferenza, dolore.

Di fronte al dolore, l’individuo ha delle esperienze che segnano tappe fondamentali della sua esistenza. In primo tempo non sente che il proprio dolore e quello solo lo atterrisce e lo sconvolge. È una visione egoistica della sofferenza. Man mano che l’esperienza prosegue, ecco che l’individuo allarga la sua visione ed è colpito anche dal dolore degli altri che stanno attorno a lui.
Questo può significare paura che quello che accade agli altri possa, quanto prima, accadergli. E così per gradi fino alla visione del dolore altrui altamente sublimata di chi ha intrapreso la via
dell’altruismo: piangere sul dolore degli altri come se fosse il proprio.

Tuttavia questi modi di considerare il dolore si equivalgono, perché in ultima analisi si soffermano sugli effetti senza cercare di capire le cause, cioè capire l’essenza stessa del dolore. Sino a che voi non comprenderete che voi e gli altri soffrite perché siete fatti come siete e sino a che non comprenderete e quindi trascenderete voi stessi, il dolore vi abbaglierà.

Che cosa significa questo discorso? Sono forse parole dette unicamente per tacitarvi? Per darvi una qualunque spiegazione in modo da non farvi più fare queste domande che possono avere una difficile risposta? No certo! Fino a che non si è compreso che il dolore che ci tormenta è in funzione del nostro essere, del valore che noi diamo a tutto quanto costituisce la nostra personalità; fino a che – per i mistici – non si è «morti a se stessi», esisterà il dolore. Il dolore ha unicamente lo scopo di farci capire questo, di farci trascendere quelle cose alle quali
noi diamo tanta importanza e per le quali soffriamo.

Oggettivamente il dolore ha la stessa importanza della gioia, della tristezza, dell’allegria e della pace. Tutto ha la stessa importanza, tutto ha una stessa finalità: quella di farci vivere in modo reale pur nel mondo dell’illusione.

Lascia un commento