Contro il perennismo: critica al misticismo universale [braak21]

Fonte: André van der Braak: Reimagining Zen in a secular age, Koninklijke Brill. Il PDF del libro.

[Capitolo 4.5] La critica all’universalità dell’esperienza zen è collegata alla critica alla nozione perennista di “misticismo universale”. Lo studioso francese di misticismo Michel de Certeau ha dimostrato che lo studio del misticismo in senso moderno, inteso come connesso all’esperienza mistica, risale al XVII secolo, come parte di un cambiamento nell’atteggiamento occidentale nei confronti del sacro. (Michel de Certeau, The Mystic Fable. Vol. 1. Chicago: University of Chicago Press, 1992)

Come osserva Sharf, «l’esperienza mistica è generalmente interpretata come un incontro diretto con il divino o l’assoluto, e come tale alcuni studiosi sostengono che l’esperienza “grezza” in sé non sia influenzata da contingenze linguistiche, culturali o storiche».

Lo studioso americano di misticismo Bernard McGinn, tuttavia, ha richiamato l’attenzione sul modo in cui le esperienze mistiche “senza tempo” sono sempre state condizionate dai cambiamenti e dagli sviluppi delle istituzioni religiose e della società in generale. (McGinn, The Foundations of Mysticism)
Non esiste una “mistica universale”: la riflessione mistica è sempre parte di una specifica tradizione religiosa, formata dai suoi testi fondamentali e dalla loro interpretazione. Ciò significa che, piuttosto che presupporre un’esperienza mistica universale trasversale alle tradizioni, l’esperienza mistica dovrebbe essere studiata nel suo contesto storico e tradizionale.
Secondo McGinn, l’enfasi sull’esperienza mistica nello studio del misticismo, e in particolare nel misticismo comparato, ha finora impedito un’analisi attenta dell’ermeneutica speciale dei testi mistici.

Lo studioso ebreo di religione Gershom Scholem sostiene che non esiste un misticismo universale, ma solo un misticismo radicato in una specifica tradizione religiosa. Non esiste una tradizione mistica al di fuori dei testi sacri e della comunità che li interpreta.(Gershom Scholem, Major Trends in Jewish Mysticism (New York: Schocken Books, 1974)

Il misticismo può essere trovato solo nelle tradizioni religiose da cui ha origine e attraverso di esse, nonché nei testi mistici prodotti all’interno di tali tradizioni. Numerose pubblicazioni scientifiche sul misticismo hanno postulato l’esistenza di un’esperienza mistica che trascende le norme e i convenzioni religiose e che costituisce il nucleo universale del misticismo. Ma quando gli scienziati cercano di determinare le qualità di quel nucleo attraverso tassonomie e categorie, si creano divergenze di opinione.

Nel 1978, un’influente raccolta di saggi di Steven Katz ha sottolineato il carattere contestuale delle esperienze mistiche: ogni esperienza è formata, mediata e costruita dai termini, dalle categorie, dalle convinzioni e dal background linguistico che il soggetto porta con sé. (Katz, Mysticism and Philosophical Analysis)
Secondo Katz, il perennismo è ermeneuticamente ingenuo, perché tratta i testi in modo metodologicamente irresponsabile (traduzioni errate, citazioni fuori contesto), presume troppo facilmente di poter rivelare il significato dietro i testi e presuppone che tutti i mistici abbiano esperienze mistiche identiche.

La discussione tra i costruttivisti (coloro che sono d’accordo con Katz) e i perennialisti è ancora in corso. In risposta al libro di Katz, sono stati pubblicati diversi libri di Robert Forman, il quale ha sostenuto che esiste qualcosa di simile a un “evento di pura coscienza”: uno stato di coscienza vigile ma privo di contenuto e non intenzionale, indipendente dalla cultura e dal linguaggio.(Robert K.C. Forman (ed.), The Problem of Pure Consciousness: Mysticism and Philosophy (Oxford University Press, 1990)

Recentemente, il filosofo americano della religione Kenneth Rose ha sostenuto che un numero crescente di ricerche nelle nuove scienze cognitive, biologiche ed evolutive della religione suggerisce che “la coscienza umana, sia essa dovuta alla genetica o a una psicologia contemplativa condivisa, è caratterizzata tanto dalle caratteristiche generali dell’esperienza contemplativa quanto dalle differenze locali tra tradizioni religiose storicamente e culturalmente molto distinte”. (Kenneth Rose, Yoga, Meditation and Mysticism: Contemplative universals and meditative landmarks (Bloomsbury, 2016).

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