Dōgen, Busshō: commento di J.Forzani a Busshō 14 [busshō14.1]

[Sommario IA] La testimonianza spirituale si manifesta come domanda, non come risposta esauriente, poiché quest’ultima blocca la comprensione autentica. La vera testimonianza è una domanda viva che rinnova il significato del porre la domanda stessa.

La metafora della “moneta” per acqua e sandali rappresenta l’impegno personale nel cammino spirituale. Ricevere la “moneta” significa aver ricevuto gli strumenti necessari, ma la vera testimonianza sta nel far circolare questa “moneta” (aiutando gli altri).
La testimonianza di Obaku, rappresentata dal suo silenzio (“stare in riposo”), dimostra la comprensione profonda del cammino spirituale: il movimento e la quiete sono uniti.
Il “riposo” di Obaku rappresenta la piena realizzazione del sé, una condizione di completezza che placa anche la “fame di verità” di Nansen. [/S]

Ciò che colpisce nella prima parte di questo dialogo e nel commento di Doghen non è tanto il fatto, ormai più volte ribadito che pratica e realizzazione procedono inseparate, perché la pratica consiste nel realizzare la pratica e la realizzazione consiste nel praticare la realizzazione; quanto il fatto che l’espressione di testimonianza si manifesta sotto forma di domanda, piuttosto che sotto forma di risposta.

Noi siamo portati a pensare che una testimonianza valida debba esprimersi in forma di risposta: una risposta esauriente. Ma, nel caso di una domanda che coinvolga il senso globale dell’esistere, proprio il carattere esauriente della risposta è ciò che blocca ogni autentica comprensione, ogni procedere oltre: esaurendo la carica dinamica della domanda, quella risposta spegne ogni movimento e la testimonianza non comunica più nulla. La testimonianza in forma di domanda, invece, trasmette incessantemente quello stimolo da cui la domanda è nata: il vero passaggio del testimone non è la trasmissione di una risposta standard, che risolva il problema con una formula, ma quella di una domanda viva, che rinnova il significato del porre la domanda stessa.

Questo vuol dire senza appoggio: perché non c’è nessun punto che resti fuori dalla domanda, se è la vera domanda, cui appoggiarsi, su cui far perno: il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. La vera domanda ingloba tutto, tutto coinvolge: è in se stessa l’ottenimento della via. Per questo non è appannaggio esclusivo di nessuno, non è qualcosa che si vede con l’occhio, come un oggetto per la mia vista, o qualcosa che qualcuno vede e qualcun altro no. Però quella testimonianza non può passare che attraverso di me: non ho che il mio carattere per esprimerla e trasmetterla. Non oso non è uno sciocco modo di schermirsi, ma è l’espressione del carattere personale di Obaku che testimonia la via e nello stesso tempo tutto ciò che onestamente si può dire senza mentire quando si deve dire l’incommensurabile.

Nella Cina antica, l’acqua non era potabile e veniva fatta bollire prima di berla: c’era chi di mestiere vendeva acqua potabile bollita. L’acqua e i sandali di paglia erano il necessario per intraprendere un viaggio, ed entrambi avevano un costo, seppur minimo. La moneta qui rappresenta l’acquisizione dell’indispensabile per intraprendere il cammino. Non dimentichiamo che Nansen parla a Obaku da anziano, da maestro a discepolo, cioè come colui che dà la moneta e può quindi chiederne conto a tempo debito.

Dice Nansen: Tu ora sei un anziano, che vede con l’occhio di un anziano della via, e sai che il vero vedere è un non vedere. Però non ti scordare che se ora tu sei qui è perché hai ricevuto la moneta per l’acqua e quella per i sandali: hai educato te stesso a farla circolare, questa moneta, sicché altri la riceva? La tua realizzazione diventa testimonianza? Per ora non ti chiedo nulla della moneta per l’acqua: l’acqua è la vita biologica stessa, è data a tutti indiscriminatamente. In realtà la vita biologica e la vita vissuta come cammino non sono due cose distinte e separabili, ma per ora tralasciamo questo aspetto: piuttosto, che mi dici della moneta che hai ricevuto per comprare i sandali necessari per il tuo cammino? Quante paia ne hai consumate finora? Hai camminato abbastanza perché quella moneta desse come frutto altra moneta da dare ad altri per il loro cammino. È come la parabola dei talenti. Risponderà: «Se non fa ritornare la moneta, vuol dire che non ha indossato i sandali». Oppure dirà: «Due, tre paia». Questa è  la testimonianza, questo il senso ultimo.

 Obaku a questo punto stette fermo. Questo è stare in riposo. Non è stare in riposo per non essere stato capito, né per non aver capito. Non c’è altro che il monaco con il suo abito dal colore originario. Bisogna sapere che la via contenuta nel riposo è come la spada contenuta nella risata. Ciò è nutrirsi a sazietà della chiara visione della natura autentica. Lo star fermo di Obaku indica che Obaku sa che il movimento, il cammino, è vera quiete. Non c’è da ammantarsi di nulla, se non del proprio essere sempre al centro della propria vita: nulla da aggiungere, nulla da togliere. Obaku doveva essere un carattere gentile. Nel suo riposo riposa anche Nansen, tigre affamata di verità, saziata d’improvviso. Non ha dove affondare i denti, e proprio questo placa la sua fame, perché non è una fame di bocconi che chiamano nuova fame. 

Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.

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